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venerdì 29 dicembre 2017

E PER NON FARCI MANCARE NIENTE, ADESSO ECCO ANCHE LA MISSIONE MILITARE IN NIGER!

E così dopo aver smentito per mesi che l'Italia si sarebbe mai impegnata in una missione "umanitaria" in Niger, giurando e spergiurando che si trattava di voci assolutamente infondate, eccoci qui, in partenza per il pericolosissimo paese dell'Africa Occidentale. Non c'è che dire, questo governo ha davvero la faccia come il... mulo... L'ipocrisia dell’imperialismo alle vongole degli italiani è pari solo alla sua infamia. Gentiloni e Minniti, esponenti di un governo persino peggiore di quello di Renzi, già responsabili per la politica disumana e reazionaria dei respingimenti in mare e per l’esternalizzazione delle frontiere, dopo aver firmato intese con il fantoccio Sarraj e le milizie sahariane per sigillare la rotta libica - che hanno avuto come conseguenza altre stragi in mare e l’incarceramento di migliaia di migranti nei lager dove torture e abusi atroci sono all'ordine non del giorno ma del minuto- adesso annunciano gàrruli l'invio di 470 militari e 130 veicoli in Niger nell’ambito di una missione militare "no combat" condotta sotto l’egida della UE. Adesso a parte il fatto che una missione militare "No combat" è un ossimoro assoluto (come ad esempio "ghiaccio bollente", o "caos calmo", o "PD onesto"), questa missione non ha nulla di umanitario ma è solo l’ennesima flagrante violazione della Costituzione da parte di un governo scaduto e mai eletto. Gli obiettivi dichiarati di bloccare nello snodo di Agadez il flusso dei migranti provenienti dall Africa occidentale, presuppongono la realizzazione di altri lager e l'addestramento di truppe del corrotto regime di Issofou, ansioso di ricevere soldi e armi per combattere i suoi nemici e restare al potere secondo il modello euro-turco (ricordate la crisi siriana e Erdogan? Euro in cambio di macelleria?). Nulla di “umanitario” dunque nell'operazione “Deserto rosso” (rosso sangue of course! ) anche se non nutro dubbi sul fatto che l'intera operazione ci verrà spacciata in campagna elettorale dal PD (e media compiacenti in coro unisono) come missione umanitaria per raccattare qualche voto xenofobo senza perdere il consenso dell'elettorato "umanitario". Credibilità del governo al capolinea! In realtà la missione bellica farà comodo all’imperialismo francese, che saccheggia le risorse di uranio del Niger (terzo produttore mondiale), rischia di alimentare il terrorismo islamista (Boko Haram è ben presente in Niger) e di esporre la popolazione italiana a possibili ritorsioni, oltre al peso del fardello delle rilevanti spese militari che comporterà ulteriori tagli alla spesa sociale interna e agli investimenti produttivi. Quindi ancora una volta andiamo a fare i burattini per proteggere gli interessi delle multinazionali americane e francesi con i soldi dei nostri contribuenti, condannati ad avere sempre meno servizi, assistenza, istruzione, sanità, e ad andare in pensione sempre più tardi così che noi possiamo impiegare le nostre scarse risorse pubbliche, da quest'anno limitate in modo mortale anche dall'entrata in vigore del Fiscal Compact, per fare i fantocci del governo francese e della missione finto UE. Basta con la politica da guerrafondai de noantri del governo italiano! L'Italia dovrebbe ritirare tutte le truppe inviate all’estero, e poi cominciare una reale politica di accoglienza dignitosa e rispettosa dei diritti dei migranti, e una regolarizzazione e parità dei salari e dei diritti per le lavoratrici e i lavoratori italiani e di quelli immigrati, impegnandosi nell'apertura di corridoi umanitari e rilasciando documenti di viaggio e permessi di soggiorno per i migranti. Con la politica guerrafondaia basata sulla paura, la violenza, i lager, i ghetti, i respingimenti e le deportazioni non si va da nessuna parte! Per approfondire sui rischi di questa ulteriore e inutile avventuristica operazione militare, è bene leggere questa intervista pubblicata dal magazine on line Sputnik all'esperto di difesa e geopolitica internazionale Giampiero Venturi. (l'originale dell'intervista si può leggere al link alla fine).
D. La missione italiana in Niger, smentita per lunghi mesi dal ministero della Difesa, si farà. Bloccare il traffico di esseri umani e addestrare le forze locali, sarebbero questi gli obiettivi dell’operazione europea nel Sahel, regione estremamente strategica per la Francia. Quali sono i rischi della missione italiana?
GP Venturi: Il Niger, fra i Paesi più poveri al mondo, è un terreno d'azione di diversi gruppi terroristici affiliati ad al-Qaeda e ad altre sigle jihadiste. La missione italiana, nella quale prenderanno parte 500 militari, si inserisce quindi in un quadro assai complesso.La missione "no combat" sarebbe volta a formare le forze del Niger, Paese di transito dei flussi migratori verso l'Italia, ma è proprio nella regione che gli interessi nazionali dell'Italia e dei suoi alleati francesi divergono. Si profila sempre più chiaramente quindi il rischio di subalternità dell'Italia nei confronti della Francia, impegnata da tempo nel Sahel. Per fare il punto della situazione Sputnik Italia ha raggiunto Giampiero Venturi, analista per "Gli Occhi della guerra".
