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domenica 23 maggio 2010

Inter: campioni e mercenari.

L'inter ha meritatamente vinto la Champions. Ha compiuto un percorso non facile. Ha eliminato il Barcelona e il Chelsea, mica solo il Rubin Kazan. Su questo non ci piove. E l'inter ha anche un grande Presidente figlio di un grande Presidente. E anche su questo non ci piove. Vincere la coppa dalle grandi orecchie dopo 45 anni è una impresa che rimane nella storia, e tutto il calcio italiano, in primo luogo noi romanisti dobbiamo essere grati all'Inter per aver "salvato" il quarto posto, messo a repentaglio da anni consecutivi di eliminazioni precoci e brutte figure in Europa. Va bene. Ma la squadra che ha vinto ieri sera la finale di Madrid, aveva un solo italiano; il Presidente Massimo Moratti. Un gran signore, della cui conoscenza personale mi onoro. E in fondo questo post è dedicato soprattutto a lui. Perché non si merita il trattamento a cui lo stanno sottoponendo i protagonisti di una farsa di cattivo gusto. La scena deprimente alla quale stiamo assistendo, è quella di topi che scappano da una nave che non affonda, ma da una nave che naviga maestosa e ha vinto tutto. Che razza di topi sono questi? Da Romanista sono abituato a soffrire e a vincere poco. Ma sono anche abituato a dare un senso di romanità alla mia vittoria. Il primo scudetto ebbe a protagonista Amadei, il secondo Conti e il terzo Totti. Nel mio immaginario di romanista povero di vittorie ma ricco di sentimento, non è immaginabile un allenatore che porta la squadra alla vittoria in tre competizioni e poi abbandona. O, ancor peggio, un giocatore che segna le reti decisive per il "triplete" e poi ha il cattivo gusto di annunciare, il minuto dopo la consegna della coppa più prestigiosa, che leva il disturbo. Dopo neanche un anno. Se Mourinho e Milito sono stati decisivi per raggiungere questo straordinario risultato per l'Inter, per rispetto al Presidente Moratti e ai compagni che restano, quelli che pur non essendo italiani, però non sono neanche mercenari (ad esempio Zanetti, Capitano da 15 anni), avrebbero anche potuto aspettare la fine dei festeggiamenti prima di annunciare la loro fuga. Io, da romanista trovo questo scandaloso! Io da romanista sono abituato a campioni fedeli alla maglia, non a mercenari fedeli al solo portafoglio. Per carità, qualcuno c'è stato, ma si è trattato di deplorevoli eccezioni. Io sono abituato a pensare che chi conduce la squadra a una finale di coppa dei campioni, poi rimanga a curarsi del settore giovanile di quella squadra, come ha fatto Bruno conti, onore a lui! Non capisco come si possa vincere una coppa dei Campioni e squagliarsela come ladri il minuto dopo solo perchè c'è un'offerta più allettante da parte del Real Madrid. Io da romanista, avrei preferito vedere i tifosi interisti celebrare senza quest'ombra, questa macchia, la splendida vittoria di Madrid. E sono sicuro che, passata l'ubriacatura celebrativa, anche i tifosi interisti lo avrebbero preferito, a cominciare da quel galantuomo di Moratti, trattato come un bancomat ch ha finito i soldi.

giovedì 20 maggio 2010

Pasquino is back! E questa volta ce l'ha con i Celti allo zafferano!


Pasquino ha colpito ancora! Ieri mi è improvvisamente comparso nella posta arrivata della mia casella di posta elettronica una nuova poesia di Pasquino. Come sta ormai cominciando a diventare consuetudine mi pare giusto "affiggere" questa nuova esilarante poesia del poeta-bandito nel mio blog!
Buona lettura a tutti!

