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sabato 15 luglio 2017

Sentenza contro il caporalato: cronaca di una rivoluzione contro la schiavitù partita nel 2011

La Corte d'Assise di Lecce durante la lettura della Sentenza del processo SABR
Condannati per riduzione in schiavitù e tratta di esseri umani! 
Chi l'avrebbe mai detto quando tutta questa storia è cominciata....

FLASHBACK
Alloggiati in capannoni fatiscenti e roventi, o addirittura su cartoni sotto gli ulivi, senza servizi igienici, senza acqua potabile, senza cibo. 
Senza dignità. 
Schiacciati da caporali che pagano 12 euro al giorno in cambio di 12 ore di schiena spezzata sotto il sole. 
I padroni ordiscono le trame e organizzano i caporali ma ufficialmente negano tutto. 
La gente del paese si gira dall'altra parte per non vedere. 

Poi un giorno, in un remoto angolo del paese, Nardò, provincia di Lecce, Salento profondo, succede quello che non ti aspetti; scoppia la rivolta dei diseredati. 
Yvan Sagnet durante la rivolta del 201
La guida Yvan Sagnet,

(
http://www.youtube.com/watch?v=jQxMuFE1hTI ) un laureando camerunese in Ingegneria, che dal Politecnico di Torino (oggi ingegnere) che si era ritrovato a raccogliere pomodori a Nardò col miraggio di metter da parte i soldi per pagarsi l'ultimo anno di studi. 

E' il 2011, la primavera araba incendia ancora la sponda sud del Mediterraneo, e infatti i fratelli di rivolta di Yvan sono per la più parte tunisini: Hichem, Habib, Khalid, Moahemed. 
Hichem Ben Salem: "rivoluzionario" tunisino
in trasferta in Italia nel 2011.






Hichem dice “In Tunisia abbiamo buttato giù Ben Ali per non farci trattare da schiavi, e adesso dovremmo farci trattare da schiavi in Italia?” La rivolta è il prodotto di un insieme di fattori irripetibili, la leadership dell'”ingegnere” Yvan che spiega ai suoi sventurati compagni l'economia del caporalato, il vento di rivolta che dalle sponde della Tunisia lambisce le campagne del Salento e, soprattutto un luogo simbolo, un posto in cui tornare tutti insieme dopo il lavoro, con o senza i caporali, dove lavarsi e dormire, giocare a carte o pregare in moschea o cappella. Un luogo dove organizzarsi insieme al sindacato. Quel luogo si chiama Boncuri. 
(http://www.youtube.com/watch?v=U4f-vcKK3Z4 ) 
Una vecchia masseria abbandonata ristrutturata con fondi del PON sicurezza grazie alla tenacia dell'allora assessore comunale all'immigrazione Vincenzo Renna. 
La rivolta contro il caporalato del 2011, passa alla storia come la rivolta dei ragazzi di Boncuri. 
La CGIL e il CETRI-TIRES organizzano un concerto di solidarietà con artisti Pugliesi e Eugenio Bennato, (NO CAP!) che sul palco si alternano con i ragazzi di Boncuri, la CGIL, gli attivisti che gestiscono il campo. 
Il manifesto del primo
concerto  NO CAP
Si cominciano a organizzare liste di prenotazione. Alcune imprese meno inclini a convivere con lo schiavismo ne approfittano subito per smarcarsi dal cartello dei caporali e cominciano ad assumere dalle liste di prenotazione. La Regione Puglia comincia a spingere per la legalità nei rapporti di lavoro approvando indici di congruità per le imprese agricole: se fatturi 1000 non puoi dichiarare forza lavoro per 100.
La legge per l'introduzione del reato di caporalato viene approvata (anche se annacquata degli interventi lobbistici dei soliti noti legati al padronato agrario). 
Il CD “NO CAP” diviene un oggetto cult di tutti i circoli sindacali sul piano nazionale e contribuisce a tenere ben alta la soglia di attenzione sul fenomeno. 
Eugenio Bennato chiude il
concerto NO CAP 2011

Improvvisamente il faro sulla vergogna del caporalato si è acceso. e si è acceso a livello nazionale e anchen internazionale. Tutti ne parlano, Yvan e i suoi fratelli vengono invitati sul palco della Notte della Taranta a Melpignano e spiegano davanti a 200.000 persone che a pochi km di distanza da quella realtà di festa, spensieratezza e felicità c'è l'inferno dello schiavismo sotto le mentite spoglie del nome benevolo di stampo semi militaresco di "caporalato". Tutto questo contribuisce a destare l'attenzione e a tenerla ben viva sui media e nell'opinione pubblica. 
Contribuisce a tenere accesa la luce.
Yvan e i suoi fratelli sul palco della Taranta a Melpignano