Giampiero Venturi
© FOTO: FORNITA DA GIAMPIERO VENTURI
Giampiero Venturi
—D. quali sono gli obiettivi, ma soprattutto i rischi della missione italiana in Niger?
 GP Venturi: Gli obiettivi non sono chiarissimi, c'è un dibattito che sta prendendo piede in queste ore. Si parla di un intervento europeo teso a stroncare il traffico di essere umani, ma sinceramente ci sono dei presupposti per pensare che sia un appoggio alla Francia, la quale ha interessi plurisecolari nel Sahel. Non si riesce a capire quale sia l'obiettivo concreto dell'Italia in tutto questo. I rischi della missione sono connessi al fatto di non avere obiettivi precisi. Parlare di interruzione del traffico di esseri umani senza accompagnare il tutto con un intervento forte sulle coste libiche rischia di essere una missione fine a sé stessa. C'è la probabilità di esporre il contingente italiano ad enormi rischi militari, perché l'operazione sembra molto delicata sul campo.
— D. Secondo te c'è la probabilità anche di subire una sorta di subalternità nei confronti della Francia impegnata da tempo nella regione?
— GP Venturi: Direi che è una realtà più che un rischio. Non c'è una chiara struttura a livello europeo che identifichi ruoli, responsabilità, impegno e soprattutto diritti nella ripartizione finale dei vantaggi che quest'operazione comporterà. Dobbiamo, a mio avviso, uscire dalla logica del buonista secondo cui si interviene a livello internazionale tanto per fare qualcosa. Parlare di interruzione del traffico umano lascia un po' il tempo che trova. La Francia in Niger e in Mali ha interessi iniziati nell'800, non è possibile che sia disposta a condividere l'eredità di questi frutti così facilmente. Il rischio di subalternità è più che un semplice dubbio.
— D. La missione non è di combattimento, si tratta di addestramenti. Questo genere di missioni può portare a dei risultati concreti contro il traffico di essere umani?
— GP Venturi: Noi italiani abbiamo sempre il problema dell'opinione pubblica e quindi appena annunciamo un intervento militare automaticamente parte il dibattito sul "no combat". Prima di affermare la missione abbiamo già dovuto chiarire quest'aspetto. Il Niger è un Paese dove il governo ha un controllo molto scarso del territorio, nel confine di sud Boko Haram è molto presente, verso il Mali e l'Algeria vi è una grossa attività jihadista con un intenso giro di armi. Pensare di aiutare il Niger addestrando solo le truppe nigerine sembra una scusa, per fare questo sono già sufficienti i francesi e altri contingenti, i tedeschi hanno già una base all'aeroporto di Niamey. Mi sembra che parlare di una missione "no combat" sia come minimo una cosa inutile. Una missione senza la possibilità di autodifesa e di intervento contro bande armate non ha senso di esistere in questo momento in Niger.
— D. Dal punto di vista politico quali rischi corre l'Italia?
— GP Venturi: Non riuscire a mettere sotto controllo un'area che è il Sahel, dove l'insorgenza jihadista è fortissima porta a dei rischi anche politici. Non avendo una missione chiara la destabilizzazione del cuore del continente africano potrebbe avere ripercussioni ancora peggiori sul Mediterraneo. Il Niger confina con la Libia e la Libia è affare nostro, le due cose sono collegate. Non chiarire la situazione in Niger e nel Sahel avrà ripercussioni evidenti e si legherà con quanto di male abbiamo fatto negli ultimi dieci anni nel nord dell'Africa.
— D. Si parla della missione in Niger nel contesto del problema dei flussi migratori. Secondo te nel 2018 ci saranno delle svolte in questo senso?
— GP Venturi: Il 2018 è un anno elettorale, fare previsioni è molto difficile. Si diranno tante cose, poi quelle che si farà in realtà lo vedremo nei prossimi mesi. Sicuramente il discorso dei flussi migratori e delle conseguenze sociali non si può affrontare con una sola mano. Bisogna risolvere la situazione sulle coste del Mediterraneo e dell'Africa, non solo da un punto di vista militare, vanno fatti interventi chiari, decisi e risolutivi. Altrimenti non risolveremo mai nulla.
— D. A livello europeo ci saranno sviluppi positivi per l'Italia o non c'è da aspettarsi cooperazione?
— GP Venturi: L'Italia è un Paese di frontiera abbandonato, le belle parole di Bruxelles alla fine rimangono tali. L'immigrazione è un fenomeno secolare, le conseguenze vengono pagate non tanto dalla politica italiana quanto dalla nostra società. Stiamo continuando a nasconderci dietro un dito. Non prevedo cambiamenti rapidi, l'unica soluzione potrebbe giungere dalle pressioni delle varie tornate elettorali nei vari Paesi dell'Ue, l'insofferenza verso la gestione del problema aumenta e questo potrebbe spingere a dei cambiamenti. Pensiamo alle parole di Kurz in Austria per esempio, ci sono tante voci che alimentano il dibattito, per ora di cose concrete però se ne vedono poche.
https://it.sputniknews.com/opinioni/201712285455297-niger-rischi-missione-italiana/


giovedì 28 dicembre 2017

ELOGIO DEL RAZZISMO 2018

Razzista. Lo ammetto. Sono diventato razzista! 

