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venerdì 30 dicembre 2016

ELOGIO DEL RAZZISMO.


Razzista. Lo ammetto. In questo fine anno funestato dalla violenza terrorista, sono diventato razzista. 
Era inevitabile. 
Sono diventato razzista contro questi deliranti politici servi di strategie globali che ci vogliono declassati a forza lavoro spendibile, a esercito di riserva di disoccupati disponibili a lavorare con pochissimi soldi, senza diritti e in condizioni umilianti. 
Sono diventato razzista contro le multinazionali occidentali sempre intente a massacrare l'ambiente, depredare le risorse naturali dei paesi dell'Africa, saccheggiare le ricchezze dell'Amazzonia. 
Le mani dei bambini che lavorano blue jeans in Turchia
Sono inorridito dagli Jihadisti del profitto che spremono come limoni lavoratori/bambini in Pakistan e in Turchia per le multinazionali degli articoli sportivi e della moda pret à porter occidentale, oppure giovani neolaureati nei call center di Taranto o di Bucarest per offrire servizi sempre più scadenti a costi sempre più stracciati, minatori in Cile e raccoglitori di pomodori e angurie a Nardò per perpetuare il modello fossile e eticamente insostenibile dell'energia e dell'alimentazione. 
Il disastro della Shell nel delta del Niger
Odio la razza dei petrolieri che uccidono gli attivisti come Ken Saro Wiva colpevoli solo di esporre al mondo la vergogna degli sversamenti petroliferi nel Delta del Niger o nell'Amazzonia ecuadoregna. 
Sono razzista contro gli scafisti cinesi e americani che con il loro "land grabbing" mettono virtualmente sui barconi nel Mediterraneo decine di migliaia di esseri umani espulsi dalle terre su cui lavorano
La "mano sporca" della Chevron
nell'amazzonia ecuadoregna.
da 
generazioni. 
Sono razzista contro i leader americani che si inventano Bin Laden e l'ISIS per garantire gli astronomici profitti delle multinazionali delle armi, del petrolio e della logistica.
Sento esplodere una improvvisa furia razzista contro i banchieri della finanza speculativa che distruggono i risparmi di una vita di migliaia di famiglie e contro quella classe politica complice e connivente che poi li premia con bonus milionari o con la presidenza di associazioni di categoria (tipo l'ABI).
Sono razzista contro le masse di idioti che cadono nel tranello fin troppo scoperto della guerra fra poveri, e che invece di insorgere contro gli aguzzini che li affamano e li riducono in miseria con il giochino della creazione di moneta dal nulla, rivolgono la loro rabbia contro il falso obiettivo di disperati che affrontano il mare su gusci di noce per sfuggire a guerra, morte, distruzione e miseria create sempre dagli stessi aguzzini. 

Sono razzista contro i produttori dei programmi pomeridiani di rincoglionimento televisivo sulle reti Mediaset come su quelle Rai, che traboccano di violenza, vippismo, cronaca nera descrizioni dettagliate di efferati omicidi compiuti da extracomunitari e che spacciano paura un tanto al chilo e insicurezza a spanne. 

E sono ancora più razzista contro quegli imprenditori della paura e dell'insicurezza che su di esse hanno costruito una fortuna personale e politica.


Distruzione e morte ad Aleppo - Siria
Sono convintamente razzista contro i fondamentalisti della finanza internazionale, artefici della peggiore operazione di distrazione di massa della storia e contro i poteri fossili criminali internazionali dispensatori di liquami petroliferi mentali che inquinano le facoltà intellettuali di masse di rincoglioniti sprovveduti che cadono come tordi nella trappola della guerra dei penultimi contro gli ultimi, neutralizzando il loro potenziale rivoluzionario rendendosi incapaci di distinguere un aguzzino dalla sua vittima e un fuggitivo terrorista da un fuggiasco terrorizzato che fugge via dalla Siria con la morte negli occhi.
Buon 2017 a tutti.

domenica 18 dicembre 2016

Renzi e quella maledizione del Napolitano mannaro che dura da 40 anni.