Mentre per lavorare efficacemente, i caporali e gli imprenditori/schiavisti, hanno bisogno di tenere spenta la luce e di muoversi nell'ombra. 
E' inevitabile che dopo tanto rumore e tanta visibilità, la magistratura riesca a intervenire. A maggio la grande notizia: La DDA di LECCE ha lanciato l'inchiesta SABR e nel frattempo partono retate fra Nardò, Rosarno e Ragusa. (http://www.20centesimi.it/blog/2012/05/23/caporalato-ondata-di-arresti-tra-rosarno-e-nardo/ ) 
Arrestati caporali puzzolenti e imprenditori eccellenti, fra cui Pantaleo Latino di Nardò, il re dell'anguria. 
Riduzione in schiavitù e traffico di esseri umani le accuse pesantissime, che verranno confermate dalla decisione della Coerte di Assise di Lecce del 13 agosto. 
Infine il 6 luglio, il ministro Riccardi riesce a infilare nel decreto per la “spending review” lanorma che concede il permesso di soggiorno(http://www.adnkronos.com/IGN/Lavoro/Welfare/Cdm-permesso-soggiorno-per-immigrati-che-denunciano-sfruttamento_313478651336.html )vai migranti che denunciano
i propri sfruttatori, in applicazione di una direttiva europea.  
La Masseria Boncuri, quando era aperta nel 2011

Naturalmente la reazione è durissima, violenta. Le organizzazioni imprenditoriali agricole del leccese consapevoli che la Masseria Boncuri ha fatto da teatro logistico e organizzativo per la rivolta e l'auto organizzazione dei lavoratori, fanno fiamme e fuoco perchè nel 2012 Boncuri non si riapra. 

Si inventano che la crisi morde forte e che quest'anno non ci sarà nessuna raccolta. Che non ci sono lavoratori da ospitare.

La loro strategia è subdola: fingono di soccombere alla crisi e dichiarano che nel 2012 non raccoglieranno le angurie a causa della crisi che ha azzerato la domanda. 
Nessun bisogno dunque di riaprire Boncuri (che nel frattempo sta cadendo a pezzi ed è preda di vandalismo senza alcuna prevenzione). 
La prefettura di Lecce abbocca: “quest'anno non ci saranno immigrati. Le angurie marciranno sulle piante a causa della crisi, dunque inutile aprire Boncuri” 
La destra neretina arriva addirittura a proporre di usare i fondi per l'accoglienza dei migranti che “non ci saranno” per l'assistenza sociale di Nardò. 
Tardo leghismo meridionale becero. 
L'assessore regionale all'immigrazione Nicola Fratoianni suona l'allarme ma niente da fare, Boncuri non riapre. Nel frattempo i migranti arrivano (nessuno li aveva avvertiti che c'era la crisi...), e scompaiono inghiottiti dagli uliveti e i casolari diroccati della campagna neretina. 
Alcuni vengono addirittura segregati nei capannoni aziendali, dove incontreranno solo il caporale e i suoi aguzzini. 
Vengono fatti letteralmente scomparire. Mentre la CGIL lancia la campagna per la legalità “GLI INVISIBILI DELLE CAMPAGNE DI RACCOLTA”, i braccianti migranti stagionali diventano invisibili davvero. 
Così come invisibili diventano le angurie. Spariscono nottetempo. Il giorno prima le vedi a perdita d'occhio nella campagna di Nardò. Il giorno dopo, puff! Scomparse. Siccome nessuno le ha raccolte (l'hanno detto le associazioni padronali, lo ha ripetuto la Prefettura!) devono essersi vaporizzate. 
Forse il caldo eccessivo. O forse un fenomeno paranormale sul quale conviene chiamare a raccolta parapsicologi ed esorcisti: la vaporizzazione delle angurie, opera del demonio? 
Naturalmente qualcuno non ci sta. La CGIL, Emergency, Libera, la Caritas, il CETRI-TIRES, nonostante la chiusura di Boncuri, portano acqua e generi di primo soccorso a centinai di migranti dispersi nelle campagne e a rischio insolazione, che la Prefettura nega esistano così Boncuri può restare chiusa. 
E portano anche la coscienza dei diritti.  Ma è dura. Durissima. Ai caporali tutto questo non piace. “Abbiamo detto che i braccianti non ci sono e voi testoni continuate a vedere fantasmi nelle campagne solo per farci fare brutta figura!” 
La CGIL denuncia apertamente il clima di intimidazione e ricorda in un comunicato che non solo stranieri, ma anche italiani e in particolare  "40mila donne sono costrette a lavorare come braccianti in condizioni disumane per un salario da fame. L’Italia non può tollerare che in certi angoli del Paese sopravvivano sistemi lavorativi feudali, dove le donne assomigliano a merce piuttosto che ad esseri umani, reclutate nel cuore della notte da caporali senza scrupoli sui bordi delle strade e portate nei campi. Siamo di fronte a un sistema di gravissima criminalità organizzata su cui non possiamo tacere un giorno di più. Sono 40mila donne italiane, madri di famiglia e mogli, a chiederci di intervenire urgentemente per mettere fine a questa piaga invisibile e drammatica”. 
Il concerto NO CAP 2012
Il CETRI organizza insieme alla FLAI CGIL il convegno GLI INVISIBILI DELLE CAMPAGNE DI RACCOLTA, per tenere alta l'attenzione dei media e della pubblica opinione su un problema che c'è checchè ne dicano le associazioni agricole locali e la Prefettura. La notizia arriva a Bruxelles e la Commissione decide di inviare la dottoressa Giulia Amaducci, Direttrice del Dipartimento Europeo Immigrazione e Integrazione.
L'atmosfera diventa pesante. Cominciano le intimidazioni contro chi si era ribellato l'anno prima e adesso ritorna a portare speranza e consapevolezza dei propri diritti con il sindacato , come Yvan con il camper dei diritti.
Ma dispersi dal luogo simbolo Boncuri, i braccianti sono alla mercè dei caporali e degli imprenditori aguzzini. 
Non hanno la forza di ribellarsi allo sfruttamento. Accettano il peggior salario e le peggiori condizioni di lavoro. Quando non hai acqua per lavarti, un posto dove dormire dignitosamente, una decente vita sociale, non è che hai la forza per organizzare la rivendicazione e l'azione sindacale. Yvan ritorna a Boncuri per la campagna degli “invisibili” con il camper dei diritti, assistenza medica, legale, psicologica, ma deve battere in ritirata dalle campagne dove caporali e strani personaggi armati di coltelli arabi con manico in osso e revolver si aggirano minacciosi. 
Le “notitiae criminis” arrivano a chi di dovere ma nessuno apre l'inchiesta. La Prefettura ha detto che quest'anno gli immigrati non ci sono dunque non ci sono nemmeno le minacce di morte e i porti d'armi abusivi... 
Anna Maria Vassallo sui giornali pugliesi 
in occasione del laboratorio Slow Food
Il CETRI organizza anche NO CAP 2012, il secondo concerto in solidarietà dei braccianti, in mezzo a mille difficoltà la seconda edizione del concerto NO CAP 2012 e questa volta oltre alla denuncia, grazie all'azione dello Slow Food Neretum, la lotta al caporalato e allo schiavismo è stata rigirata in positivo come opportunità per quelle aziende che vogliono creare valore aggiunto attraverso la trasformazione del prodotto agricolo, anziché sottrarre valore attraverso la schiavizzazione dei propri lavoratori. 