In questo fine 2017 funestato dalla violenza terrorista, (60 persone uccise dalla follia dell'ISIS fra l'attacco alla chiesa Copta in Egitto (*) e quello al mercato di Kabul (* *), ma anche dalla follia ultraliberista che  
1) spaccia lo smantellamento dei diritti, la precarizzazione del lavoro, e l'abbassamento delle condizioni sociali a livelli "asiatici", come "progresso economico",  
2) contrabbanda  l'accanimento terapeutico per una siderurgia ormai economicamente morta e tenuta in vita solo dalla tenda a ossigeno dei miliardi di denaro pubblico, (come l'ILVA di Taranto svenduta agli Indiani e a Marcegaglia per bruscolini insignificanti con in più licenza di uccidere e inquinare garantita per legge dalla immunità penale), per politiche industriali a favore dell'occupazione (***);  
3) politiche energetiche che insistono su carbone, trivellazioni, gasdotti e altre porcherie fossili del secolo scorso, destabilizzanti per il clima e fatali per la sopravvivenza della razza umana sul pianeta, come "modernizzazione produttiva e semplificazione amministrativa per le imprese".

Sono diventato razzista contro quelle autorità di Pubblica Sicurezza che impiegano centinaia di agenti pagati con i soldi pubblici per militarizzare San Foca e Melendugno nell'interesse di una multinazionale mafiosa con la sede fiscale in Svizzera che vuole costruire il gasdotto TAP solo per succhiare i generosi  finanziamenti della Banca Europea degli Investimenti
Contro tutto questo era inevitabile che esplodesse il mio razzismo!  

Sono diventato razzista contro deliranti esponenti politici servi di strategie finanziarie globali che ci vogliono declassati a forza lavoro spendibile, a esercito di riserva di disoccupati disponibili a lavorare  in condizioni umilianti, con salari ridicoli e privi di qualunque diritto.

Sono diventato razzista contro il fondamentalismo delle multinazionali occidentali arricchitesi sul sangue e la sofferenza di decine di milioni di esseri umani durante lo schiavismo, e ancora oggi sempre intente a massacrare l'ambiente, depredare le risorse naturali dei paesi dell'Africa o  a saccheggiare le ricchezze dell'Amazzonia. 
Le mani dei bambini che lavorano blue jeans in Turchia

Sono inorridito dagli Jihadisti del profitto che spremono come limoni lavoratori/bambini in Pakistan e in Turchia per le multinazionali degli articoli sportivi e della moda pret à porter occidentale, oppure giovani neolaureati nei call center di Tirana, Taranto o di Bucarest per offrire servizi sempre più scadenti a costi sempre più stracciati, alle multinazionali delle comunicazioni, o dell'energia, 
Sono diventato razzista contro le multinazionali che sfruttano bambini d 3 anni facendo loro spaccare pietre per 10 ore al giorno in Benin o  minatori costretti a lavorare in miniere sempre pronte a diventare tombe in Cile o la Grande Distribuzione Organizzata sempre disinvolta nel commercializzare prodotti raccolti e trasformati in condizioni schiavistiche da lavoratori italiani e stranieri sotto caporale come le angurie di Nardò o le arance di Rosarno, o i pomodori di Pachino, sacerdoti estremisti di un modello fossile e eticamente insostenibile dell'energia e dell'alimentazione. 
Il disastro della Shell nel delta del Niger

Odio la razza dei petrolieri che uccidono gli attivisti come Ken Saro Wiva colpevoli solo di esporre al mondo la vergogna degli sversamenti petroliferi nel Delta del Niger o nell'Amazzonia ecuadoregna. 

Sono razzista contro gli scafisti cinesi e americani che con il loro "land grabbing" mettono virtualmente sui barconi nel Mediterraneo decine di migliaia di esseri umani espulsi dalle terre su cui lavorano
La "mano sporca" della Chevron
nell'amazzonia ecuadoregna.
 da 
generazioni. 

Sono razzista contro i leader americani che si inventano Bin Laden e l'ISIS per garantire gli astronomici profitti delle multinazionali delle armi, del petrolio e della logistica.

Sento esplodere una improvvisa furia razzista contro i banchieri della finanza speculativa che distruggono i risparmi di una vita di migliaia di famiglie e contro quella classe politica complice e connivente che poi li premia con bonus milionari o con la presidenza di associazioni di categoria (tipo l'ABI).