E così la prima assemblea del PD dopo la sonora batosta referendaria comincia come una riunione del Komintern e finisce come una seduta di avanspettacolo del Bagaglino, con ex candidati a sindaco di Roma famosi per aver stigmatizzato l'imbarbarimento della politica che si rivolgono ai loro oppositori interni dicendo che hanno la faccia come il cu(CENSURA).
E' appena il caso di ricordare che questa assemblea era stata preceduta da una Direzione Nazionale che, come ha ricordato la Senatrice della minoranza del PD Lorenza Ricchiuti, si era aperta e chiusa con la relazione di un signore dall'aspetto di Mr. Bean e dal comportamento di Kim Il Sung che per la prima volta dai tempi del PCUS ha parlato da solo per un'ora e ha chiuso il dibattito senza nemmeno aprirlo. Cosa ancora più sorprendente, nessuno dei membri del PD (a parte la suddetta senatrice Ricchiuti) lo ha stigmatizzato in modo formale. Qualche mugugno, qualche commento, qualche bocca storta e via, verso il sol dell'avvenir! 
Una Direzione si fa per confrontarsi fra compagni di pari livello, non per andare ad applaudire Breznev sulla piazza Rossa. 
Per fortuna poi c'è stata l'assemblea e uno spera che almeo la si sia tenuto un dibattito serio sulle ragioni della mega batosta... Speranza vana! Fra un innsulto e l'altro, (a Speranza, simbolicamente...),  l'assemblea, mal orientata da una relazione saccente e arrogante di quello che si voleva ritirare a vita privata se avesse perso il referendum costituzionale,  si è dunque avvitata nello sterile interrogarsi se si poteva avere un risultato migliore spiegando le ragioni del SI in modo più social, più "Fresh e Young",  più tagliato sui giovani anziché sui pensionati abbindolati dalla quattordicesima una tantum o dalla truffa dell'Anticipo Pensione (immaginificamente ribattezzato APE). E tutti a tormentarsi su perchè il Paese resista al cambiamento  renziano, su perchè il Paese abbia voluto aggrapparsi alla "conservazione" invece di scegliere il futuro e l'innovazione, su perchè gli italiani abbiano voluto perdere la grande occasione di modernizzazione che il magnifico e progressivo leader fiorentino gli stava offrendo per rintanarsi nella rassicurante certezza dello Statu quo della casta partitocratica, sul perchè gli italiani non abbiano voluto ridurre il numero dei senatori, diminuire i costi della politica, snellire il processo legislativo e mettere la museruola ai governatori recalcitranti (tipo Zaia o Emiliano) a farsi riempire di trivelle, scorie nucleari o inceneritori. Una cosa da non credere! 
E' evidente che questa gente ha ormai perso qualunque contatto con la realtà. 
Non li sfiora nemmeno l'idea che possono aver perduto il referendum perchè hanno bloccato per un anno un Paese assetato di lavoro, sicurezza, stabilità economica ed emotiva, giustizia sociale, qualità della vita sostenibile, su una riforma costituzionale vista come una priorità solo dal 4% degli italiani, una cazzata monumentale interessante solo per il PD renziano e per i loro mandanti della JP Morgan! 
Che Renzi sia il sicario del PD e di qualunque idea di "sinistra", e anche qualunque sensibilità ambientale e ecologista, mi pare talmente pacifico che mi sentirei scadere nella banalità se dovessi affermarlo ancora. Fra una amenità e una battuta di cattivo gusto, questo qui però, non sta uccidendo solo il PD,  sta proprio uccidendo la democrazia
Senza esser mai nemmeno passato dalle elezioni ma solo dagli inciuci di Palazzo (cit. ipse dixit dalla Bignardi, 2014), Renzi spazza via il programma di Italia Bene Comune (la coalizione PD/SEL che aveva beneficiato dell'abnorme e incostituzionale premio di maggioranza del porcellum, come ha ricordato il Senatore Corradino Mineo nel motivare il suo voto contro Renzi) e nonostante le raccomandazioni della Corte Costituzionale di limitarsi alla legge elettorale per tornare subito al voto, si impegna in un ambizioso programma di riforme imposte a colpi di fiducia, che oltre alla revisione di quasi metà della Costituzionale Repubblicana, includono
1) la messa in corsia preferenziale di trivellazioni, carbone, l'inutilissimo e dannosissimo gasdotto TAP, i regali alla Total a Tempa Rossa, (per cui “saltò” il Ministro Guidi) e il raddoppio degli inceneritori previsto dello sblocca Italia;
2) il sostegno incondizionato al TTIP, con conseguente distruzione dell'economia locale e dell'agricoltura di filiera corta, già duramente colpita con l'imposizione dell'IMU agricola; 
3) la vaucherizzazione, e la precarizzazione del mercato del lavoro (con l'ignobile espediente orwelliano di fingere che il Jobs Act sia una misura intesa a creare lavoro e non a distruggerlo);
4) la destabilizzazione della scuola pubblica e della ricerca con un'altro espediente di neo lingua orwelliana: la “BUONA SCUOLA”;
5) l'iper tassazione delle micro aziende innovative che invece in Germania, Austria, Svezia, Belgio, Olanda e tanti altri paesi civili vengono aiutate con meccanismi adeguati di sostegno alle start up, tramite sistemi di micro finanziamenti a fondo perduto senza garanzie (garanzie che le start up non possono fornire; "start" significa cominciare, e chi sta cominciando, per definizione non può avere alcuna solidità finanziaria atta a permettergli di fornire garanzie di alcun tipo);
6) la distruzione del risparmio di decine di migliaia di famiglie e piccoli risparmiatori tramite il Salva Banche e i regali a Banca Etruria e a Banca d'Italia.
Su tutto questo nemmeno la più vaga autocritica. Invece eccolo la a parlare di Economia digitale e Industria 4.0.
Ma non c'è bisogno di essere degli esperti dell'internet delle cose per capire istintivamente che si tratta di pelosi riferimenti ipocriti, fatti da uno che è l'emblema vivente di una politica economica da industria zeropunto zero altro che quattro.
Nel mio caso poi posso confermare per esperienza diretta che il comico fiorentino non è affatto così moderno come vorrebbe far credere agli allocchi e gonzi che ancora sono disposti a dargli credito.
Il discorso dello "Shish" davanti a una allibita Neelie Kroes
Infatti, io Renzi me lo ricordo molto bene arrivare con 45 minuti di ritardo (senza neanche scusarsi) all'appuntamento
con Rifkin 
 alla conferenza DIGITAL VENICE a Venezia, per l'inizio del semestre di Presidenza Italiana, in cui Rifkin fece un meraviglioso discorso sulla Sharing Economy e la Terza Rivoluzione Industriale come speranza di vita e di lavoro per milioni di giovani europei, e Renzi invece rispose con il famoso discorso dello "shish!". 
Rifkin avrebbe anche potuto farsi saltare la mosca al naso  e andar via senza tenere più quel discorso, ne aveva tutto il diritto visto come era stato trattato (e con Renzi non era nemmeno la prima volta, ma sui precedenti sorvolerò per carità di patria e per brevità). Ma per fortuna se Renzi è un cafone, Rifkin è un signore e portò comunque il suo visionario contributo di speranza alla manifestazione iniziale del semestre italiano.