La trasmigrazione delle anime dei Celti

I Celti erano dei veri fusti:
alti, muscolosi e robusti,
bevitori, irascibili e litigiosi,
di divinità naturali religiosi:
acqua dei fiumi, albero secolare
erano loro Dio, loro altare.
Trasmigrazione la loro fede,
che dopo morte testè succede.
Perciò in pugna erano nudi
con elmo a corna e senza scudi.
Oggi dove son trasmigrati?
Nei capi della Lega esagitati.
Trasmigrazione mal riuscita.
Vedi, infatti, a chi han dato vita.
E’ muscolo di Borghezio il lardo,
usato in mischia come baluardo?
E’ celtica la pancia che traballa
di Calderoli che cammin balla
o quando con fare imperioso
solo carte distrugge festoso?
E Maroni ha un’altezza deguata
dai poderosi Celti ereditata?
E Cota che rischia di svenire.
quando esprime suo inutil dire?
E Zaia, e Tosi e Salvini
sol contro deboli spadaccini?
E Bossi che con viso scuro
sbraita torvo:” “L’ho duro?”.
Ma è solo una pura trovata,
per tenere gente incantata.
Ora deciso e con cipiglio
ha messo in scena il caro figlio,
che balbetta e con testa dura
ha il primato della bocciatura.
Simbolo è Alberto di Giussano
che gli storici cercano invano
tra documenti e carte antiche,
ma senza esito loro fatiche.
Insomma è bugiarda invenzione,
per darla a bere al popolo coglione.
Mai esistito storico documento
che parli di Pontida il giuramento.
Con elmo a corna Leghisti radunati,
si credono Celti trasmigrati,
ma forse son Menelao recenti.
traditi da mogli impenitenti.
“ Pasquino, ancora ti accanisci
e i Nordisti di nuovo colpisci?”
“Si, per memorar chi diede sua vita
a fare Italia una nazione unita,
tanti generosi e senza tentennamento,
che fecero glorioso il Risorgimento”

Pasquino, maggio 2010.

martedì 18 maggio 2010

La Terza Rivoluzione Industriale, è già incominciata. In Sicilia.



Con il convegno dal titolo “Terza rivoluzione industriale e nuova occupazione”, si discute a Palermo, giovedì 20 maggio 2010, all’Hotel Addaura, di posti di lavoro creati da un modello energetico di Terza rivoluzione industriale. L’evento è organizzato nel contesto del Windsurf World Festival di Mondello, e non avrebbe potuto trovare una collocazione più simbolica. Infatti questo happening vede il passaggio di centinaia di migliaia di giovani amanti del mare e degli sport che sono basati su vento sole e acqua, proprio gli ingredienti principali del modello energetico di Terza rivoluzione industriale. E infatti i giovani sono il motore di questo nuovo modello energetico, perché esso si incrocia con i social network attraverso i quali passa la loro comunicazione.
L’informazione centralizzata in pochi network televisivi ha progressivamente lasciato il posto alla comunicazione interattiva e decentrata su internet, con le comunicazioni mobili e satellitari, gli sms, mms, etc.
Milioni e milioni di cittadini, per lo più giovani e adolescenti, comunicano fra di loro trasmettendo video, testi, immagini, dati, attraverso le varie applicazioni che la rete offre loro (email, youtube, facebook, myspace, wikipedia, twitter, msn, skype…), abbandonando progressivamente il ruolo di puri consumatori e diventando anche fornitori di informazione.
La stessa cosa sta lentaamente accadendo, grazie alle nuove tecnologie, anche nel settore dell’energia, e come Jeremy Rifkin ha lucidamente previsto fin dal 1995 con il libro “La fine del lavoro”, il carattere interattivo e decentrato della produzione di informazione si trasferisce sempre più anche al settore dell’energia. La convergenza di un modello di comunicazione interattivo e decentrato con un modello energetico altrettanto interattivo e decentrato, comporta ricadute positive sul quadro socio-economico e occupazionale, oltre che su quello della democrazia, più in generale.