Auspico la più rigida discriminazione razzista contro   le masse di idioti che cadono nel tranello fin troppo scoperto della guerra fra poveri, e che invece di insorgere contro gli aguzzini che li affamano e li riducono in miseria con il giochino della creazione di moneta dal nulla, con l'adorazione totemica dell'austerità e con l'imposizione della logica del debito, rivolgono invece la loro rabbia contro il falso obiettivo di disperati che affrontano il mare su gusci di noce per sfuggire a guerra, morte, distruzione e miseria create sempre dagli stessi aguzzini nei loro paesi di origine.

Odio visceralmente i terroristi dei servizi segreti americani e europei e le multinazionali ingrassate a forza di sfruttamento colonialistico e imperialistico delle risorse naturali dell'Africa e dei paesi poveri, che hanno messo in ginocchio le economie dei paesi africani con la complicità dei leader  che riuscivano a corrompere e con l'assassinio di quelli che invece non riuscivano corrompere come Patrice Lumumba in Congo, Thomas Sankarà in Burkina Faso, Steven Biko in Sud Africa.  

Considero inferiore la razza dei produttori dei programmi pomeridiani di rimbecillimento televisivo sulle reti Mediaset come su quelle Rai, che traboccano di violenza, vippismo, sport, glamour e gossip, cronaca nera con descrizioni dettagliate di efferati omicidi compiuti da extracomunitari,  che spacciano paura un tanto al chilo e insicurezza a spanne. 

E sono ancora più razzista contro quegli imprenditori della paura e dell'insicurezza che su di esse costruiscono una fortuna personale e politica.


Distruzione e morte ad Aleppo - Siria
Sono convintamente a favore di una pulizia etnica contro i fondamentalisti della finanza speculativa internazionale, artefici dell'impoverimento delle classi lavoratrici e dei diseredati dell'intero pianeta, che spendono per una notte in una suite di un hotel a 5 stelle quanto il PIL del Togo e  nascondono le loro colpe grazie alla più grande operazione  di distrazione di massa della storia a base di TV spazzatura. 

Odio la razza dei petrolieri e dei poteri fossili criminali internazionali dispensatori di liquami petroliferi materiali e mentali che inquinano le facoltà intellettuali di masse di rimbambiti sprovveduti che cadono come tordi nella trappola della guerra contro gli ultimi della terra, sterilizzando il loro potenziale rivoluzionario e neutralizzando la loro rabbia che rivolgono anzichè contro il sistema di cui sono vittime, contro altre vittime dello stesso sistema,  incapaci di distinguere un aguzzino dalla sua vittima e un professionista del terrore da un profugo terrorizzato che fugge via dalla Siria con la morte negli occhi.
Buon 2018 a tutti.

(*)  http://www.ilmessaggero.it/primopiano/esteri/egitto_attacco_chiesa_copta_almeno_5_morti_un_terrorista_ucciso_un_altro_arrestato-3453985.html

(**)   http://www.repubblica.it/esteri/2017/12/28/news/afghanistan_attentato_kabul-185357061/

(***)  https://www.peacelink.it/campagne/index.php?id=99&id_topic=31



venerdì 15 dicembre 2017

GLIFOSATO E MONSANTO: IL CANCRO E LA METASTASI

Faccio completamente mio questo articolo del CETRI che rivela dove si possa arrivare con la lobby aggressiva delle multinazionali della chimica. I più informati avevano già visto il film: Il Mondo secondo Monsanto. Adesso sappiamo anche che dopo quel film l'aggressività della multinazionale americana non è affatto diminuita. 

Glifosato: facciamo un po’ di chiarezza:

è di ieri la notizia che quattro medici rinomati, gli oncologi Annibale Biggeri,   Franco Merletti,  Benedetto Terracini e l’epidemiologo Paolo Vineis hanno scritto una lettera congiunta alla Senatrice Cattaneo per la sua presa di posizione a favore del Glifosato strombazzata con gran fragore mediatico da La Repubblica il primo dicembre scorso in un articolo intitolato “Gli equivoci sul glifosato“.  Sempre su Repubblica l’agro Ecologo Stefano Bocchi aveva confutato seriamente le affermazioni della Cattaneo su un piano rigorosamente scientifico (vedere: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2017/12/08/le-alternative-sostenibili-in-agricoltura45.html?ref=search )
La lettera dei medici mira invece a confutarle sul piano politico, specialmente in relazione alle affermazioni della Senatrice secondo cui la valutazione negativa  sul Glifosato da parte dello IARC (l’istituto per la Ricerca sul Cancro dell’Organizzazione Mondiale per la Sanità -OMS) sarebbero basate sul conflitto di interessi di alcuni membri dello IARC, (Mentre, sempre secondo la Senatrice, possiamo tranquillamente fidarci  l’EFSA, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare con sede a Parma, e continuare a ingerire alimenti contenenti Glifosato.