Renzi e i renziani, pur senza avere nessuna conoscenza specifica, si sono convinti che va di moda, fa figo e rende importanti, parlare di economia digitale, innovazione, modernizzazione, futuro. E allora eccoli sempre a riempirsi la bocca di questi concetti che nemmeno capiscono e anzi contraddicono con la loro azione di governo. Eh si, perchè sentire quelli dei Vaucher, degli inceneritori, delle trivelle e del Gasdotto TAP parlare di economia digitale è l'ennesima truffa ai danni degli italiani, da parte di una classe dirigente fossile che per definizione non può avere nulla a che fare con l'economia digitale, circolare, condivisa e sostenibile del futuro. E' solo l'ennesimo maldestro espediente per mettersi una auto medaglia di presunto nuovismo pseudo innovatore a parole, mentre nei fatti si continuano tutte le politiche fossili, di distruzione di diritti e cultura e di favore verso banche e speculazione finanziaria, come e meglio di un partito di destra. In effetti (e non solo in Italia) nessuno fa le politiche di destra meglio di un partito di sinistra. Così è stato nella Germania di Schroeder (quello del piano Hartz che sta umiliando e distruggendo le vite di milioni di tedeschi non abbienti), nella Francia di Hollande, (quello degli scontri di piazza sulla Loi Travail)  nella Gran Bretagna di Tony Blair (quello della democrazia esportata in Irak a suon di bombe con un milione di morti sulla coscienza in solido con il suo amico George W. Bush), e infine nella Grecia di Tsipras (quello del referendum per dire NO alla Troika tradito 72 ore dopo con il vergognoso siluramento di Yannis Varoufakis).

Ma mentre fa il suo compitino svogliato e sciatto alla Assemblea nazionale,  il simpatico comico di Rignano sull'Arno  mi sembra poco credibile come unico artefice di questo ennesimo fiasco della sinistra. E allora una folgorazione mi fa capire tutto. Lui è solo uno strumento, l'utile idiota di un disegno divino molto più grande di lui. 
Lui è solo lo strumento della maledizione del Napolitano Mannaro. 
Ecco, adesso si che le cose coincidono. E' Napolitano che ce lo ha messo a far danni! 
Perchè Napolitano sono 50 anni che si adopera con instancabile ardore per distruggere la sinistra. E questa volta, c'era quasi riuscito. Io Napolitano me lo ricordo bene. Sono stato attivista del PCI dal 1974 all'81, tutto il liceo e tutta l'Università. In quel periodo sono stato aggredito dagli opposti estremi dei fascisti che uccisero Benedetto Petrone a Bari nel 1977 e dagli esponenti dell'autonomia operaia che consideravano noi “figicciotti” il vero nemico di classe. Sempre in quel periodi, noi militanti del PCI avevamo un impegno preciso la domenica: la diffusione casa per casa de L'Unità. Anche io, come tanti in quegli anni, ho diffuso migliaia di copie de L'Unità quando i corsivi li scrivevano Fortebraccio, Antonello Trombadori, Giancarlo Pajetta, Enrico Berlinguer, Alberto Asor-Rosa e Bruno Trentin (mica Rondolino e Sergio Staino). Mi svegliavo alle sette della domenica mattina e alle nove ero già in sezione ( dedicata a Moranino, un partigiano che si era rifiutato di gettare le armi dopo la resa dei nazi fascisti) per preparare la diffusione de "L'Unità".
Leggevamo la prima la seconda e la terza pagina (cultura) perché la diffusione dell'Unità aveva uno scopo economico ma anche e soprattutto politico e culturale; le 50 lire erano meno importanti del potersi assicurare che stavamo seminando in chi la comprava, le idee de L'Unità di quella domenica. Si, lo so che oggi con Rondolino la parola "idee" con la parola Unità stona alquanto, ma allora era diverso e alle dieci eravamo già nei palazzi de
i quartieri brindisini del "Paradiso", della Commenda, di Sant'Angelo, di Sant'Elia.
Ogni santa domenica. 
Salvo che in un caso: e cioè se l'Unità ospitava un corsivo di Giorgio Napolitano.

In questo caso molti di noi tornavano a casa (per lo più in bici o in motorino) e si rimettevano a letto fino all'orario i in cui l'odore del ragù che si compenetrava nel pentolone di orecchiette al grano arso fatte in casa non si insinuava prepotentemente nelle nostre narici facendoci levitare fuori dal letto verso la sala da pranzo previa tappa brevissima in bagno per riacquistare una parvenza di aspetto umano. 
Una volta a tavola aprivamo copia de "Il Manifesto" o di "Lotta Continua" previdentemente comprati in edicola da noi o dal fratello gruppettaro che nelle case comuniste che si rispettavano non mancava mai! 
Altro che Napolitano!!! 
Ecco. 
Non venitemi a parlare di Napolitano perché noi vecchi (ormai ex) comunisti delusi  lo avevamo "sgamato" (lui e i cosiddetti miglioristi") già da allora è lo schifavamo più di chiunque altro che oggi si indigna contro Napolitano su facebook ma all'epoca aveva i calzoncini corti, o addirittura il pannolino, quando non proprio biglietto con il numerino in mano nella fila per nascere. Come un certo Matteuccio da Rignano sull'Arno, che poi Napolitano scelse per fargli fare quanti più danni possibile a quel partito e soprattutto a quella idea di uguaglianza e giustizia sociale che lui aveva sempre odiato e contro di cui ha lavorato una vita, come una maledizione che ancora aleggia sulla sinistra e sul Paese!

giovedì 15 dicembre 2016

Grillo e l'energia: critiche giuste e critiche "interessate".

