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mercoledì 24 marzo 2010

Pier Camillo Davigo for President (o almeno for Minister of Justice)

"Va bene, lo scherzo è finito, Angelino, lascia stare quella toga e ritorna alla tua salumeria, il vero Ministro della Giustizia è arrivato. Prego dottor Davigo, si accomodi nel Suo Ministero". In un Paese normale, questo sarebbe più che un semplice sogno irrealizzabile, ma la cosa più normale. Misurato, sensato, competente e informatissimo, Piercamillo Davigo seduto sul divano rosso della Dandini è una vera e propria epifania. Salta con una proprietà di linguaggio mostruosa, e un asciutto senso dell'humor dalla descrizione del suo primo caso di corruzione, il cui protagonista gli rivela che la corruzione è talmente generalizzata che ci vuole coraggio ad essere onesti ("bisognerebbe vivere in un Paese dove ci vuole coraggio a fare il delinquente non la persona onesta!"), alla spiegazione di come i condoni e le amnistie periodiche devastano il senso della legalità ("se le case abusive venissero abbattute sistematicamente nessuno più le costruirebbe!"). In tutta l'intervista non si menziona mai Berlusconi, ma tutta l'intervista E' su Berlusconi e sul deleterio effetto che ha avuto il berlusconismo sul senso di legalità di questo povero Paese. Sto sognando Piercamillo Davigo a largo Arenula. Per piacere non mi svegliate!

lunedì 22 marzo 2010

Il "buon maestro" del nostro attimo fuggente

Ho frequentato il liceo classico a Brindisi dal 1972 al 1976. Anni in cui la spensieratezza e l'incoscienza si confondevano. Anni in cui si formavano amicizie che hanno attraversato i decenni. Anni in cui, alcuni di noi hanno avuto la fortuna di avere Elio Galiano come professore di Storia e Filosofia. Gigi, Michele, Arnaldo, Tommy e Angelo furono la linea maginot della coscienza che si formò grazie alla capacità del professor Galiano di usare la conoscenza non come mero nozionismo ostentativo ma come fattore di stimolo per il nostro spirito critico. Mai una caduta di tensione, con lui, mai un momento di banalità, di conformismo. In quegli anni le lezioni di Elio erano boccate d'aria pura in cui sentivamo la nostra anima liberarsi dei pregiudizi di cui era infarcita e "respirare", in cui vivevamo la ricerca di noi stessi con una intensità che poi avrei rivissuto solo col film "L'attimo fuggente", sempre fatte le debite differenze di epoca e di situazione. Sono rimasto in contatto con Elio, e ogni tanto mi arrivano alcune sue riflessioni via email. L'ultima, su autoritarismo, legalità e moralità, mi ha riportato indietro a quel tempo e mi ha ricordato quanto devo a Elio Galiano per quello che sono oggi. Ho deciso di rendere omaggio al mio Professor Keatin/Robin Williams, al mio buon maestro Elio Galiano (raffigurato nella foto com'è oggi senza la proverbiale pipa col tabacco "Clan"), condividendo con tutti voi che avrete la pazienza e la curiosità di leggerle, queste sue profonde riflessioni, e lo saluto di cuore con un "Capitano mio capitano!"
Buona lettura!

Autoritarismo: illegalità o immoralità?
by Elio Galiano

Nella mia lunga carriera di insegnante mi sono sempre preoccupato di spronare gli studenti alla ricerca di essere se stessi. Ho sempre “piegato” le discipline che insegnavo (filosofia e storia) a strumenti per questa ricerca. I contenuti disciplinari erano scelti per questa finalità. E la storia e la filosofia ne offrono a iosa. Basta pensare a Socrate che spronava al dialogo, certo che ognuno di noi può essere protagonista della ricerca della verità. E chi non ha gridato nelle piazze, negli incontri, nelle discussioni “Conosci te stesso” se non Socrate? Basta pensare a Kierkegaard che, indicando una via tutta in salita per la ricerca di Dio e valorizzando la singolarità di ciascuno di noi, ha riproposto l’essere se stessi. Basta pensare all”Aude gnoscere” di Kant e alla sua convinzione che la sorgente della legge morale è nella nostra coscienza soggettiva. E nella storia basta rintracciare in infinite situazioni ed eventi il grido della libertà. Mai un’operazione di indottrinamento, come condizionamento spirituale,che si sostituisce o si sovrappone ad altri condizionamenti. Mai occasioni per il nozionismo che in pratica è una dispersione dell’io.
Nei primi incontri con gli studenti constatavo che erano infarciti di pregiudizi, di luoghi comuni, di generalizzazioni o di analogie. Dopo pochi incontri notavo in loro uno sbigottimento e avvertivo che la loro anima respirava e tendeva ad essere se stessa e non più copia di qualcuno. Io sentivo il dovere di scardinarli dal sentito dire, dall’abitudine. Ognuno di noi è una proposta irripetibile, benché l’infinita moltitudine di esseri. Salvaguardare la propria unicità è la vera ricchezza. Ciò che fecero Budda e S. Francesco, quando abbandonarono gli agi e rifiutarono la ricchezza.
Oggi in cui dilaga sempre di più una nuova alienazione: la riduzione dei soggetti ad attori inerti del mercato, che si regge sui bisogni indotti e non naturali e fondamentali, è facile intorpidire le coscienze, impedire la ricerca di essere se stessi, con la menzogna, con false promesse con fantasmagoriche illusioni allestite dalle trasmissioni televisive. Oggi è in atto non solo il deprecato fenomeno dell’accentramento dei poteri, ma la divinizzazione del premier. Proprio in virtù di tale fenomeno si rinuncia a pensare con la propria testa, si fanno proprie le frasi, come se fossero verità solari, le considerazioni, le valutazioni espresse dal “capo”, considerato fra l’altro dotato di potere salvifico. Si considerano valori gli espedienti illegali praticati dal capoclan.
A tutto ciò io mi ribello.
La più grande scoperta, predicata da Gesù, è il valore della persona. Dopo tale scoperta non ci dovrebbe essere servi o schiavi. Il valore-persona è la via per essere se stessi, al di là del ruolo sociale o politico.
Ciò che accade oggi nel nostro paese non è solo illegale, ma soprattutto immorale. Il soffocare la possibilità di essere se stessi, il vivere all’ombra di altri, l’oscuramento delle coscienze è contro la morale.
Le parole di Jaspers, qui di seguito riportate, chiariscono meglio le conseguenze della rinuncia a se stessi e i pericoli dell’autoritarismo (Psicologia delle visioni del mondo).

“In una situazione di autoritarismo si verifica un assoggettamento incondizionato all’organizzazione, la rinuncia a porre in questione ogni cosa che rientra nel campo dell’autoritario (il sacrificio dell’intelletto), la rinuncia alla viva scelta personale, la coscienza di essere al riparo in un altro. La propria persona è cosa di nessun conto, priva di forza e viene salvata solo mercé il termine oggettivo autoritario. La mancanza di fiducia nella propria personalità si collega con un’esigenza anzi con un bisogno vero e proprio di consegnare in gran parte la propria personalità col negarle qualsiasi possibilità di critica e di autonomia.
Questa visione del mondo è propria di tutti gli stati di sviluppo primitivi”.