Per questo durante il concerto viene  distribuito il “gelo di mellone”(http://cetri-tires.org/press/2012/cetri-e-slow-food-neretum-insieme-per-salvare-la-filiera-dellanguria-pugliese-e-ridare-dignita-e-diritti-ai-braccianti-immigrati-dei-campi-pugliesi/?lang=it)  una gelatina di anguria preparata secondo una ricetta siciliana di origine araba portata in puglia dalla sapienza accorta della signora Anna Maria Vassallo, una gastronoma siciliana particolarmente ferrata nella preparazione di questa squisitezza. 

Non è forse questo uno di quei GRANAI DELLA MEMORIA per la cui protezione si batte da una vita Carlin Petrini il fondatore dello Slow Food? 
'Gelo di Mellone' 

Non c'è nessuna ragione per la quale l'anguria debba essere venduta sulla pianta a prezzi bassissimi, quasi come biomassa, raccolta e sbattuta su camion con tempi schiavistici e metodi arcaici, quando lo stesso frutto, se adeguatamente trasformato, può diventare gelatina di anguria con un aumento di valore fino a 50 volte rispetto al prezzo per chilo del frutto”, spiega Gaia Muci della Condotta Slow Food di Nardò, co-organizzatore del “laboratorio del gusto "Gelo di anguria" (www.facebook.com/slowfood.neretum
e anche http://www.facebook.com/events/380616585337965/ ) per condividere l'insegnamento della signora Vassallo. 
In Sicilia, la gelatina di anguria ( o gelo di mellone, come lo chiamano là) scorre a quintali in tutte le pasticcerie dell'isola. In Puglia non si è mai visto. Tramandare antichi saperi gastronomici dalla Sicilia (dove peraltro l'anguria arriva dalla Tunisia) alla Puglia può voler dire mettere in moto una filiera dell'anguria locale ad altissimo valore aggiunto, senza neanche dover investire in infrastrutture industriali, ma semplicemente agendo sul piano della cultura gastronomica del luogo, tramandando antichi saperi in nuovi territori. Se tutte le pasticcerie di Puglia cominciano a comprare angurie per fare “gelo” si può creare un ricco mercato locale, e diminuire la dipendenza dall'ingrosso mafioso, rendendo inutile l'intervento dei caporali“ spiega Anna Maria Vassallo.
Palermo 2017 Nasce l'associazione NO CAP
Dopo il 2012 non ci sono state ulteriori concerti NO CAP a Nardò visto che l'atmosfera si era fatta davvero pesante e le difficoltà organizzative si moltiplicavano, ma NO CAP è diventata una rete associativa contro tutte le forme di caporalato, e contro il modello economico speculativo basato sulla logica del profitto, che il caporalato permette sotto ogni latitudine e in ogni settore dell'economia. ed è oggi presieduta da quell'Yvan Sagnet che guidò la rivolta del 2011, e che in un certo senso ne preserva lo spirito, riportandolo in positivo e passando dalla protesta alla proposta. 
Yvan Sagnet con Sergio Mattarella
La "rivoluzione" partita ad opera di Yvan Sagnet del 2011, approda a tre traguardi straordinari nel 2017. Il primo, è l'approvazione della legge 199/2017 che fa diventare il caporalato una fattispecie penale passibile di sanzioni detentive. La seconda è che in considerazione dell'opera meritoria svolta da Yvan Sagnet a difesa dei diritti fondamentali della persona umana, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, lo ha insignito quest'anno della Massima onorificenza della Repubblica: Il Cavalierato all'Ordine del Merito. 
La terza è che nel frattempo l'inchiesta SABR, partita in quei giorni caldi (in tutti i sensi) del 2011 è andata avanti e, inaspettatamente, ha visto una sentenza di condanna di 11 su 15 imputati a 11 anni per riduzione in schiavitù.
Una sentenza storica  che ci ricorda quanta strada ci sia ancora da fare prima che la politica si assuma le sue responsabilità ed permetta la transizione verso il nuovo modello economico con al centro l'uomo e non il profitto. come ci ricorda il comunicato stampa dell'associazione NO CAP:

- COMUNICATO STAMPA -
SENTENZA PROCESS SABR: ADESSO LA PALLA PASSA ALLA POLITICA!

Oggi giovedì 13 luglio 2017, la Corte d'Assise del Tribunale di Lecce, ha emesso sentenza di condanna in primo grado a carico di undici dei quindici imputati nel processo SABR, tra caporali ed imprenditori agricoli salentini, accogliendo la tesi dell'accusa, che ha giudicato i fatti denunciati dai braccianti stranieri nella rivolta contro i caporali avvenuta nell'agosto 2011 nella masseria Boncuri, a Nardò come rilevanti per la fattispecie di riduzione in schiavitù.

Plaudiamo a questa sentenza come plaudiamo alla approvazione recente della legge 199/2016 contro il “caporalato”.

Plaudiamo ma non esultiamo.

Perché ci rendiamo conto che per rimuovere le cause profonde del “caporalato” c'è bisogno di una rapida transizione verso un nuovo modello economico sostenibile, incentrato sulla persona umana e non sul profitto, che valorizzi il lavoro e le produzioni locali di filiera corta, che produca capitale sociale e rispetti l'ambiente.

E questo modello economico non può essere imposto per sentenza e nemmeno per decreto legge. Questo nuovo modello economico può solo essere introdotto dalla politica e da questo punto di vista c'è ancora moltissima strada da fare.

La sentenza di oggi rappresenta una decisione storica e se verrà confermata in via definitiva, contribuirà alla repressione di alcuni degli aspetti più vergognosi e disumani del caporalato, quelli che attengono alla violazione dei diritti fondamentali della persona umana.
Ma ci rendiamo anche conto che essa non rimuoverà le cause profonde del caporalato, perché il caporalato non è solo in Puglia e non è solo in agricoltura.

Tali cause risiedono in un ordine economico mondiale ispirato alla logica del profitto estremo e della finanza speculativa che impone prezzi da fame ai produttori agricoli, italiani sotto il ricatto di un mercato dominato dalla Grande Distribuzione Organizzata e basato su una economia fossile di filiera lunga, ad altissima intensità di capitali e bassa intensità occupazionale, che viola le leggi della termodinamica, distrugge l'ambiente, saccheggia le risorse naturali, e fa lavorare milioni di bambini in condizioni disumane spaccando pietre in Benin o cucendo palloni in Pakistan.

Per questa ragione da domani parte una nuova fase dell'impegno dell'associazione NO CAP, da me presieduta, per sensibilizzare i decisori politici a qualunque livello e promuovere e mettere in rete tutte le realtà economiche che già stanno già superando tutte le forme di “caporalato” dando vita a quel un nuovo modello di economia sociale di mercato atto a rimuoverne le cause profonde dando valore al lavoro e non al profitto e garantendo i bisogni della persona umana e non gli interessi della grande finanza internazionale.