Adesso, per capire i reali termini del contrasto fra i quattro medici e la nota senatrice bisogna tenere presente il contesto nel quale questa polemica è maturata.
GLIFOSATO: IL PROCESSO AUTORIZZATIVO.
In vista del rinnovo dell’autorizzazione sul mercato europeo del noto diserbante della Monsanto che ha giustificato e accelerato l’ingresso sul mercato americano di semi OGM resistenti alla sua azione) si sono espressi lo IARC (Istituto mondiale per la Ricerca sul Cancro dell’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, con sede a Lione, che ha decretato sulla base delle evidenze scientifiche e del principio di precauzione la probabile cancerogenicità del glifosato, e subito dopo, in senso diametralmente opposto, la EFSA, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare con sede a Parma che invece ha escluso tassativamente la cancerogenicità del Glifosato. Due alte autorità che si esprimono in modo diametralmente opposto sulla stessa sostanza: e qui , scusate, gatta ci cova.
MONSANTO: UNA IMPRESA RECIDIVA.
Ricordiamo che la Monsanto è assurta all’onore delle cronache mondiali dopo che Rifkin, nel suo libro del 1998, rivelò che la Monsanto aveva introdotto un nuovo modo di far lobby, passando dal tradizionale tentativo di influenzare il legislatore a quello più efficace di sostituirsi a lui con una spregiudicata politica di revolving doors (porte girevoli) per cui funzionari della Monsanto si facevano nominare da politici https://www.youtube.com/watch?v=KvJhGeeI9iU&list=PL06DD9BFD26D4C449
compiacenti nelle autorità decisionali dove prendevano decisioni favorevoli alla diffusione degli erbicidi o degli OGM prodotti dalla Monsanto per poi abbandonare le pubbliche istituzioni e ripercorrere la porta girevole in senso inverso andando a rioccupare posizioni dirigenziali in Monsanto. Su questo c’è un film bellissimo che vi prego di cercare in rete: “il mondo secondo Monsanto, il trailer lo potete vedere a questo link dove Rifkin parla al minuto 0:30 
LE RIVELAZIONI DEL GUARDIAN SULLA MONSANTO
Fedele alla sua strategia spregiudicata, anche in occasione della discussione in sede europea del rinnovo dell’autorizzazione al Glifosato, la Monsanto è riuscita a influenzare il processo decisionale sostituendosi al legislatore e influenzandolo pesantemente con una strategia da premio Nobel. Vista la malaparata dopo che lo IARC (ossia l’OMS) aveva preso posizione contro il Glifosato, la Monsanto è riuscita a scrivere materialmente la decisione dell’EFSA. Ci sono intere pagine copiate dal position paper della Monsanto nella decisione che dichiara innocuo e non cancerogeno il Glifosato. La rivelazione viene dal Guardian in un coraggiosissimo articolo dello scorso settembre (questo: https://www.theguardian.com/environment/2017/sep/15/eu-report-on-weedkiller-safety-copied-text-from-monsanto-study ) in cui il Guardian afferma che la decisione dell’EFSA che mirava a contro bilanciare quella sfavorevole dello IARC, è uno sfacciato copia e incolla.
Infatti il Guardian,  dopo aver confrontato uno studio “pro domo sua”  della Monsanto con la valutazione dell’EFSA che ha spianato la strada al rinnovo dell’autorizzazione europea per la sostanza erbicida più diffusa al mondo, scrive che «L’autorità europea per la sicurezza alimentare ha basato la raccomandazione su una relazione dell’UE (la relazione RAR o Renewal Assessment Report)  che copia e incolla analisi da uno studio Monsantopresentato per conto della Glyphosate Task Force, una lobby di imprese agrochimiche guidata proprio dal colosso statunitense».
L’EFSA ha ribadito che la l’affidabilità e la rilevanza di ogni ricerca sono state vagliate prima di emettere il parere. Ma decine di pagine del documento sono identiche a passaggi contenuti nella domanda di rinnovo presentata da Monsanto. Quel testo analizzava gli studi condotti sui legami tra il glifosato e la genotossicità, la cancerogenicità e il danno al sistema riproduttivo, tentando di smontarne le conclusioni. L’Agenzia europea, dal canto suo, sostiene che valutazione e opinione finale siano due cose separate: se quest’ultima spetta agli esperti dell’EFSA, la prima è prodotta da un organismo terzo, l’Istituto federale per la valutazione del rischio (BfR), con sede in Germania. Da quell’organo escono i documenti su cui l’EFSA basa le sue conclusioni.
Uno scaricabarile che non regge, e che secondo Greenpeace «mette in discussione l’intero processo di approvazione dei pesticidi nell’Unione. La maggior parte dei paragrafi che si occupano di riassumere le ricerche vagliate per l’opinione finale, infatti, sarebbero stati copiati parola per parola, modificando alcune parole utilizzate nell’inglese americano e cambiando la fonte di titoli e tabelle e alimentando il sospetto che i regolatori europei abbiano cercato di costruire la valutazione su una decisione già presa da altri e in questo caso dall’industria stessa» precisava il Guardian.
MISSIONE COMPIUTA: IL GLIFOSATO E’ RI AUTORIZZATO
Va precisato che, come indicato anche dalla lettera di medici citata all’inizio, anche il prestigioso quotidiano francese Le Monde aveva pubblicato uno dossier mirante a dimostrare il lavoro di disinformazione e di influenza della decisione europea sul Glifosato da parte della Monsanto (i Monsanto Papers, consultabili qui, http://www.lemonde.fr/planete/article/2017/10/04/monsanto-papers-desinformation-organisee-autour-du-glyphosate_5195771_3244.html )
