Loading...

lunedì 24 aprile 2017

L'esorcismo di Brigitte.

Una ondata stereotipizzante e poco originale di commenti ammiccanti espressi da esponenti privi di fantasia, originalità e buon gusto del popolo gossipparo de no'antri ha colpito il candidato (e futuro presidente) della Repubblica Francese Emmanuel Macron con riferimento alla moglie Brigitte (64 anni) eletta praticamente MILF dell'anno. 
Emmanuel Macron, 39 anni con alle spalle solo due anni da ministro e nessuna elezione vinta in precedenza, l'ha voluta nella sua vita nonostante i 25 anni di differenza, e l'ha voluta da dal primo
momento in cui la vide, quando a 15 anni frequentava il suo corso di teatro su "L'Arte della commedia di Eduardo De Filippo" nel liceo di Amiens dove lei insegnava francese.
Lei, che giura che allora non ci fu nessuna relazione, ha abbandonato l'insegnamento e ha divorziato dal precedente marito per sposare il giovane astro nascente della politica francese, divenne non solo la sua compagna di vita, ma anche la sua consigliera più ascoltata e ha ricoperto un ruolo centrale nella sua
attività politica, e dunque anche nella campagna elettorale in corso.
Macron ieri l'ha voluta sul palco con sè per festeggiare il successo al primo turno delle presidenziali francesi e l'accesso al ballottaggio, il che non era scontato, visto che la ... "Prima Consigliera" ha un temperamento discreto, un carattere schivo e il buon gusto di centellinare le sue apparizioni in pubblico, anche per non sovraesporsi mediaticamente e per proteggere la vita privata della coppia.

Per scoprirla meglio, ci soccorrono le scrittrici Caroline Derrien e Candice Nedelec, che hanno pubblicato -con eccezionale tempismo- il libro "Les Macrons" uscito ai primi di marzo, che racconta di una coppia che condivide non solo la vita privata e familiare ma anche la passione per la politica.
"Non ci sarebbe Emmanuel Macron senza Brigitte Trogneux", raccontano.
"Bibi" viene descritta come "gli occhi e le orecchie" di "Manu".
L'ex professoressa di francese mette a frutto l'esperienza maturata nella sua passata professione rileggendo i discorsi del marito, controllando gli articoli pubblicati sulla stampa scritta e on line. E' lei che accoglie i giornalisti per le interviste, seguendo Emmanuel in ogni spostamento.
Brigitte infatti non ha un incarico ufficiale nel movimento "En Marche" creato dal marito, ma è sempre al suo fianco, come accadeva quando Emmanuel era ministro dell'Economia con Hollande.
Nel novembre 2015, lo stesso Macron aveva raccontato a Canal+ che la moglie era presente alle riunioni più importanti.
"Mi accompagna perché contribuisce a migliorare e rendere più costruttiva l'atmosfera. E questo è molto importante. La sua opinione conta davvero!", riconosceva allora Emmanuel.
La signora Macron ha confessato a Paris Match nel 2016 che il suo modello di première dame è Carla Bruni: "E' stata molto criticata, ma ha attraversato tutto questo con classe", spiegava in quella occasione.
Ma una differenza fra le due c'è e non è da poco.
Orrori della chirurgia estetica... ma perchè, perchè?!?
La signora Sarkozy è rifatta completamente  (e anche male).
La signora Macron invece porta benissimo i suoi 64 anni saltellando e correndo come una ragazzina e sfoggiando una linea invidiabile. Non ha alcuna paura di esibire con grazia e stile tutti i segni del tempo sul suo viso che non ha mai visto l'ombra di un bisturi o una iniezione di botulino. 
Solo per questo rappresenta già un esempio da seguire, un vero e proprio manifesto contro la fobia da invecchiamento e la psicosi della chirurgia estetica promosse spietatamente in tutte le classi sociali e in qualunque fascia di età da una società che privilegia l'apparenza sulla sostanza, che impone attraverso tutti i media la dittatura dell'immagine, la prevalenza dell'estetica sull'etica e, la tirannia del look in una riedizione moderna del ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde metafora dell'incantesimo di una prigionia della propria immagine che la futura Premiére Dame esorcizza con un sorriso pieno di rughe e di classe.






venerdì 24 marzo 2017

Sessantesimo anniversario: 5 proposte per salvare l'Europa.