La seconda rivoluzione industriale ha permesso un impetuoso sviluppo della specie umana, ma ha anche prodotto i guasti climatici che sono sotto gli occhi di tutti, oltre che una società verticistica, ineguale e ingiusta, a immagine delle fonti fossili e concentrate che l’hanno caratterizzata (carbone petrolio uranio e gas). Questo si manifesta oggi con l’intrecciarsi delle tre crisi, economica, ambientale e energetica che segnano il picco della globalizzazione e l’entrata in crisi strutturale di un modello economico in cui la produzione e la distribuzione dell’energia erano riservate a poche caste e potentati seduti sulle riserve di petrolio o i giacimenti di uranio, oltre che sulle montagne di capitali pubblici e privati necessari a sfruttare tali fonti concentrate. Con la Terza Rivoluzione Industriale non sarà più così.

In un futuro non troppo lontano, tutti saremo in grado di produrre la nostra energia, nelle nostre case, nelle fabbriche, negli uffici, negli alberghi, negli ospedali, nei centri commerciali, negli impianti sportivi, nelle aziende agricole. E attraverso un sistema di rete intelligente saremo in grado di scambiarci l’energia così prodotta in un vasto network interdipendente, e di accumularla sotto forma di idrogeno. Tutti diventeremo insomma, produttori, e non solo consumatori di energia, in parallelo con l’informazione, in un nuovo quadro economico che Rifkin definisce di “capitalismo distribuito”.

Questo nuovo modello energetico a emissioni zero, non è solo una necessità sul piano climatico e ambientale, ma rappresenta anche la base per una ripresa economica di proporzioni epocali (tanto che si parla di Green New Deal), perché esso presuppone una intensità di lavoro di gran lunga superiore all’intensità di lavoro dei modelli energetici basati sulle fonti concentrate per eguale unità di prodotto, e una conseguente creazione di impresa, occupazione legata al territorio e costante innovazione tecnologica, per un piano strategico economico di lungo periodo (quello che Jeremy Rifkin chiama “economic long-term game plan”).

La Terza Rivoluzione Industriale creerà milioni di posti di lavoro nei settori energetico e delle telecomunicazioni avanzate contribuendo in modo determinante a risolvere la crisi economica globale di cui la crisi del credito è solo un effetto evidente.

I piani di salvataggio delle banche sono azioni necessarie ma non sufficienti, perché agiscono solo sull’effetto più evidente della crisi strutturale della seconda rivoluzione industriale. Per agire sulle sue cause bisogna creare e distribuire ricchezza, creando posti di lavoro stabili e locali, che permettano ai cittadini di consumare senza trasformarsi in “cattivi creditori”.

L' estensione della Terza Rivoluzione Industriale dal campo dell’informazione a quello dell’energia è un processo epocale, irreversibile e inarrestabile. Ma si tratta di un processo la cui velocità dipenderà dalle politiche pubbliche per il clima e l’energia. Esso accelererà se prevarranno orientamenti ispirati all’innovazione tecnologica, al decentramento produttivo e alla sostenibilità. Esso è invece destinato a rallentare inesorabilmente laddove prevarrà la tendenza alla conservazione dei modelli energetici basati sulle energie concentrate e in difesa del lucroso business model che essi continuano a garantire a monopoli e potentati energetici.

In proposito Jeremy Rifkin suole ricordare che siamo al tramonto delle energie concentrate che hanno caratterizzato l’impetuosa crescita della seconda rivoluzione industriale, e che i tramonti durano molto, dunque dobbiamo approfittarne per cominciare a predisporre da subito l’infrastruttura energetica basata sulle fonti solari e rinnovabili. La nostra atmosfera infatti, sempre nelle parole di Rifkin, “si sta esaurendo molto più rapidamente dei combustibili fossili”.
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É dunque sconsigliabile aspettare di aver esaurito l’ultima goccia disponibile di petrolio prima di incominciare a predisporre un’alternativa.

É invece interesse comune della razza umana intraprendere una missione epocale atta a accelerare al massimo la trasformazione dei processi energetici secondo il modulo della Terza Rivoluzione Industriale, per ripristinare al più presto possibile l’equilibrio chimico della nostra biosfera, quella che ha permesso l’emergere e l’evolversi della razza umana, e la cui alterazione irreversibile comprometterebbe le condizioni della nostra sopravvivenza.