Lo scoop del prestigioso quotidiano inglese e di quello francese, mettono in dubbio ancora una volta l’indipendenza delle istituzioni comunitarie preposte alla salvaguardia della salute umana, proprio negli ultimi due mesi decisivi per la decisione finale per la riautorizzazione del Glifosato, che infatti è puntualmente arrivata nonostante l’opinione contraria del Parlamento Europeo, tanto che l’Eurodeputato Dario Tamburrano aveva intitolato un suo articolo del maggio scorso “LE IMPRONTE DIGITALI DELLA MONSANTO NELL?AUTORIZZAZIONE UE AL GLIFOSATO  https://www.dariotamburrano.it/monsanto-efsa-ue-autorizzazione-glifosato/ ),
il 27 novembre scorso, per soli 5 anni rinnovabili per altri 5, quindi di fatto il Glifosato è stato autorizzato per altri dieci anni (per approfondimenti si veda questo articolo: https://www.teleambiente.it/glifosato-ue-autorizza-rinnovo/ ).
In altre parole: nel processo di approvazione per altri dieci anni del veleno della Monsanto, il Glifosato, la decisione dell’Unione Europea è stata presa sulla base di un rapporto della Autorità pubblica EFSA copiato di sana pianta dai documenti della Monsanto stessa! Un capolavoro!!! 
L’INTERVENTO DELLA SENATRICE CATTANEO
Ma c’è un ma… lo IARC, che non sono proprio gli ultimi peracottari sul pianeta, essendo l’agenzia ufficiale contro il cancro dell’organizzazione ONU per la salute (OMS), non sono affatto d’accordo e il mondo scientifico si presenta quantomeno spaccato in due sulla cancerogenicità del Glifosato.
E questo mette in discussione la credibilità della decisione di rinnovare l’autorizzazione al Glifosato.
E allora, dopo neanche una settimana vediamo comparire l’articolo della Senatrice Cattaneo, che quando c’è un OGM, un Glifosato o un’altra schifezza cancerogena da difendere, è sempre in prima fila per sostenere  le ragioni della “ricerca”, che in realtà celano quelle degli avvelenatori. Rimane ancora scolpita nella memoria la puntata di Presa Diretta dell’anno scorso in cui, intervistata dallo stesso Iacona, difese pancia a terra la possibilità di introdurre gli OGM nell’ambiente in nome della libertà di ricerca, ridicolizzato il principio di precauzione e facendo precipitare verticalmente la credibilità del programma che da allora non si è più riavuto: Qui una critica ragionata a quella trasmissione da parte del Deputato Mirko Busto, un ingegnere ambientale molto competente http://mirkobusto.net/omg-spot-presa-diretta/ ).
Ma l’interrogativo rimane. Perchè la Senatrice Cattaneo si spende senza pausa in favore del Glifosato, prima comparendo in una puntata di Matrix su Canale 5 in cui, in assenza di qualunque contraddittorio, insieme alla Cattaneao se la cantano e se la suonano Confagricoltura, Barilla e vari “ricercatori” pro Glifosato (la puntata per chi gli regge lo stomaco è visibile a questo link: http://www.video.mediaset.it/video/matrix/full/puntata-del-13-settembre_753040.html ), e poi approfittando della gentile ospitalità del Giornale La Repubblica?
A questo punto siamo nel regno delle ipotesi. La più probabile è che la lobby pro Glifosato, consapevole di averla fatta davvero grossa tanto da dover operare una forzatura inaudita anche per gli standard molto spregiudicati della Monsanto denunciati da Rifkin fin dal 1998 con la Commissione d’inchiesta al Congresso americano contro la Monsanto (si veda questo articolo https://www.washingtonpost.com/archive/business/1999/12/15/6-farmers-in-class-action-vs-monsanto/5930d4e7-cadd-4977-8eb5-4d3f2f27ce96/?utm_term=.5af760f8a58d ),  e soprattutto paventando nuove azioni giudiziari in tribunali nazionali come quelle che si prospettano contro l’EFSA e contro i loro corrispondenti tedeschi, l’agenzia BfR, intentate dalle organizzazioni ambientaliste  Global 2000 e Pesticide Action Network (PAN)  (per maggiori informazioni si veda http://www.rinnovabili.it/ambiente/tribunale-agenzie-glifosato-333/ ), si potrebbe essere autorizzati a pensare che sia si tratti di una controffensiva di immagine per screditare i propri avversari da parte dei sostenitori delle multinazionali della chimica e degli OGM,  che forse smear campaign” (= macchina del fango) orchestrata contro di loro dalla potentissima lobby della Monsanto. E’ una possibile chiave di lettura dello “strano” intervento a gamba tesa della Senatrice Cattaneo in una questione nella quale la Monsanto ha vinto comunque essendo riuscita ad ottenere il rinnovo del Glifosato in Europa.
cominciano a rendersi conto che  questa volta la loro spregiudicatezza li ha portati un po’ troppo lontano nella loro azione di influenza verso i decisori europei, incarnandosi in essi come una vera e propria cellula metastatica per ottenere il risultato voluto. Da qui nasce probabilmente la preoccupazione espressa  dai dottori Biggeri, Merletti, Terracini e Vineis il cui intervento a difesa della correttezza degli scienziati dello IARC che hanno ammonito contro i rischi di cancerogenità del Glifosato e contro di cui si è scatenata  quella che sembra a tutti gli effetti una “