Yvan Sagnet

Presidente Associazione NO CAP

Per uteriori informazioni sulla sentenza nel processo SABR:

http://www.agenpress.it/notizie/2017/07/13/condanne-al-processo-sabr-ci-auspichiamo-piu-impegno-dalla-politica/


http://www.quotidianodipuglia.it/lecce/boncuti_riduzione_schiavitu-2560372.html

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/caporalto-dodici-condanne-lecce-riduzione-schiavitu-2de11816-8008-4a20-b848-5f0336697841.html

https://www.ilcorrieredelgiorno.it/operazione-sabr-sentenza-di-condanna-per-13-imputati-emessa-dalla-corte-di-assise-di-lecce/

http://www.lecceprima.it/cronaca/migranti-sfruttati-nei-campi-condannati-imprenditori-e-caporali-per-schiavitu.html

http://www.leccesette.it/dettaglio.asp?id_dett=45452

http://www.rassegna.it/articoli/processo-sabr-soddisfazione-per-la-sentenza

http://www.rassegna.it/articoli/processo-sabr-sentenza-storica

https://www.youtube.com/watch?v=oZiWbquDQBU

http://www.corrieresalentino.it/2017/07/sfruttamento-di-migranti-nei-campi-fu-riduzione-in-schiavitu-tredici-condanne-e-tre-assoluzioni/

http://www.trnews.it/2017/07/13/schiavi-delle-angurie-la-batosta-condannati-4-imprenditori-su-7/186506

http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/07/13/caporalato-12-persone-condannate-a-lecce-migranti-ridotti-in-schiavitu-dalle-loro-rivolte-e-nata-la-nuova-legge/3727941/

http://www.restatescomodi.rai.it/dl/portaleRadio/media/ContentItem-3838aea4-4a5b-47e8-9763-e8b6c5c76f3e.html

http://www.lagazzettameridionale.com/2017/07/lecce-caporalato-le-prime-condanne-per.html?m=1

http://www.ansa.it/puglia/notizie/2017/07/13/caporalatoprocesso-a-lecce-12-condanne_a5f8251c-bb44-4ce8-9739-e042f1a14658.html







mercoledì 12 luglio 2017

FASCISMO DI DISTRAZIONE DI MASSA O ENOLOGIA DI FASCISMO?

Enologia di Fascismo? 
Il caldo che picchia senza pietà fa alzare il gomito anche a Montecitorio e allora ci troviamo il disegno di Legge Fiano che punisce ritorna a punire l'apologia di fascismo. Oppure ci sarebbe un'altra spiegazione...
Il PD infatti non perde occasione per prendere iniziative che (spacciate come battaglie “di civiltà” vedi Ius Soli, Unioni Civili, vaccini obbligatori etc) permettano di distrarre l'attenzione di una opinione pubblica (già molto distratta per la verità), dai fiaschi e dalle politiche disastrose del governo del PD. In questo caso si tratterebbe di vero e proprio... Fascismo di distrazione di massa.
Per questo mi ero ripromesso di non intervenire nella stucchevole polemica sull'apologia di fascismo per non cadere io stesso nella trappola paventata.
Sono però costretto anche se in modo estremamente riluttante, a contravvenire a questo proposito, perché la disputa relativa a questa questione ha ormai travalicato i limiti del buon senso ed è entrata a pieno titolo nel surreale.
Quale altra definizione merita infatti chi compia atti politici perfettamente inquadrabili nella categoria del fascismo avendo però la faccia di tolla di ergersi ad antifascista di facciata facendola franca e anzi guadagnando il plauso di ceti sociali antifascisti, e purtroppo, anche boccaloni, grazie soprattutto ad una opposizione che a questi espedienti abbocca sempre?
Ma procediamo con ordine.
Con tempismo perfetto e sospetto, a Montecitorio arriva qualche giorno fa la proposta di legge 3243, presentata da Emanuele Fiano del Partito Democratico, che chiede l’introduzione dell’articolo 293-bis del codice penale, puntando a punire «chiunque propaganda le immagini o i contenuti propri del partito fascista o del partito nazionalsocialista tedesco».
Una norma che potrebbe essere vista come una sovrapposizione della legge Scelba del 1952 e della Mancino del 1993 che già contemplano come reato manifestazioni di sostegno al caduto regime fascista anche tramite gesti individuali da punire come il saluto romano, e la diffusione di gadget («produzione, distribuzione, diffusione o vendita di beni raffiguranti persone, immagini o simboli» del fascismo e del nazismo). 
Quello che c'è davvero di nuovo nella proposta di legge è la previsione della "reclusione da sei mesi a due anni", con la pena aumentata di un terzo se il fatto  è commesso attraverso strumenti telematici o informatici" ad esempio Facebook. In altre parole se metti l'effige del duce su una bottiglia di vino prendi un terso della pena in meno che se la metti su Facebook. Questa modifica pare sia stata ispirata da una ricerca condotta da Patria Indipendente, testata editoriale di ANPI, a proposito dell’apologia del fascismo su Facebook.
Ci sarebbe (pare) un trend che vede la creazione di un numero compreso tra le 30 e le 40 nuove pagine Facebook al mese connesse al fascismo, e ai suoi ideali e simboli" come afferma uno dei promotori della ricerca. Dicono i sostenitori di questa modifica legislativa che essa si rende indispensabile perchè Facebook, nonostante ripetute segnalazioni non ha ritenuto di dover rimuovere le pagine incriminate.
Secondo Emanuele Fiano dunque è necessario aggiungere dei paletti per punire in modo puntuale comportamenti individuali devianti, così come
accaduto a Chioggia nei giorni scorsi in cui uno stabilimento balneare inneggiante al fascismo è stato fatto chiudere. A questo punto è insorto il Movimento 5 Stelle in seno alla commissione Affari Costituzionali parlando di «liberticidio», invocando l'attentato libertà di espressione in rete.
Ora, a parte che il fascismo non è espressione di un’opinione, ma è reato, e lo è fin dal 1952, (a meno che io mi sia distratto perdendomi l'abrogazione della legge Scelba e della legge Mancino), anche su facebook, che nel 1952 ancora non esisteva, mi sembra che non esista nessuna necessità di introdurre nell'ordinamento giuridico un ulteriore divieto, ma piuttosto di far rispettare quelli che già esistono e che rimangono lettera morta da decenni. 