Si tratta di quella che Rifkin ha battezzato “Politica della Biosfera” in opposizione alle geopolitica che dalla pace di Westfalia in poi, ha devastato, i nostri continenti, incendiandoli con tragiche avventure militari nelle quali milioni di esseri umani hanno perso la vita in guerre il cui scopo, dichiarato o meno, era sempre l’accesso alle fonti concentrate di energia.
In questo sforzo epocale, ciascuno è chiamato a fare la sua parte, e gli enti locali assurgono a nuovi livelli di protagonismo che non sono mai stati a loro disposizione fino ad ora perché la produzione energetica basata sulle fonti fossili e concentrate è sempre stata fuori della portata loro, come della piccola e media impresa, delle famiglie e dei singoli individui. Si apre dunque una grandissima opportunità di innescare nuove politiche virtuose dell'energia che, a partire dal livello locale, coinvolgano democraticamente tutti i cittadini e permettano una redistribuzione della produzione dell'energia e della ricchezza ad essa legata. E in ultima analisi una espansione della democrazia.

La disponibilità diffusa delle fonti energetiche distribuite, a differenza di quelle tradizionali, concentrate nelle mani di pochi potentati mondiali, permette alla Terza rivoluzione industriale di essere realizzate anche su piccola scala, ad esempio a livello regionale o anche comunale. Questo è appunto quello che sta avvenendo in Sicilia, dove imprese che installano ilo fotovoltaico hanno deciso ad esempio di fare una scelta “etica” e di diminuire i profitti provenienti dal loro lavoro per addestrare giovani disoccupati o anche appartenenti a categorie sfavorite, come i sordi della Cooperativa Segni di Integrazione, che grazie ad un processo empatico voluto dal CETRI, hanno potuto essere formati e poi inseriti in un lavoro fatto dall’azienda Meridiana di Palermo per le Cantine Cusumano di Partinico.

Ma attenzione, una rivoluzione non è sempre un processo così pacifico! Si impongono talvolta scelte nette, anche violente. Ci sono vinti e vincitori. In questo caso i vinti hanno ancora un grande potere, perché fondano ancora la maggior parte del nostro attuale modello energetico insostenibile. E non si arrenderanno senza combattere in difesa dei loro interessi. Aspettiamoci i colpi di coda dell’animale ferito. E forse è in questa chiave che vanno letti alcuni clamorosi sviluppi della cronaca siciliana degli ultimi giorni.

lunedì 17 maggio 2010


Dalla lezione di Copenhagen alla speranza della Sicilia


La Conferenza Climatica Onu COP 15, meglio conosciuta come "conferenza di Copenhagen" ha avuto un esito prevedibilmente negativo e inconcludente. Per meglio comprendere le ragioni del "fiasco danese" bisogna andare oltre il rituale "blame game" il gioco delle colpe, lo scarica barile che si e' scatenato nei giorni immediatamente successivi e che ancora oggi anima il dibattito al riguardo.

Atteggiamento eccessivamente conciliante e realismo opportunista di Obama? Forse.

Doppio gioco cinese con continuo spostamento delle condizioni e tattiche filibustiere? Certamente ma non solo.

Eccessiva rigidità della co-conduzione danese-olandese (Yvo de Boeur, Grand Commis ONU per il clima è appunto olandese e si è dimesso dopo il fiasco)?

Mancata leadership europea? Innegabilmente, ma...

le ragioni del fallimento vanno lette molto più in profondità.

Io comincerei col mettere in questione l'approccio limitativo e negativo che la politica climatica internazionale ha stabilito a partire da Rio, approccio poi cristallizzato con il protocollo di Kyoto. Un approccio che, se poteva avere un senso negli anni novanta, oggi appare superato sia sul piano energetico, che su quello ambientale, economico e tecnologico. Un approccio che ha portato la Commissione Europea a commettere l'errore, nonostante il parere contrario di fior di esperti di comunicazione, di lanciare la parola d'ordine del "burden sharing" (poi mitigata nel meno sinistro ma sempre negativamente connotato "effort sharing").