I capi di Stato e di Governo dell'Unione Europea si incontrano domani a Roma per celebrare il 60mo anniversario della firma dei trattati di Roma che hanno dato inizio al processo di integrazione europea lanciato dall'isoletta tirrenica di Ventotene da Altiero Spinelli, Eugenio Colorni e Ernesto Rossi col loro celeberrimo “Manifesto”. Nello stesso giorno si sono dati appuntamento a Roma i cosiddetti "sovranisti" che contestano l'Europa e l'Euro in tutto e per tutto.
Si fronteggeranno dunque nella giornata di domani due visioni diametralmente opposte dell'Europa, entrambe sbagliate, a mio avviso, e entrambe pericolose per il futuro non solo dell'Europa, ma anche dei singoli paesi e delle nazioni della cui sovranità i "sovranisti" si riempiono impropriamente la bocca.  Due visioni cioè estremiste, scondo cui l'Europa è il male o il bene assoluto, e come tutte le visioni estremistiche faticano a cogliere la complessità della realtà europea fatta di mille sfumature, interessi nazionali ma anche divisioni di classe, per cui l'Europa non è perfetta ma non è neanche l'origine di tutti i mali. Questa Europa, come ci ricorda Rifkin nel libro “Il Sogno Europeo”, ha
raggiunto accordi avanzatissimi fra tutti gli stati membri sulle politihce energetiche, sui rifiuti e le politiche ambientali, sulla protezione sociale, sugli scambi culturali (pensiamo al programma Erasmus). Ma tutto questo (che era la vera ragion d'essere dell'Europa come la voleva Spinelli) è stato oscurato dalla logica del debito e dell'austerità che ha criminalmente preso il sopravvento negli nultimi 12 anni. Infatti dal 2004 (anno in cui il referendum francese sciaguratamente imposto da Chirac affossò definitivamente le speranze di integrazione Europea della Costituzione elaborata dalla Convenzione Europea),  i leader europei si sono messi a difendere pancia a terra i principi del rigore finanziario e della logica del debito sempre nell'interesse della grande finanza speculativa globale come fedeli marionette. 
Certo non è questa l'Europa che avevano in mente i padri fondatori, una Europa solidale, sociale, ecologica, pacifica. E il sessantesimo anniversario dei trattati di Roma avrebbe potuto essere l'occasione per rifondare l'Europa sulla sua anima spinelliana. Quando si parla di rifondazione dell'Europa però, bisogna sgombrare il campo dagli eurofurbi, che pur avendo giocato un ruolo determinante nella deriva finanziaristica e anti sociale dell'Europa, oggi si presentano come i rivoluzionari anti-Europa.
Ad esempio, sentire gente come Renzi che critica la logica dell'austerità e del patto di stabilità, richiamandosi alla sua ridefinizione come patto di "stupidità" da parte di Romano Prodi, mi fa solo sorridere. Renzi infatti ha avuto unpo strapotere assoluto in Italia per oltre tre anni, avrebbe potuto appoggiare Tsipras e Varoufakis nel loro tentativo del 2015 di sconfiggere la logica del debito ispirata agli interessi delle grandi banche d'affari, invece ha contribuito al loro isolamento, accodandosi acriticamente alle posizioni degli Schauble e dei Djsselbloem che adesso fa cialtronescamente finta di criticare. Questo mette una pietra tombale definitiva su qualunque tentativo del ciarlatano fiorentino di rifarsi una verginità e presentarsi come un rivoluzionario in vista delle elezioni che prima o poi saranno indette. Archiviata la pratica Renzi, vorrei tornare ad analizzare la situazione dell'Europa che viene celebrata domani.
2015: Renzi offre a Tsipras cravatte invece di appoggio...
Più in particolare sul piano europeo, se quello che era il sogno Europeo nato col Manifesto di Ventotene è oggi diventato l'incubo europeo dell'austerità e del debito con migliaia di imprenditori che si suicidano, e milioni di cittadini scesi sotto la soglia di povertà, è perchè chi ha potere decisionale in Europa ha perso di vista gli obiettivi del Manifesto di Ventotene per un'Europa libera e unita (che sono molto impegnativi perchè Spinelli e i suoi compagni avevano in mente e proposero una vera e propria "Rivoluzione Europea", come ho ricordato dettagliatamente nell'articolo che ho pubblicato l'anno scorso in occasione della farsa di
Ventotene organizzata da Renzi con Mekel e Hollande, consultabile qui: http://angeloconsoli.blogspot.it/2016/08/loccupazione-mediatica-di-ventotene_25.html ). 
Quella di Spinelli era una rivoluzione vera, che metteva al centro il cittadino e la comunità e ammoniva di tenere a bada le banche e gli speculatori, parlava di protezione dei beni comuni pubblici e la nazionalizzazione di banche e aziende energetiche.
Ma oggi lo spirito di Ventotene è sempre evocato da finti europeisti in manifestazioni (tipo quella dello scorso agosto voluta da Renzi con Merkel e Hollande sulla “Garibaldi”) che si sono risolte in buffonate propagandistiche intese a sterilizzare l'insegnamento di Spinelli in pura forma vuota di qualunque contenuto. Oggi è necessario mettere subito in essere politiche per recuperare lo spirito reale del Manifesto di Ventotene.