Dopo la pubblicazione del video di Beppe Grillo sull'Energia come primo punto del programma del M5S in vista delle elezioni che prima o poi seguiranno al referendum che ha bocciato la proposta di revisione della Costituzione voluta a colpi di maggioranza dal governo Renzi, si è scatenata una polemica non del tutto disinteressata sull'argomento.
In particolare, Grillo è stato accusato da molti esperti di non aver capito nulla di energia, di aver proposto un NON programma in quanto non individua obiettivi chiari e non fa proposte concrete. Nell'articolo pubblicato su Linkiesta da Luca Longo, (si veda in fine articolo) il programma dei 5 Stelle per l'energia così come illustrato dal video di Grillo viene demolito e descritto come il trionfo della superficialità, della approssimazione, del luogo comune, e come "un insieme di speranze utopiche e datate che non affronta i veri problemi con i quali ci troviamo a fare i conti che lo vogliamo o no"
Grillo viene esortato a studiare l'argomento energia che è troppo importante e deve essere trattato con competenza e divulgato con precisione.
In effetti, certo, molte delle affermazioni del video di Grillo sono iperboliche, approssimative, superficiali, mal documentate ed esposte in modo sciatto e confuso.
Per esempio Grillo confonde energia con potenza e da l'impressione di non sapere esattamente cosa sia una smart grid, confonde Uzbekistan con Azerbajan come Paese da cui origina il gasdotto TAP, scade nella eccessiva semplificazione e faciloneria quando illustra l'idea dello scambio notturno dell'energia accumulata nella batteria dell'auto a prezzi tripli che in effetti è presentata da Rifkin fin dal libro "L'Economia all'Idrogeno", ma è un'altra cosa che ha più a che fare con la sharing economy che con la speculazione sul differenziale del prezzo dell'energia fra giorno e notte.
Lo stesso quesito su cui il blog invita a votare gli iscritti è di una ovvietà allucinante: chi può votare NO, alla domanda se vogliamo sopprimere il petrolio? Sarebbe come domandare se vuoi bene alla mamma o no... Ma Beppe lo conosciamo e sappiamo che è così
Capisce le cose a modo suo le riferisce a modo suo, ma normalmente ci azzecca, anche se poi si decredibilizza per lo stile comico giullaresco con cui presenta argomenti maledettamente seri. Va però dato atto a Beppe Grillo di aver sempre dato spazio sul tema dell'energia alle visioni dei grandi pensatori come Rifkin, Amory Lovins, Lester Brown e effettivamente pochi come lui sono stati in grado, nel tempo, di sviluppare una visione complessiva alternativa sul tema dell'energia. Ritengo perciò inaccettabile che l'autore di questo commento su Linkiesta mescoli il sacro col profano rilevando le contraddizioni del messaggio di Grillo ma facendo affermazioni allucinogene che (e qui c'è una forte complicità di Grillo per come lui si è espresso e ha presentato le cose nel famoso video) mirano a seminare scetticismo sulle possibilità delle tecnologie solari di far fronte ai bisogni energetici di una economia moderna e a ripristinare, invece, fiducia in quelle fossili. Infatti tutto diventa più chiaro quando nell'articolo su Linkiesta si leggono affermazioni come: "Se fosse passata la riforma costituzionale, allora sarebbe stato possibile creare e fare rispettare un piano energetico nazionale organico. Ma ora rimarremo alla paralisi anche su questo: il piano per trasformare il Mezzogiorno nel crocevia per le fonti di energia di tutta l’Europa meridionale è bloccato dall’opposizione della regione Puglia all’abbattimento di 124 piante di ulivo" (!!!)
Pierferdinando Casini esci da questo corpo e manifestati in tutto il tuo satanico splendore!
20 settembre 2014: presento Beppe Grillo sul palco della Manifestazione
NO TAP / NO FOSSILI
Non ritornerò alla polemica sulla totale inutilità del gasdotto TAP, contro di cui ho contribuito a creare il Comitato interprovinciale NO TAP/NO FOSSILI che il 20 settembre 2014 organizzò una memorabile manifestazione con la Marcia San Foca - Melendugno (si veda il link in fondo pagina). Voglio però sottolineare una notevole contraddizione di questa critica a Grillo. L'obbligo dello Stato di elaborare un piano energetico nazionale era già previsto dalla competenza concorrente dell'articolo 117 della Costituzione nella sua formula vigente. Anzi, era tutto quello che lo Stato doveva fare, e che si è dimostrato totalmente incapace di fare. L'ultimo piano energetico nazionale risale al 1988 (il giurassico dell'energia). Le strategie energetiche dei vari governi che si sono succeduti sono state solo marchette ai produttori di fossili e gas in particolare. Ricordiamo in tal senso la SEN (Strategia Energetica Nazionale) in epoca Monti Passera, che vedeva l'Italia come l'"hub del gas" di tutta l'Europa (il gasdotto TAP nasce da questa impostazione: devastiamo pure i nostri territori e il nostro mare per andare a vendere il gas azero ai tedeschi, gli austriaci e gli svizzeri facendo fare profitti stratosferici a una multinazionale svizzera che apre un ufficio nel centro di Lecce. Francamente se la strategia nazionale deve essere "trasformare il Mezzogiorno nel crocevia per le fonti di energia di tutta l’Europa meridionale", allora è molto meglio rimanere senza alcuna strategia nazionale, e bene fa il governatore Emiliano a opporvisi anche se dovrebbe farsi consigliare meglio, perché continua a parlare a vanvera di "decarbonizzazione dell'ILVA" confondendo il carbonio con il carbone, ma questo è un fronte polemico che apriremo a tempo debito).
Quindi è assurdo pretendere maggiori poteri (competenza esclusiva) in campo energetico per lo Stato, quando esso non è stato in grado di far fronte neanche agli obblighi derivanti dalla competenza concorrente.
Disinnescata la favoletta dell'immobilismo energetico dovuto alla mancata riforma costituzionale, vorrei concentrarmi sugli ultimi due aspetti di queste critiche che facendo di ogni erba un fascio, finiscono per scadere in quelle fanfaronate che imputano a Grillo. Mi riferisco innanzitutto alla questione dei sussidi alle fonti fossili (sulla quale il commentatore de Linkiesta diventa imporvvisamente afono e che nel mondo ammontano a oltre 700 miliardi di dollari (più del doppio di quelli per le rinnovabili, e che nella sola Unione Europea, come ricordava con un suo magistrale intervento in aula l'Eurodeputato Dario Tamburrano proprio ieri, ammontano a 300 miliardi di euro l'anno (600 euro a persona neonati inclusi-per chi fosse interessato il link a questo intervento è nelle note). La seconda questione è quella dell'accumulo di energia rinnovabile e della presunta insufficienza delle fonti rinnovabili a fare massa critica per coprire i bisogni di una economia moderna per cui ci sarebbe ancora molto da investire in ricerca e innovazione, e quindi (concludono) per il momento, non ci sarebbe alternativa ai fossili. Bisogna non aver mai letto Rifkin per lasciarsi andare a simili banalità. Perchè se è vero che le batterie e le auto elettriche sono per il momento fuori mercato (anche a causa di un sistema di incentivi che privilegia il modello fossile), le tecnologie dell'idrogeno (appena "sdoganate con il recepimento della Direttiva DAFI-Carburanti Alternativi - si veda in fondo articolo) permettono di far fronte in modo molto più economico ed energeticamente vantaggioso la problema dell'intermittenza delle fonti rinnovabili come Jeremy Rifkin ha dimostrato fin dal 2001 con il suo libro Economia all'Idrogeno e poi ha portato a sintesi con i 5 pilatri della Terza Rivoluzione Industriale nell'omonimo libro del 2011, e con il Commons collaborativo e l'internet dell'energia nel libro "La Società a costo marginale zero" del 2014).
L'ENERGY UNION della Commissione Europea propone  nuove regole per
una transizione verso l'energia pulita con il consumatore protagonista.
Infatti il problema degli accumuli non si risolve con le batterie (per cui non c'è abbastanza litio sul pianeta) ma appunto con le tecnologie dell'idrogeno che ormai cominciano ad arrivare sul mercato nonostante una legislazione sfavorevole le abbia relegate per troppo tempo nel limbo della ricerca e sperimentazione. Infatti se è vero che la ricerca nel settore delle fonti alternative deve andare avanti perchè gli investimenti in questo settore non sono mai abbastanza (il 95%della ricerca energetica dagli anni 30 ad oggi è andata a fossili e nucleare!), è rivoltante che questo argomento venga usato in modo strumentale come un alibi per non introdurre nel mercato tecnologie ormai consolidate in grado di accelerare la transizione energetica dal modello fossile centralizzato a quello decentrato e basato sul prosumer (al quale si rivolge la nuova legislazione Europea: si veda nelle note). E' vero esattamente il contrario dunque! Le fonti rinnovabili stanno mettendo profondamente in crisi il modello fossile ad alti costi marginali perchè sono a costi marginali ZERO, tanto che i produttori di energia fossile non si vergognano a domandare allo Stato il pagamento di una sovvenzione mascherata da "Capacity Payment" come rimborso per i loro investimenti sbagliati negli impianti fossili (carbone, turbogas e oli combustibili). La realtà è che da quando sono entrate in funzione le rinnovabili (specialmente il fotovoltaico) si è invertito il momento del picco dei costi della produzione energetica, da mezzogiorno (quando ci pensa il sole che è gratis) alla sera (quando il sole non c'è più e allora bisogna andare con i fossili che gratis non sono, si veda diagramma sotto). Purtroppo questo non si è tradotto in un beneficio in bolletta da parte dei produttori e distributori che preferiscono "chiagnere e fottere", lamentando costi eccessivi alle rinnovabili, quando invece i loro problemi economici nascono tutti dai costi delle fonti fossili dal prezzo volatile e imprevedibile, e comunque a più alti costi marginali del sole e del vento. Se avessimo una autorità Garante per il Gas e l'energia saprebbe lei come metterli a posto. Come dite?!? Ce l'abbiamo?! Noooo dai! Mi state prendendo in giro!