In altre parole, oggi non ha più senso chiamare la comunità internazionale e i leader mondiali a confrontarsi su quante emissioni tagliare, di quanto limitare la crescita, entro quando e con quali costi. Questo approccio, totalmente negativo, non entusiasma più nemmeno gli ambientalisti più convinti, crea diffidenza e sospetto fra Paesi e categorie di Paesi ( gli inquinatori e i non inquinatori, gli sviluppati e i sottosviluppati, i "buoni" e i "cattivi"). Dare obiettivi negativi da raggiungere non funziona più. E' ora di prenderne atto e di elaborare una nuova piattaforma che converta in positivo la "narrazione climatica ("positive narrative" nelle parole di Jeremy Rifkin), e di definire un piano economico di lungo periodo in cui gli obiettivi per ogni Paese siano di crescita (economica, occupazionale, tecnologica) invece che di "riduzione" del danno ambientale, di "limitazione" dellindustria, di "contenimento" delle emissioni.

Il raggiungimento degli obiettivi deve essere visto come una "opportunity" invece che come un "burden" o un "effort". E' chiaro che questo nuovo approccio presuppone un cambiamento di prospettiva, una vera e propria rivoluzione copernicana, in cui i punti di riferimento paradigmatici devono essere quelli positivi, di crescita, della Terza Rivoluzione Industriale, che comportano la predisposizione di una nuova infrastruttura energetica distribuita e interattiva. In altre parole una nuova visione energetica e economica che acceleri la transizione dal ciclo del carbonio (e delle altre fonti concentrate come l'uranio) al ciclo del sole e dell'idrogeno. Una visione anti-entropica dell'uso delle risorse naturali, in primo luogo quelle energetiche, in cui il principio del "parco naturale" diventi la regola e non l'eccezione, esca dalle logiche della "riserva" nella quale confinare il creato mentre il resto della natura può essere placidamente devastato in nome di un malinteso concetto di progresso.

Una nuova visione del mondo che integri la specie umana e i suoi processi energetici negli ecosistemi di quella biosfera che ne ha permesso la nascita e la crescita. In questo senso bisogna guardare con ammirazione all'esperienza Siciliana in cui si è sta avviando, in poco tempo e nonostante inimmaginabili pressioni contrarie, uno straordinario laboratorio delle nuove energie, che porterà nella scia di regioni che ormai da anni sono leader delle fonti energetiche di terza Rivoluzione Industriale come la Navarra e l'Aragona. Mi piace pensare che in minima parte, a incoraggiare la regione siciliana su questa strada, sia stato il fatto di aver trovato al suo fianco, Jeremy Rifkin, che all'inizio di questo percorso, è venuto a sostenere le ambiziose politiche climatiche di questa regione, nella convinzione mai perduta ma anzi sempre rafforzata, che le Regioni, e gli enti locali in generale, possono e devono acquistare un nuovo protagonismo negli scenari energetici distribuiti della Terza Rivoluzione Industriale.

La Sicilia ha in programma lo sviluppo simultaneo dei quattro pilastri della Terza Rivoluzione Industriale, predisponendo le basi per una infrastruttura energetica rinnovabile. Questo permetterà l'accelerazione "quantica" verso la propria autonomia energetica, adottando politiche di sostegno alla rapida introduzione dei quattro pilastri, e coiè, oltre alle rinnovabili, l'edilizia a energia positiva, le reti elettriche intelligenti (smart grids) e l'idrogeno, un campo nel quale positive esperienze sono già incominciate con l’Istituto ITAE intitolato a Nicola Gordano” di Messina, esperienze che però devono adesso essere adeguatamente sostenute e ampliate, in modo da fare massa critica e creare"filiera" (i distretti produttivi, sorti con il sostegno delle organizzazioni imprenditoriali sono una prima condizione necessaria ma non sufficiente). Sarebbe ad esempio necessario collegare la Regione con le più avanzate esperienze in materia di idrogeno e smart grids, come il Walqa Technology Park in Aragona, o il centro di Keratea in Grecia. Società regionali, deputate istituzionalmente a creare incubatori di innovazione industriale sul territorio, potrebbero essere il motore della Terza rivoluzione industriale in Sicilia. Dobbiamo tener presente che l’introduzione di tecnologie energetiche avanzate, non avviene mai ad opera del solo settore privato. Non è mai stato così (pensiamo agli immensi investimenti pubblici nelle reti petrolifere e nel nucleare), e certo non sarà così adesso. Siamo al momento delle PPP (Partnership pubblico Privato). E in questo la Regione Siciliana, e le regioni in generale devono essere e rimanere in prima fila.