A meno che non si tratti dell'ennesima cortina fumogena alzata dal PD per depistare (appunto) l'opinione pubblica dalle porcate che sta facendo il governo del PD, quali ad esempio la reintroduzione dei voucher frettolosamente aboliti per evitare il referendum della CGIL (cosa che dovrebbe farci indignare tutti) oppure l'abolizione del divieto di trivellazioni entro le 12 miglia operato proditoriamente dal MISE, che mi preoccupa molto di più che non quattro impuniti che fanno il saluto romano.
Infatti a questi poveri trogloditi basta ricordare che Mussolini morì da traditore e vigliacco mentre se ne stava scappando come un coniglio camuffato da caporale tedesco con la sua amante in dimmi spregio dei suoi eterni valori Dio-Patria-Famiglia per metterli in crisi. 
Invece le trivellazioni entro le 12 miglia (contro cui avrebbe dovuto esserci un altro referendum cancellato grazie alla loro abrogazione temporanea della norma sottoposta a referendum), rimarranno con noi per sempre, deturpando il paesaggio e stravolgendo l'ambiente marino che è la nostra principale ricchezza turistica.
E qui mi sento di affermare che questo è il vero fascismo: abusare dei propri poteri per aggirare referendum per i quali decine di migliaia di cittadini hanno raccolto centinaia di migliaia di firme è fascismo.
Vendicarsi su Piero Lacorazza destituendolo dalla carica di Presidente del Consiglio
Piero Lacorazza, destituito per vendetta per le sue
attività anti trivelle nel referendum del 17 aprile 2016
Regionale della Basilicata solo perché ha guidato il fronte delle regioni NO TRIV è fascismo. 


Far approvare di notte, come i ladri, emendamenti pro Tempa Rossa per favorire i petrolieri della Total a discapito dell'ambiente e della salute dei cittadini della Basilicata e di Taranto, è fascismo. 

Approvare a tappe forzate un decreto per togliere la potestà genitoriale a chi si rifiuta di sottoporre i figli a un cinico esperimento di vaccinazione di massa non suffragato da alcuna prova scientifica e non garantito dalla scienza medica tanto che la responsabilità viene scaricata sui genitori obbligandoli alla firma di un "consenso informato, è fascismo!

Massimo D'Alema, destituito dalla FEPS per ritorsione
Far destituire dalla Presidenza delle Fondazioni Progressiste FEPS Massimo D'Alema (certamente non uno stinco di santo, ma uno statista di proporzioni cosmiche rispetto a Renzi), è fascismo.

Imporre per decreto lo smantellamento dei diritti dei lavoratori con il Jobs Act sotto minaccia della "fiducia" è fascismo.
Introdurre sistemi di selezione del personale docente basati sul semplice giudizio e gradimento del capo dell'Istituto è fascismo.
Far discutere il paese per giorni di fascismo/antifascismo, giusto per distrarlo dalle porcherie del governo su banche, trivelle e voucher, è fascismo.
Intervenire  (come è successo il 10 luglio) su Rai News 24 per far togliere dal servizio da Bruxelles il riferimento al commento della Commissione Europea sulle affermazioni di Renzi contro il Fiscal Compact definenite ininfluenti e in quanto gli interlocutori sono Gentiloni e Padoan mentre Renzi è solo un capo di partito come tanti, è FASCISMO!!!

Consiglierei dunque al sempre solerte e imperturbabile Emanuele Fiano, di smetterla di battere sempre il chiodo dell'apologia del fascismo che è reato da sempre sotto qualunque forma e in qualunque ambito (anche su Facebook) e di presentare un disegno di legge per cominciare a reprimere i comportamenti fascisti come quelli del suo segretario. 
Poi se uno mette su facebook la foto di una bottiglia di vino con l'effigie di Mussolini Fiano potrà sempre introdurre il reato di ... enologia di fascismo.

lunedì 10 luglio 2017

Dal Fiscal Compact al "Social Compact": in 5 punti! Ecco il programma anti Fiscal Compact che Renzi non avrà mai il coraggio di proporre!