Inversione del picco del costo dell'energia 2005-2013

Purtroppo queste cose l'articolo de Linkiesta non le dice (e ci può stare), ma il vero problema è che non le dice nemmeno Grillo (e questo di può stare un po' di meno).
Eppure nel M5S ci sono parlamentari bravissimi (tanto per citarne solo due, il Senatore Gianni Girotto e il già citato Europarlamentare Dario Tamburrano) che su queste cose sono impegnati pancia a terra ogni giorno e che se fossero stati consultati prima di diffondere il video-pietra dello scandalo, avrebbero certamente evitato una serie di imprecisioni, approssimazioni, errori e figuracce.

Se Grillo non ha il loro numero di telefono, posso darglielo io...


Riferimenti:
Ecco il video di Grillo:
(http://www.beppegrillo.it/2016/12/il_programma_di_governo_del_movimento_5_stelle_lenergia.html)

ed ecco l'articolo de Linkiesta:
(http://www.linkiesta.it/it/article/2016/12/08/ecco-perche-sullenergia-beppe-grillo-non-ha-capito-niente/32664/)

Ecco uno dei video relativi alla manifestazione contro il Gasdotto TAP del 20 settembre 2014 con Beppe Grillo: https://www.youtube.com/watch?v=ezN4qmu48MQ

Ecco il link all'intervento di Dario Tamburrano nel Parlamento Europeo contro gli incentivi all'energia fossile:
http://www.ilblogdellestelle.it/ogni_cittadino.html?utm_medium=push_notification&utm_source=rss&utm_campaign=rss_pushcrew

Ecco le informazioni sulla direttiva DAFI: http://cetri-tires.org/press/2016/un-grande-passo-avanti-verso-lidrogeno-recepita-la-direttiva-europea-per-i-carburanti-alternativi-dafi/).