Il problema dunque si sposta dalla salute dei consumatori alla salute della nostra democrazia. In altre parole a questo punto non sappiamo esattamente se e soprattutto quanto il Glifosato provochi il cancro,  ma è comunque chiaro che, cancro o non cancro, la Monsanto  sia ormai diventata una vera e propria metastasi della democrazia moderna.




mercoledì 6 dicembre 2017

La Quarta Rivoluzione Industriale non esiste.

"Angelo ma che ca@@o è la QUARTA rivoluzione industriale?"

Da un po' di tempo si intensifica l'appello a chiarire il rapporto fra la Terza Rivoluzione Industriale annunciata da Jeremy Rifkin con il libro "La Fine del Lavoro" nel 1995 e poi delineata con grande chiarezza nel libro omonimo del 2011, e la strombazzatissima quarta rivoluzione industriale.




Mi sono dunque risolto a intervenire sul tema per fare chiarezza, spazzare via le mistificazioni e riportare la Chiesa al centro del villaggio.

Ma andiamo per ordine.

Nel 2016, un certo Klaus Schwab, economista tedesco assurto agli onori della cronaca più che per meriti accademici, per il suo frenetico attivismo pro multinazionali sublimato nell'invenzione World Economic Forum di Davos, (un appuntamento annuale più ricco di soldi che di idee), scopre con vent'anni anni di ritardo e un bagaglio culturale notevolmente più limitato,  la rivoluzione tecnologica della quale Rifkin ci parla fin dal 1995 con il libro "La fine del lavoro" e non potendola chiamare "Terza Rivoluzione Industriale", terminologia ormai ufficialmente riconosciuta come rifkiniana, con una prodigiosa impennata di originalità,  la chiama "Quarta Rivoluzione Industriale".
Questa terminologia, in associazione alla idea di Industria 4.0 (che però è tutt'altra cosa), ha contribuito grandemente a creare una confusione non so fino a che punto accidentale piuttosto che  voluta sulla questione.

Il fatto che il più strombazzato appuntamento del neo ultra liberismo mondiale fosse imperniato sulla "Quarta Rivoluzione Industriale" non mancò di suscitare la ilare curiosità di molti fra i  collaboratori della Fondazione di Rifkin (me compreso) che glielo fecero notare.

E fu così che Rifkin, non senza qualche perplessità iniziale, decise di intervenire sull'argomento e lo fece da par suo a gennaio 2016 con un articolo sull'Huffington Post dal titolo abbastanza esplicito: "The fourth industrial revolution does not exist" (poi cambiato in un più diplomatico "The 2016 World Economic Forum misfires with its Fourth Industrial Revolution Theme (l'articolo può essere letto al link in fondo pagina).

Faccio mio quel titolo e ripeto:

LA QUARTA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE NON ESISTE!

In realtà tutta questa fretta nel voler  passare alla quarta senza che la terza sia nemmeno incominciata realmente, è piuttosto sospetta perchè la Terza Rivoluzione Industriale è appena cominciata e dichiararla frettolosamente esaurita per precipitarsi nella quarta tradisce un'ansia di cancellazione degli aspetti socialmente più qualificanti di questa grande trasformazione epocale.

Infatti, dico preliminarmente che, a tagliarla con l'accetta, la Quarta Rivoluzione Industriale non è altro che la Terza, con la sottrazione della sharing economy e tutti quegli aspetti qualificanti di un nuovo modello sociale di redistribuzione della ricchezza che Rifkin auspica e che agli amici di Schwaub fa invece molta paura.

Prosumer energetico? Ma volete scherzare? Qui non si deve destabilizzare il modello fossile centralizzato e verticistico: da una parte il mercato monopolistico con i suoi incumbent operators che fanno come gli pare e i prezzi che gli pare, dall'altra i consumatori, popolo bue relegato al ruolo passivo di compratore di un servizio offerto dagli "specialisti dell'energia Volete davvero alterare una situazione così vantaggiosa per i grandi gruppi energetici ?". Prosumer?!? Ma fate il piacere! 