Questo nuovo protagonismo energetico degli enti locali, che sarebbe stato impossibile nello scenario energetico basato sulle fonti concentrate, totalmente fuori della portata (e anche della sensibilità) degli enti locali, può fornire quella speranza, negata dalla conferenza di Copenhagen , che l'uomo in fondo, non voglia scomparire, che ci siano ancora i margini per un recupero di "empatia" verso le generazioni future e verso quei nostri fratelli meno fortunati che pur non avendo beneficiato affatto dei vantaggi materiali della seconda rivoluzione industriale, rischiano adesso, per somma ironia della sorte, di pagare il prezzo più alto, con le alterazioni climatiche innescate dai duecento anni di follia petrolifera, che hanno sconvolto gli equilibri chimici della nostra biosfera fino a minacciare non il pianeta, come spesso erroneamente si sostiene, ma la nostra stessa sopravvivenza su di esso.

Con politiche energetiche di Terza Rivoluzione Industriale programmate in Sicilia si mettono le basi per una nuova crescita non solo economica ma anche sociale e democratica del territorio, per un nuovo modello energetico che sia portatore di speranza.

Quella speranza “Obamiana” che proprio a Copenhagen è stata negata dall’egoismo e dal pensare “vecchio” dei governi e che potrebbe essere restituita al cittadino proprio dalle Regioni e dalla Sicilia innanzitutto.

Per questo è molto importante avere un momento di riflessione come quello della Conferenza organizzata dal CETRI nell’ambito del Windsurf World festival a Mondello-Palermo giovedì 20 maggio 2010.

Per maggiori informazioni: http://cetri-tires.org/press/?page_id=361

domenica 2 maggio 2010

Il gelataio palermitano, Pasquino e la Lega









In una domenica post primo maggio in spiaggia a Palermo, ho trovato il tempo di farmi una chiacchierata con un simpatico gelataio palermitano che, sfegatato sostenitore del Presidente puttaniere e del diritto della Chiesa di sostenere un uomo politico anche se in aperta contraddizione con i principi del Vangelo, "purchè sia un buon premier" (la definizione di cosa sia un buon premier rimane del tutto soggettiva, evidentemente), mi ha rivelato che lui è d'accordo con Bossi e che da Siciliano si vergogna dei Siciliani che vanno al nord e ci fanno fare brutta figura perchè sono scansafatiche e disonesti mentre gli imprenditori del nord sono gente onesta e lavoratrice. Volevo rispondergli che i Siciliani, come tutti i meridionali, il nord padronale lo hanno fatto ricco con le loro braccia e con indicibili sacrifici personali e umani, ma ho capito che non sarebbe servito a niente, e che potevo anche risparmiare il fiato, perchè uno che si vuole male, e vuole male alla sua gente, è inutile cercare di convincerlo, perchè il mio era un ragionamento logico et etico, mentre il suo era un ragionamento emotivo e di comodo, quindi non parlavamo la stessa lingua. Ho anche capito perchè Berlusconi vince anche al Sud nonostante l'abbraccio della Lega al Nord. Perchè al sud ci sono elettori come il mio amico gelataio palermitano, autolesionisti fino al ridicolo, a cui non interessa niente che le politiche di questo governo, condizionate dalla Lega, mirino a sottrarre i miliardi dei fondi FAS al Meridione per renderlo ancora più povero, a sfruttarne le risorse senza pagare il dovuto prezzo, a smembrare la coesione sociale del Paese mentre l'Europa e il mondo vanno verso l'unità e l'Empatia. E quelli che la pensano così sono molti, e Berlusconi questo l'ha capito e riesce a comporre l'antimeridionalismo settentrionale e l'autolesionismo meridionale in un unico grande fattore di consenso che gli permette di restare a galla, creando quella massa critica di voti che, grazie alla legge elettorale-porcata (ancora una trovata leghista) diventano sufficiente per occupare il potere senza legge nè limiti.
Subito dopo, ho ricevuto da un misterioso amico che si firma Pasquino, (come la leggendaria statua romana a cui temerari oppositori del regime dello Stato Pontificio appendevano cartelli per lo più satirici contro il potere temporale della Chiesa), mi ha inviato questa simpatica poesia divulgativa che fa riflettere sulle strategie della Lega molto di più di qualunque analisi politologica, quanto mai inappropriata e sprecata visto che Castelli, Bossi Calderoli & C. più che degli uomini politici, sono dei simpatici caratteristi da B Movie. Allora voglio dedicare al mio amico gelataio palermitano, e a tutti quelli che la pensano come lui, la poesia di questo novello Pasquino meridionale, sperando che la satira riesca ad arrivare laddove la logica deve alzare le braccia!