E infine ecco le informazioni sulle nuove strategie europee:
(https://ec.europa.eu/energy/en/news/commission-proposes-new-rules-consumer-centred-clean-energy-transition)
.


venerdì 9 dicembre 2016

Il fallimento della sinistra e della sua stampa servile e ipocrita.

Con un articolo dal titolo "Quella sinistra del NO NO NO", Michele Serra commenta la sconfitta renziana al referendum costituzionale oggi su Repubblica facendo eco a talune critiche improvvisate già utilizzate contro i verdi (colpevoli secondo alcuni di dire "No a tutto"), e si immola gioiosamente e definitivamente  sull'altare del renzismo a tempo ormai scaduto. 
Non è che Repubblica non ci avesse  abituato (con poche lodevoli eccezioni) al "servo encomio" verso il governo Renzi, graziato e anzi oltremodo osannato anche quando è andato oltre il peggior Berlusconi.

Ma non mi sarei mai aspettato questa persistente difesa del renzismo fuori tempo massimo in stile ultimo giapponese nella giungla dopo Hiroshima. E l'Hiroshima del renzismo si chiama  referendum costituzionale.  
Ormai il danno è fatto, l'Italia è sopravvissuta al 25 luglio del renzismo senza perdere di competitività, nessuno spread alle stelle, nessun crollo del PIL, nessuna fuga di capitali stranieri. 
Totalmente incomprensibile dunque che il "giapponese nella giungla" Michele Serra, incapace di riscoprire quella vena di umorismo che lo ha reso celebre e di dissociare le sue sorti da quelle del caimano rosso (un rosso molto sbiadito per la verità...) scriva un articolo super rosicone nel quale, l'umorismo, se c'è, è puramente involontario. 

La teoria di Serra è grossomodo questa: la sinistra settaria degli anni '70 che preferisce eternizzare la propria vocazione minoritaria piuttosto che assumersi responsabilità si governo, oggi confluisce nell'anti renzismo a oltranza e provoca una mortificante stasi della politica, spinta fino alla inconcludente irrilevanza, all'ammuffimento, e alla depressione della Sinistra negli anni di Berlusconi."
Il "renzismo ipercinetico" ( sua definizione) "preda di una sbrigativa ossessione maggioritaria infine perdente (come si è visto), sarebbe solo la reazione di un vero leader (tardivo erede del Blairismo) capace di parlare al vero popolo della sinistra, stanco di solidi quadri si partito cresciuti nel materialismo dialettico e mollemente adagiati nell'eternità virtuosa di una opposizione che rifiuta qualunque responsabilità di governo per non rischiare di trovarsi invischiata nel breve sporco momento nel quale ci si incarna nel fango del compromesso politico


Pfiuuuuuuuu! Non credo di aver mai letto una analisi che riesca a inanellare una serie così spettacolare di banalità, falsità, ipocrisie e contraddizioni. Viene davvero da chiedersi su quale pianeta abbia vissuto Michele Serra negli ultimi 30 anni. Prima del renzismo, la sinistra di quei "solidi quadri di partito cresciuti nel materialismo dialettico" ha governato questo paese quanto è più della destra Berlusconiana contribuendo al suo sfascio in egual misura, sia a livello nazionale che a livello di amministrazioni locali. 

È la sinistra inceneritorista e fossile che ha riempito di impianti velenosi il paese, dagli inceneritori delle sinistrissime Hera, Iren, A2A e Acea, alle trivelle di Crocetta in Sicilia, ai 10 salvataggi consecutivi dell'ILVA dei Riva (ex Italsider dello stato) finanziati coi soldi pubblici a discapito della salute dei cittadini di Taranto, alle centrali a carbone, a turbo gas e a oli combustibili e ai gasdotti sempre sponsorizzati dalla classe piddina locale. 


Viene da chiedersi su quale pianeta Michele Serra abbia visto la sinistra che rifiuta di sporcarsi con il compromesso, perché qui, sul pianeta Terra-Italia, abbiamo visto un'altra storia.
Abbiamo visto i D'Alema condannare l'informazione italiana a 20 anni di monopolio Berlusconiano con il suo rifiuto di concedere le frequenze vinte con regolare gara al polo anti mediaset di Europa 7 dell'imprenditore Francesco Di Stefano relegandolo in una marginalità mediatica e informativa in cui la parte del leone la fa sempre Berlusconi
Qui sul pianeta Terra-Italia abbiamo visto "leader cresciuti nel materialismo dialettico" come Bersani, prendere 90.000 euro dai Riva per far fuori gli "ecodem" che pretendevano il rispetto dei limiti legali alle emissioni di veleni dall'Ilva in una commovente gara di solidarietà verso gli avvelenatori con il Vendola delle telefonate ad Archinà. 

Qui sul pianeta Terra-Italia abbiamo visto "materialistici dialettici" fare non compromessi, ma vere e proprie abbuffate con opere pubbliche e appalti di ogni tipo, dell'Expo al Mose, a Mafia Capitale, dove il "materialista dialettico" Veltroni ha scelto capi di gabinetto come Odevaine poi inquisiti per i loro rapporti spericolati con le cooperative mafiose di Roma, per poi andare allegramente a pugnalare il "suo" presidente del Consiglio Prodi. 

Renzi ha forse rottamato le persone non i loro metodi, obiettivi e politiche. Anzi si è posto come il prolungamento di quelle politiche con molta più efficienza e faccia di tolla, con l'ardore del neofita col pugnale nei denti e le unghie adunche e i canini assetati di sangue. 