Quali sono queste politiche? Certo non quelle che alcuni commentatori di regime hanno avuto il coraggio di proporre con una lettura di comodo del Manifesto spacciato come l'antesignano delle politiche di austerità e di stabilità finanziaria secondo cui il rigore finanziario ce lo prescriverebbe Spinelli con il Manifesto di Ventotene!
Il Manifesto di Ventotene è tutt'altro. Si parla certo anche di disciplina finanziaria degli stati ma non nei termini principali in cui questi commentatori finto europeisti cercano di spacciarcelo.  E' una operazione scorrettissima quella di leggere un paragrafo isolato dal contesto e costruire su di esso l'intera narrazione spinelliana. Per capire lo spirito vero del Manifesto di Ventotene  bisogna leggerlo olisticamente nella sua integrità.  Vediamo così  che il Manifesto di Ventotene propone una Europa in cui “Non si possono più lasciare ai privati le imprese che, svolgendo un’attività necessariamente monopolistica, sono in condizioni di sfruttare la massa dei consumatori; ad esempio le industrie elettriche, le imprese che si vogliono mantenere in vita per ragioni di interesse collettivo ma che, per reggersi, hanno bisogno di dazi protettivi, sussidi, ordinazioni di favore ecc.”
Parallelamente, per uno sviluppo economico sostenibile e stabile il Manifesto  osserva che "Le caratteristiche che hanno avuto in passato il diritto di proprietà e il diritto di successione, hanno
permesso di accumulare nelle mani di pochi privilegiati ricchezze che converrà distribuire durante una crisi rivoluzionaria in senso egualitario, per eliminare i ceti parassitari e per dare ai lavoratori gli strumenti di produzione di cui abbisognano, onde migliorare le condizioni economiche e far loro raggiungere una maggiore indipendenza di vita". 
Sul piano della rimozione delle diseguaglianze, oltre a proporre un differenziale salariale il più livellato possibile si prescrive anche che "I giovani vanno assistiti con le provvidenze necessarie per ridurre al minimo le distanze fra le posizioni di partenza nella lotta per la vita. In particolare la scuola pubblica dovrà dare le possibilità effettive di proseguire gli studi fino ai gradi superiori ai più idonei, invece che ai più ricchi;"
E sempre per quello che riguarda i giovani, si raccomanda qualcosa di molto simile a provvidenze che oggi andrebbero sotto il nome di "reddito di cittadinanza": "La solidarietà umana verso coloro che riescono soccombenti nella lotta economica, non dovrà, per ciò, manifestarsi con le forme caritative sempre avvilenti e produttrici degli stessi mali alle cui conseguenze cercano di riparare, ma con una serie di provvidenze che garantiscano incondizionatamente a tutti, possano o non possano lavorare, un tenore di vita decente, senza ridurre lo stimolo al lavoro e al risparmio. Così nessuno sarà più costretto dalla miseria ad accettare contratti di lavoro iugulatori."
Il carcere di Santo Stefano a Ventotene
C'è perfino l'intuizione rifkiniana dell'economia a costo marginale zero introdotta dal progresso tecnologico che permetterà di provvedere ai bisogni di tutti gli esseri umani secondo le regole dell'abbondanza anziché quelle della scarsità (in questo le energie rinnovabili sono epitomiche: il petrolio è scarso, il sole è abbondante!) "La potenzialità quasi senza limiti della produzione in massa dei generi di prima necessità, con la tecnica moderna, permette ormai di assicurare a tutti, con un costo sociale relativamente piccolo, il vitto, l’alloggio e il vestiario, col minimo di conforto necessario per conservare il senso della dignità umana."
Ventotene. Il cortile del carcere di Spinelli
Infine si prevede che la rivoluzione Europea metta al loro posto per sempre i ceti economici finanziari speculativi che producono solo accumulazione per se stessi e inequità sociale, con una lucidità quasi premonitoria rispetto a quello che sarebbe poi successo.   "Si è così assicurata l’esistenza del ceto assolutamente parassitario dei proprietari terrieri assenteisti e dei redditieri che contribuiscono alla produzione sociale solo nel tagliare le cedole dei loro titoli; dei ceti monopolistici e delle società a catena che sfruttano i consumatori, e fanno volatilizzare i denari dei piccoli risparmiatori; dei plutocrati che, nascosti dietro le quinte, tirano i fili degli uomini politici per dirigere tutta la macchina dello stato a proprio esclusivo vantaggio, sotto l’apparenza del perseguimento dei superiori interessi nazionali. Sono conservate le colossali fortune di pochi e la miseria delle grandi masse, escluse da ogni possibilità di godere i frutti della moderna cultura."