Renzi ieri, come tutti ricorderete, se n'è uscito con delle proposte di modifica delle condizioni del Fiscal Compact e di ammorbidimento dei parametri per l'Italia che hanno destato ilarità più che scalpore. In questo articolo mi sforzerò di spiegare come uscire dalla fuffa e andare nel concreto contro il Fiscal Compact. Cosa che Renzi non farà mai.
Renzi è recidivo. Già lo scorso anno tentò di impossessarsi dello spirito di Ventotene, strumentalizzando il messaggio di Altiero Spinelli a suo uso e consumo, con lo slogan "L'Europa deve ricominciare da Ventotene" Programma molto impegnativo, soprattutto per uno come Renzi, che rappresenta valori diametralmente opposti a quelli espressi da Spinelli, Rossi e Colorni con il celebre "Manifesto di Ventotene". 
Quella di Spinelli era una rivoluzione vera, impegnativa,  che metteva al centro il cittadino e la comunità e ammoniva di tenere a bada le banche e gli speculatori, parlava di protezione dei beni comuni pubblici e la nazionalizzazione di banche e aziende energetiche.

Oggi è necessario mettere subito in essere politiche per recuperare lo spirito reale del Manifesto di Ventotene.
Oggi è necessario mettere subito in essere politiche per recuperare lo spirito reale del Manifesto di Ventotene. Quali sono queste politiche?  Per capire lo spirito vero del Manifesto di Ventotene  bisogna leggerlo olisticamente nella sua integrità.  Vediamo così  che il Manifesto di Ventotene propone una Europa in cui “Non si possono più lasciare ai privati le imprese che, svolgendo un’attività necessariamente monopolistica, sono in condizioni di sfruttare la massa dei consumatori; ad esempio le industrie elettriche, le imprese che si vogliono mantenere in vita per ragioni di interesse collettivo ma che, per reggersi, hanno bisogno di dazi protettivi, sussidi, ordinazioni di favore ecc.”
Parallelamente, per uno sviluppo economico sostenibile e stabile il Manifesto  osserva che "Le caratteristiche che hanno avuto in passato il diritto di proprietà e il diritto di successione, hanno permesso di accumulare nelle mani di pochi privilegiati ricchezze che converrà distribuire durante una crisi rivoluzionaria in senso egualitario, per eliminare i ceti parassitari e per dare ai lavoratori gli strumenti di produzione di cui abbisognano, onde migliorare le condizioni economiche e far loro raggiungere una maggiore indipendenza di vita". 
Sul piano della rimozione delle diseguaglianze, oltre a proporre un differenziale salariale il più livellato possibile si prescrive anche che "I giovani vanno assistiti con le provvidenze necessarie per ridurre al minimo le distanze fra le posizioni di partenza nella lotta per la vita. In particolare la scuola pubblica dovrà dare le possibilità effettive di proseguire gli studi fino ai gradi superiori ai più idonei, invece che ai più ricchi;"

E sempre per quello che riguarda i giovani, si raccomanda qualcosa di molto simile a provvidenze che oggi andrebbero sotto il nome di "reddito di cittadinanza": "La solidarietà umana verso coloro che riescono soccombenti nella lotta economica, non dovrà, per ciò, manifestarsi con le forme caritative sempre avvilenti e produttrici degli stessi mali alle cui conseguenze cercano di riparare, ma con una serie di provvidenze che garantiscano incondizionatamente a tutti, possano o non possano lavorare, un tenore di vita decente, senza ridurre lo stimolo al lavoro e al risparmio. Così nessuno sarà più costretto dalla miseria ad accettare contratti di lavoro iugulatori."
C'è perfino l'intuizione rifkiniana dell'economia a costo marginale zero introdotta dal progresso tecnologico che permetterà di provvedere ai bisogni di tutti gli esseri umani secondo le regole dell'abbondanza anziché quelle della scarsità (in questo le energie rinnovabili sono epitomiche: il petrolio è scarso, il sole è abbondante!) "La potenzialità quasi senza limiti della produzione in massa dei generi di prima necessità, con la tecnica moderna, permette ormai di assicurare a tutti, con un costo sociale relativamente piccolo, il vitto, l’alloggio e il vestiario, col minimo di conforto necessario per conservare il senso della dignità umana." 