Renzi ha fatto cose che noi umani non avevamo visto fare nemmeno a Berlusconi e che se fossero state fatte dal Caimano, avrebbero dato vita al fenomeno di giornalisti di Repubblica chi si sarebbero incendiati sotto Palazzo Chigi tipo Bonzi tibetani. Infatti mentre il grande puttaniere ha solo provato ad abolire l'articolo 18, Renzi lo ha fatto spietatamente, mentre Tremonti ha cominciato con le cartolarizzazioni degli assett pubblici, Renzi a privatizzato l'acqua pubblica nonostante il referendum del 2011. Mentre Romani ha solo sabotato le rinnovabili cambiando le regole in corsa e frenando la crescita delle imprese green, Renzi le ha proprio distrutte tassando l'auto consumo da fonti rinnovabili e dichiarando gli impianti fossili "di interesse nazionale", fino a immolarsi di sull'altare delle trivelle, alla faccia del presunto modernismo e della decantatissima economia digitale. 

Per non parlare della "buona scuola" che ha smantellato la scuola pubblica, del jobs act che ha precarizzato e vaucherizzato il lavoro, del salva banche/ammazza risparmiatori, di IMU banca d'Italia e dello spericolato salvataggio di qualunque personaggio della casta anche i più indifendibili (uno per tutti: quel senatore Azzollini che pisc@@@a in bocca alle monache). Per non parlare, infine, del tentativo di riforma costituzionale della JP(2) Morgan infrantosi fragorosamente contro gli scogli del NO il 4 dicembre. 
A meno che quella con il famoso finanziere Davide Serra, grande finanziatore di Renzi dalla City di Londra non sia qualcosa di più di una fortuita omonimìa, rimane un mistero perché Michele Serra abbia deciso di suicidarsi, partecipando al naufragio e affondando con la nave di Renzi, fino a trascinare nel fango una pur onorevole carriera giornalistica. 

Una prece in memoria del grande umorista sepolto sotto una spessa coltre di bava filo renziana,  e per i tanti (ma non tutti) giornalisti del gruppo l'Espresso/La Repubblica che con la loro condiscendenza verso il renzismo ormai fanno apparire Belpietro come un rivoluzionario e Sallusti come Che Guevara! 

Hasta la victoria siempre!

PS.
aggiornamento dell' 11 dicembre
Nel frattempo Renzi si è dimesso ma solo da Presidente del Consiglio, ha tenuto un discorso senza alcun contraddittorio alla Direzione del PD (da cui si guarda bene dal dimettersi) in perfetto stile Breznev, ha piazzato il suo "avatar" a Palazzo Chigi con la complicità del vecchio buon Matt e ha fatto pure la bella parte di quello che si ritira dalla politica senza vitalizio e senza paracadute. Sempre nel più totale silenzio della stampa condiscente di quella che una volta  fu la sinistra. 



giovedì 27 ottobre 2016

Gli indigeni indigenti


Per la prima volta questo blog ospita un articolo co firmato anche dall'amico e fratello Yvan Sagnet. 
Buona lettura.

In un commento dal titolo “La solitudine dell'indigeno italiano” comparso ieri su Repubblica, Ezio Mauro commenta l'increscioso episodio di Gorino concludendo che “ sul delta del Po, ieri è nata l'ultima nostra raffigurazione contemporanea, spogliata del cosmopolitismo, dell'identità europea, del multiculturalismo, del sentimento di cittadinanza del mondo. È l'indigeno italiano, ciò che certamente noi siamo ma che non ci eravamo mai accontentati di essere.
L'articolo comincia con la riflessione che “non ci voleva molto a prevedere quel che sta succedendo. La superficie sottile della civiltà italiana - la solidarietà cristiana, la fraternità socialista, il buon senso compassionevole liberale - si sta sciogliendo nei punti più deboli della nostra geografia sociale, i piccoli centri della lunga periferia italiana, i paesi di montagna e di campagna, le isole ghettizzate all'interno delle grandi città”.
Ezio Mauro ” definisce meglio questo “indigeno italiano come espressione di un ceto medio che viveva del proprio lavoro, e che con la crisi si sente precipitare nella mancanza di impiego e di futuro”, improvvisamente catapultato in una “guerra fra poveri” che oppone i penultimi agli ultimi, in pratica una vera e propria lotta di classe in formato inedito, che mette di fronte la modernità esausta e logorata della democrazia occidentale con la primordialità dei mondi disperati che prendono il mare per cercare sopravvivenza, e nient'altro. Gli ultimi si trovano davanti i penultimi, che non vogliono concedere agli stranieri un millimetro di spazio sulla terra che considerano loro. Se non fossero scesi fino appunto al penultimo gradino della scala sociale (quello di un ex) non si sentirebbero sfidati direttamente dai richiedenti asilo che bussano alla nostra porta: non si sentirebbero "concorrenti", invidiosi di quell'elemosina sociale che l'Europa elargisce con un'accoglienza riluttante...” 
conclude Ezio Mauro in quella che potrebbe anche essere interpretata come una evocazione probabilmente inconsapevole, delle teorie espresse da Luciano Gallino con ilsuo lavoro “La lotta di classe dopo la lotta di classe”,

Ecco che finalmente anche il giornalismo mainstream comincia a mostrare segni di una lucidità quasi premonitoria, che identifica chiaramente il problema fuori dagli schemi del razzismo usato dalle classi dominanti come “arma di distrazione di massa”, inquadrandolo più correttamente nel contesto di una crisi che degrada socialmente ed economicamente i lavoratori occidentali. Manca quel passo supplementare per giungere alla conclusione che questa crisi non sia altro che la conclusione inevitabile del modello economico del capitalismo finanziario. Bene quel passo lo facciamo noi.
Bisogna che Ezio Mauro e tutti i commentatori ufficiali si arrendano all'evidenza che stanno continuando a cercare di rianimare un modello economico che è ormai definitivamente in coma.
Un modello che, nato sotto la promessa di redistribuire la ricchezza ancorchè in modo diseguale (la famosa “mano invisibile” dell'economia classica) assicurando ricchezze smisurate ai padroni (sotto forma di profitti, dividendi, ristorni azionari) e una ricaduta di briciole alle classi sottoposte (sotto forma di salari o di welfare), ormai produce solo concentrazione di ricchezza e diseguaglianza, in una logica esasperata del profitto estremo che si esprime in modi differenti nell'occidente “ricco” o nel terzo mondo derelitto.