La Lega ci slega.

Dal Nord la sabauda Monarchia
gridò forte :” L’Italia sia”.
Si impegnò per un’Italia unita
e a sogno secolare diè vita.
Ora dal Nord nuova monarchia
a distruggere l’unità dà il via.
L’Italia di Cavour e di Mazzini
intende ridurla a spezzatini
L’impresa dei Mille e Garibaldi?
Vecchia roba, da dare ai saldi.
E la memoria della Resistenza?
Certo se ne può fare senza.
I leghisti come cinici avvoltoi:
“La solidarietà? Son cazzi tuoi”.
Chi paga le multe quote latte?
Il Sud. La Lega se ne sbatte.
Ora si grida: “ A noi le banche.
Le società finanziarie? Anche!”
Parlano spesso di celtica civiltà,
mai esistita in tutte le età.
Sprezzanti, spavaldi solo a parole
nei loro raduni raccontan fole.
La loro “durezza” è solo vantata
in una ripetitiva arlecchinata.
Son cacciatori con armi impari
dei nuovi schiavi extracomunitari.
Falsamente si dicono cristiani
ma scaccian gli altri come cani.
Gridano sempre “Roma Padrona”,
ma vanno a caccia di poltrona
Ora il capo grida con cipiglio:
“Si merita dirigenza mio figlio”.
E i meriti? “ Non aver cura”.
Basta l’ennesima bocciatura.
Italia, svegliati! E’ già tardi.
O sbranata da lupi e gattopardi.
Ogni Italiano senta indignazione,
se vuol salvare Stato e Nazione.