Ecco in sintesi la verità sulla Quarta Rivoluzione Industriale.

A leggere attentamente le tesi di Schwaub (consultabili a questo link) ci si rende subito conto che si ha a che fare con una indecorosa operazione di scopiazzatura sciatta e superficiale di una teoria molto più complessa e articolata principalmente di Jeremy Rifkin.

Infatti, si legge nell'articolo "Manifesto" della Quarta Rivoluzione Industriale pubblicato da Schwaub  nella rivista Foreign Affars e riprodotto in fondo alla pagina, "  the inexorable shift from simple digitization (the Third Industrial Revolution) to innovation based on combinations of technologies (the Fourth Industrial Revolution)“. 

In altre parole, secondo l'ineffabile economista tedesco, la terza Rivoluzione Industriale rappresenta l'era digitale, mentre la quarta sarebbe l'era della innovazione basata sulla combinazione di tecnologie. 

Qualcuno ci ha capito niente? 

In realtà nella sua foga di dichiarare ufficialmente chiusa la Terza Rivoluzione Industriale onde evitare che a qualcuno venisse in mente davvero di dare potere ai cittadini  tramite le nuove tecnologie digitali, Schwaub non si rende conto che la sua Quarta Rivoluzione Industriale non si tiene in piedi concettalmente, perchè non si differenzia in niente dalla Terza.

Lui individua alcune differenze che giudica sostanziali in grado di giustificare un salto paradigmatico, ma si tratta solo di trascurabili variazioni quantitative dell'intensità e della velocità di evoluzione della tecnologia, non nuove tecnologie. 


La transizione fra rivoluzioni industriali non è contrassegnata da un elemento quantitativo, ma è qualitativa e si verifica quando c'è una convergenza fra nuove tecnologie di comunicazione per gestire in modo più efficiente l'informazione, nuove fonti energetiche per alimentare le attività economiche in modo più efficiente e nuove forme di trasporto per rendere più veloci gli scambi e la logistica. 

Adesso fra gli elementi identificati da Schwaub non c'è questo salto paradigmatico: stiamo sempre parlando della Terza Rivoluzione Industriale  con le sue fonti energetiche solari, la sua internet e la sua digitalizzazione dell'economia e dei trasporti. 

Per una lettura più approfondita dell'articolo di Jeremy Rifkin che analizza in dettaglio la questione della Quarta Rivoluzione Industriale si prega di fare riferimento al suo articolo  sull'Huffington Post del gennaio 2016 (riprodotto in fine articolo, come si diceva prima).

Va sottolineato con forza che la terza Rivoluzione Industriale è stata ufficialmente riconosciuta dall'Unione Europea come la prospettiva di riferimento per la transizione energetica che è l'obiettivo di fondo dell'Energy Union, in corso di approvazione nel processo inter-istituzionale europeo (e prima ancora nella strategia di sostenibilità e promozione delle energie rinnovabili nota come 20 20 20 o pacchetto Clima/Energia del 2007), ed è stata adottata da numerose regioni europee in Francia, Olanda, Lussemburgo e Belgio come piano strategico a lungo termine. Inoltre (e non da ultimo!) anche la Cina ha deciso di investire circa 800 miliardi di dollari nella realizzazione della Terza Rivoluzione Industriale (si vedano riferimenti in fondo pagina) 

Una critica molto più articolata e ragionata della cosiddetta Quarta Rivoluzione Industriale di Klaus Schwab si può leggere a questa pagina Web in inglese:
http://cetri-tires.org/press/2017/the-fourth-industrial-revolution-does-not-exist/?lang=en

Altri riferimenti:

Articolo di Rifkin sulla Quarta Rivoluzione Industriale
https://www.huffingtonpost.com/jeremy-rifkin/the-2016-world-economic-f_b_8975326.html

Articolo di Schwaub sulla Quarta Rivoluzione Industriale
https://www.foreignaffairs.com/articles/2015-12-12/fourth-industrial-revolution

Articoli sulla Terza Rivoluzione Industriale in Cina:

http://cetri-tires.org/press/2015/jeremy-rifkin-in-china-out-of-the-crisis-with-the-third-industrial-revolution/?lang=en

http://espresso.repubblica.it/plus/articoli/2015/08/17/news/jeremy-rifkin-finalmente-c-e-una-terza-via-1.225297

https://lospiritodeltempo.wordpress.com/2013/02/14/la-cina-sta-pianificando-la-terza-rivoluzione-industriale-di-rifkin/

http://cetri-tires.org/press/2012/london-times-la-cina-sposa-la-terza-rivoluzione-industriale-di-jeremy-rifkin/

http://cetri-tires.org/press/2012/the-london-times-china-embraces-rifkins-third-industrial-revolution/?lang=en

https://lospiritodeltempo.wordpress.com/author/desversen/page/3/