 In occidente si distruggono diritti e si livellano salari, nel terzo mondo si accaparrano terre fertili espellendo e gettando sul lastrico il tessuto di piccola proprietà contadina (Carlo Petrini e lo Slow Food hanno fatto di questa battaglia l'elemento centrale della loro iniziativa Terra Madre con il progetto dei diecimila orti in Africa http://www.slowfood.it/il-land-grabbing-si-mangia-lafrica-ma-anche-leuropa-e-litalia-e-a-rischio/ ) e si saccheggiano le ingenti risorse naturali dei paesi “poveri” acquisendole a prezzi di saldo grazie a rapporti di favore con le locali oligarchie corrotte e elette a interlocutori privilegiati dopo un accurato “processo di selezione” che ha ucciso tutte le forze sane che nel passato hanno tentato di affermare il principio dell'Africa agli Africani (vedi Patrice Lumumba in Congo, Thomas Sankara in Burkin Faso, Ken Saro Wiva in Nigeria, tutti trucidati per eliminare scomode e autorevoli voci che miravano a estromettere le multinazionali occidentali dalla gestione delle loro risorse naturali).
Thomas Sankara
Così questa overclass mostruosa che detta le regole del gioco in tutto il mondo tramite i colossi petroliferi nordamericani, arabi, russi o cinesi, e le relative oligarchie finanziarie determina l'espulsione dai processi produttivi dei lavoratori del mondo industrializzato, perché il fattore lavoro viene degradato a semplice costo da azzerare sia tramite la tecnologia che l'ideologia, in modo da massimizzare il profitto, facendo scendere di svariati gradini quelle classi medie che negli anni sessanta e settanta hanno costituito il tessuto connettivo della borghesia emergente e sui cui risparmi ancora vivono intere generazioni di giovani.
Ma nel terzo mondo fa ancora di peggio: determina l'espulsione degli esseri umani dalla loro terra, degradandoli a quelli che Papa Francesco chiama “scarti umani”, ossia, il portare alle estreme conseguenze quella “cultura dello scarto” definita nell' enciclica Laudato Si' par. 22 “un sistema di produzione alla fine del quale, le cose e le persone si trasformano
rapidamente in spazzatura”.
Ecco dunque che l'economia mondiale mette di fronte gli “ultimi” (gli “scarti umani” espulsi dalle loro terre e costretti a una emigrazione di disperazione), ai “penultimi”, ossia quel ceto medio che viveva del proprio lavoro, e che con la crisi si sente precipitare nella mancanza di impiego e di futuro.
Un ceto medio impoverito che non è necessariamente fatto solo di operai schiacciati dal ricatto occupazionale, la compressione dei diritti e la precarizzazione dei vari Jobs Act, ma anche di piccoli imprenditori messi spietatamente fuori mercato dalle grandi concentrazioni industriali e commerciali, piccoli contadini ricattati dalla grande distribuzione e costretti a cedere i loro raccolti a prezzi inferiori ai loro costi e equivalenti al loro valore nominale di 30 anni fa.
Un ceto produttivo di “indigeni” resi “indigenti” da politiche economiche che schiacciano l'economia reale produttiva di capitale sociale sotto il peso di una parassitaria economia finanziaria produttiva solo di capitale finanziario, che se dovesse rendersi conto di quale inganno è stato perpetrato in loro danno dalle oligarchie finanziarie globali le abbatterebbe in 24 ore. Invece viene orientato verso il falso nemico dello straniero che viene a “rubare il lavoro”.
E così questi Indigeni indigenti, impoveriti e impauriti, invece di rivolgere la loro rabbia contro i reali responsabili della loro indigenza, la orientano contro quegli stranieri e spesso rifugiati, a cui la over class finanziaria ha tolto tutto costringendoli ai viaggi della disperazione da cui molti di loro non faranno ritorno.
Questo è senza dubbio il capolavoro della overclass dominante: orientare la rabbia delle proprie vittime sugli effetti delle loro azioni anziché sulle cause del problema. E in un certo senso anche la legge sul caporalato recentemente approvata, si concentra più sugli effetti che sulle cause del caporalato originato in quella economia finanziaria speculativa che schiaccia i produttori locali comprimendone il reddito a vantaggio dei propri astronomici profitti intercettati dallo strumento della Grande Distribuzione Organizzata.
A fronte dei fatti di Goro e Gorino o altri episodi simili avvenuti in passato, il dibattito si polarizza sempre fra i due estremi dell'intolleranza razzista fascio-leghista da una parte e dello pseudo buonismo di facciata ipocrita dei renziani e piddini vari in cerca di un riscatto a fronte della loro infima povertà morale e etica dall'altra parte. Entrambi gli atteggiamenti non riescono a intervenire sulle cause effettive del problema ma si limitano a agire sui suoi sintomi, lasciando nell'oscurità i responsabili reali, quei poteri oscuri fossili e finanziari che tirano i fili dei vari burattini politici, e che ormai hanno rosicchiato la ricchezza mondiale imponendo regole inaccettabili sul piano etico e inefficaci sul piano finanziario e monetario che però vengono accettate passivamente dalle loro vittime, troppo impegnate a impedire a qualche profugo africano di godere del privilegio di accedere a un ostello estivo in pieno inverno.
Angelo Consoli

Yvan Sagnet



Ecco l'articolo originario di Ezio Mauro nella sua versione integrale: 
http://www.repubblica.it/politica/2016/10/26/news/la_solitudine_dell_indigeno_italiano-150593360/