Pasquino, aprile 2010

sabato 1 maggio 2010

I cormorani della Luisiana e gli apprendisti stregoni dell'energia



Il Cormorano, proprio lui, quell'elegante uccello che abbiamo visto fino alla nausea su tutti i media impiastricciato nel petrolio della marea nera, è il simbolo della Luisiana, rappresentato mentre nutre i figlioletti nel nido proprio nella bandiera dello Stato Americano. La Luisiana, terra martire degli appetiti petroliferi. Prima gli uragani e adesso la marea nera, il disastro che può cambiare la faccia di quella parte grandissima del pianeta e avere effetti sulla vita e la biodiversità in tutto il golfo del Messico. Ma sia chiaro, questo disastro non è creato dal petrolio. E' creato dall'uomo, dalla sua avidità. Non sono contro il petrolio, che è stato anche per un certo periodo un fattore di progresso. ma contro la sua combustione. Bruciare, è un modo stupido di produrre energia! La natura non brucia nulla (a meno che non ci pensino i piromani), ma produce energia e vita attraverso processi termochimici. Dovremmo fare così anche noi, ma purtroppo abbiamo investito somme monumentali nella ricerca petrolifera e nucleare, distogliendole dalla ricerca solare, quella che fin da subito poteva portare il mondo in un’altra direzione. E dalla ricerca sull’idrogeno. Non ho niente contro il petrolio ma esso dovrebbe essere utilizzato solo come materia prima per prodotti chimici e farmaceutici e non come fonte energetica; bisogna smettere di trivellare la superficie terrestre alla ricerca di un liquido che rende ricchi pochi potentati e impoverisce il resto dell'umanità, la imprigiona nei suoi disastri ambientali. E speriamo che questa "botta in testa" abbia fatto rinsavire Obama che recentemente sull’energia era andato un po’ "in bambola", con tutti quei potentissimi e ricchissimi lobbisti petroliferi e nuclearisti che, anche se non hanno pagato la sua campagna elettorale, hanno pagato comunque quella di tutti gli altri, democratici compresi, e che quindi lo condizionano comunque anche se indirettamente e lo costringono a compromessi al ribasso dalle sue idee di CHANGE, quando non a recedere completamente.
Il disastro della Luisiana dimostra solo che siamo una specie pericolosa per noi stessi e per gli equilibri del pianeta. Ma mettiamo in chiaro una cosa: non stiamo mettendo a rischio il pianeta (che nostro malgrado, ci sopravviverà comunque), ma stiamo mettendo a rischio la nostra sopravvivenza su questo pianeta, e quella di tante specie viventi della cui sorte non dobbiamo arrogarci il diritto di decidere!
Anche i più potenti uomini del mondo, i petrolieri, quelli che guadagnano in un giorno quanto i tre miliardi di persone più povere in un anno, davanti alle forze della natura si dimostrano per quello che sono: degli ignobili e impotenti apprendisti stregoni, pasticcioni e codardi, oltre che tirchi (perchè un sistema di sicurezza da 500 mila euro la BP se lo poteva anche permettere, credo).
Che fare allora? Tornare alla carrozza e alla candela? Chi propone questo non tiene conto che il sole manda quotidianamente sulla terra un’energia quindicimilavolte superiore ai nostri consumi giornalieri. Il sole ha sempre dato energia all’uomo dacchè l’uomo esiste (170.000 anni circa) salvo che negli ultimi cento anni della folle parentesi petrolifera, quando abbiamo risputato nell’atmosfera i depositi di carbonio formatisi nel giurassico, che avevano permesso la “pulizia” dell’involucro della biosfera, permettendo a noi di esistere, e alla terra di diventare quel “pianeta blu” unico nel sistema solare. Allora dobbiamo abbandonare il ciclo energetico del carbonio e tornare al ciclo energetico del sole, ma con nuove tecnologie, (non certo con candele e cavalli, anche se non ho niente contro le une e gli altri) mettendole a sistema, creando rapidamente una nuova infrastruttura industriale “leggera” e distribuita basata sulle rinnovabili, l’idrogeno, le smart grids, le costruzioni a energia positiva. Ci diranno che è un sogno, che non si può fare. Ma si sta già facendo. Diceva Groucho Marx “those who say that it can’t be done are kindly requested not to obtruct those who are doing it (= quelli che dicono che non si può sono cortesemente pregati di non ostruire quelli che lo stanno facendo). La Navarra è già all’80 per cento di rinnovabili come l’Aragona, dove esistono centri direzionali che vanno già a idrogeno prodotto da rinnovabili. E proprio questo fa più paura all’establishment dell’energia. L’alternativa esiste. Dobbiamo solo metterla a regime, trasformare le infrastrutture e le reti energetiche e creare l’industria delle nuove tecnologie energetiche. Ci diranno che costa un sacco. Ma costa molto di più continuare con il petrolio e le fonti concentrate, solo che sono costi che paga la collettività e non i grandi gruppi energetici. Fatti i conti giusti, con tutti i costi esternalizzati (ambiente, salute, inquinamento) la messa a regime dell’energia distribuita di fonte solare costa di meno. Rende, anche meno ai grandi speculatori, ma chissenefrega! In questa, come in tutti le rivoluzioni ci saranno vincitori e perdenti. I perdenti saranno quelli che fanno profitti astronomici con le loro fonti energetiche. E con il nostro ambiente. I vincitori saranno tutti gli altri. Compresi i cormorani della Louisiana