Infine si prevede che la rivoluzione Europea metta al loro posto per sempre i ceti economici finanziari speculativi che producono solo accumulazione per se stessi e inequità sociale, con una lucidità quasi premonitoria rispetto a quello che sarebbe poi successo.   "
Si è così assicurata l’esistenza del ceto assolutamente parassitario dei proprietari terrieri assenteisti e dei redditieri che contribuiscono alla produzione sociale solo nel tagliare le cedole dei loro titoli; dei ceti monopolistici e delle società a catena che sfruttano i consumatori, e fanno volatilizzare i denari dei piccoli risparmiatori; dei plutocrati che, nascosti dietro le quinte, tirano i fili degli uomini politici per dirigere tutta la macchina dello stato a proprio esclusivo vantaggio, sotto l’apparenza del perseguimento dei superiori interessi nazionali. Sono conservate le colossali fortune di pochi e la miseria delle grandi masse, escluse da ogni possibilità di godere i frutti della moderna cultura." 
Il carcere di Santo Stefano a Ventotene
                       
Non credo che ci siano diverse interpretazioni di queste parole chiarissime del Manifesto di Ventotene. Si può essere d'accordo o non esserlo. Ma non si può cancellarle completamente attribuendo a Spinelli & co. intenzioni e proposte che rappresentano il totale capovolgimento della loro narrazione, solo per compiacere i signori della finanza speculativa e i loro complici politici riuniti ipocritamente a celebrare se stessi e non certo Spinelli.  
Se davvero vogliamo che l'Europa ricominci da Ventotene, allora le cose da farsi sono chiare e la strada da percorrere limpida e stellata: senza la pretesa di avere la soluzione definitiva ma al solo scopo di rimettere in carreggiata la discussione sul Manifesto di Ventotene,  mi permetto di elencare 5 piccoli provvedimenti iniziali ispirati ai principi del Manifesto di Ventotene e realizzabili immediatamente e a costo zero per invertire la china mortale su cui questa leadership serva della finanza e  priva di visione ha messo la nostra povera  Europa, cinque punti per passare dal Fiscal Compact a quello che potremmo definire un vero e proprio Social Compact.

PROPOSTA NUMERO 1) 
Conferimento alla BCE dei poteri di 'prestratrice di ultima istanza' perché sia lei a comprare i titoli dei paesi euro in difficoltà impedendo alle banche d'affari di fare una cresta monumentale sulla pelle e sul sangue dei greci e di tutti gli altri popoli:

PROPOSTA NUMERO 2) 
Abolizione immediata dei parametri di Maastricht e del Fiscal Compact (rapporto debito PIL etc) e loro sostituzione con indicatori socio economici ricavati dagli obiettivi del Manifesto di Ventotene (prosperità e benessere dei cittadini, qualità della vita e dell'ambiente, senso di Comunità grado di alfabetizzazione etc); Attenzione, abbiamo detto ABOLIZIONE, non semplice rinvio o riduzione! Siamo fuori dalla logica degli sconti, del mercato delle vacche e delle trattative da mercanti arabi. Quando una cosa è ingiusta e inefficace come il Fiscal Compact, non va riformato, ridotto o rinviato. Va ABOLITO!!!

PROPOSTA NUMERO 3) 
Abolizione immediata del collegamento fra banche d'affari e banche di risparmio (modello Glass Steagall act americano) per preservare i risparmi dei cittadini dai rischi della speculazione rapinatoria e incoraggiare gli investimenti sul territorio e nelle attività di comunità;

PROPOSTA NUMERO 4) 
Cancellazione del principio del cofinanziamento per l'erogazione di fondi europei sia a livello centrale che periferico per le imprese piccole e medie e le start up innovative;

PROPOSTA NUMERO 5) 

Reale "empowerment" del Parlamento europeo con conferimento di poteri legislativi pieni e del potere di iniziativa legislativa in quanto unico organo elettivo delle istituzioni europee. Passaggio definitivo dal metodo intergovernativo al metodo comunitario. 


Pier Virgilio Dastoli, assistente di Altiero Spinelli e Presidente
del Movimento Federalista Europeo, principale sostenitore
del "metodo comunitario" contro quello "intergovernativo".
Sono solo proposte di buon senso, ma purtroppo non le vedrete entrare nell'agenda di questa Europa, così come sono state ignorate nella dichiarazione di Roma in cui l'establishment ha celebrato se stesso nel 60mo anniversario dei trattati di Roma, in una città blindata per paura del terrorismo (ma anche e soprattutto delle contestazioni) lo scorso marzo, né nelle argomentazioni dei loro contestatori pseudo "sovranisti" che insistono testardamente sulla sovranità monetaria ma dimenticano sovranità molto più importanti come quella energetica, quella alimentare e quella economica. 

Il Manifesto di Ventotene propone una Europa dei popoli e non delle banche. C'è qualcuno che davvero crede che Renzi possa affrancarsi dalla logica delle manifestazioni propagandistiche anti europa e la fuffa delle dichiarazioni "europeiste" di principio buone per tutte le stagioni e per tutte la audience e ricominciare davvero da Ventotene, con queste "Proposte di buon senso" davvero rivoluzionarie proponendo e promuovendo in tutte le istanze possibili l'Idea di un "Social Compact" Europeo per sostituire il Fiscal Compact che dice di aver tanto in spregio?