Non credo che ci siano diverse interpretazioni di queste parole chiarissime del Manifesto di Ventotene. Si può essere d'accordo o non esserlo. Ma non si può cancellarle completamente attribuendo a Spinelli & co. intenzioni e proposte che loro non si sono mai sognateidi fare e che anzi rappresentano il totale capovolgimento della loro narrazione, solo per compiacere i signori della finanza speculativa e i loro complici politici riuniti ipocritamente a celebrare se stessi e non certo Spinelli.  
Se davvero si vuole “ricominciare da Spinelli, allora bisogna innanzitutto mettere radicalmente e immediatamente mano alla Governance dell'Euro. Prima riforma da richiedere con forza è che alla BCE sia consentito di diventare prestatore di ultima istanza! Basta con l'intermediazione parassitaria delle grandi banche d'affari speculative che intercettano i soldi pubblici della BCE per prestarli a strozzo alla Grecia o all'Italia affamandone i cittadini e comprimendo i diritti sociali e del lavoro. E basta anche con i parametri di Maastricht che totemizzano il rapporto fra debito pubblico e PIL. La stabilità dei paesi della zona euro deve essere misurata in relazione alla felicità dei propri cittadini, la qualità  dell'ambiente e la tutela dei beni comuni, l'alfabetizzazione, la bassa morbilità,  la qualità dei servizi pubblici e dell'assistenza sanitaria, la diffusione generale di servizi all'infanzia la famiglia, la terza età, i portatori di handicap etc. Bisogna uscire dal grande equivoco ultraliberista per cui la stabilità è solo una stupida equazione aritmetica priva di senso per la vita degli esseri umani e funzionale  solo per gli interessi dei grandi speculatori finanziari mondiali. Le dottrine economiche non sono dogmi e dunque non possono essere imposte come "verità rivelate" o immutabili leggi della fisica (ce lo spiega in modo magistrale Francesco Sylos Labini nel suo ultimo lavoro “Rischio e Previsione-cosa può dirci la scienza sulla crisi) https://www.youtube.com/watch?v=PRDVtn__Unk )

Se davvero vogliamo che l'Europa ricominci da Ventotene, allora le cose da farsi sono chiare e la strada da percorrere limpida e stellata: senza la pretesa di avere la soluzione definitiva ma al solo scopo di rimettere in carreggiata la discussione sul Manifesto di Ventotene,  mi permetto di elencare 5 piccoli provvedimenti iniziali ispirati ai principi del Manifesto di Ventotene e realizzabili immediatamente e a costo zero per invertire la china mortale su cui questa leadership priva di visione ha messo la nostra povera  Europa:
1) conferimento alla BCE dei poteri di 'prestratrice di ultima istanza' perché sia lei a comprare i titoli dei paesi euro in difficoltà impedendo alle banche d'affari di fare una cresta monumentale sulla pelle e sul sangue dei greci e di tutti gli altri popoli:
2) abolizione immediata dei parametri di Maastricht (rapporto debito PIL etc) e loro sostituzione con indicatori socio economici ricavati dagli obiettivi del Manifesto di Ventotene (prosperità e benessere dei cittadini, qualità della vita e dell'ambiente, senso di Comunità grado di alfabetizzazione etc)
3) abolizione immediata del collegamento fra banche d'affari e banche di risparmio (modello Glass Steagall act americano) per preservare i risparmi dei cittadini dai rischi della speculazione rapinatoria e incoraggiare gli investimenti sul territorio e nelle attività di comunità;
4) cancellazione del principio del cofinanziamento per l'erogazione di fondi europei sia a livello centrale che periferico per le imprese piccole e medie e le start up innovative;
5) reale "empowerment" del Parlamento europeo con conferimento di poteri legislativi pieni e del potere di iniziativa legislativa in quanto unico organo elettivo delle istituzioni europee. Passaggio definitivo dal metodo intergovernativo al metodo comunitario.
Pier Virgilio Dastoli, assistente di Altiero Spinelli e Presidente
del Movimento Federalista Europeo, principale sostenitore
del "metodo comunitario" contro quello "intergovernativo".
Sono solo proposte di buon senso, ma purtroppo non le vedrete entrare nella dichiarazione di Roma dell'establishment che celebra se stesso nel 60mo anniversario dei trattati di Roma, né nelle argomentazioni dei loro contestatori pseudo "sovranisti" che insistono testardamente sulla sovranità monetaria ma dimenticano sovranità molto più importanti come quella energetica, quela alimentare e quella economica. 
Il Manifesto di Ventotene propone una Europa dei popoli e non delle banche. Smettiamola con le manifestazioni propagandistiche anti europa e la fuffa delle dichiarazioni "europeiste di principio buone per tutte le stagioni e per tutte la audience e ricominciamo davvero da Ventotene, o questa Europa verrà spazzata via dalla tempesta del populismo di destra. 
E' già successo nel 1939, e non è stata una esperienza edificante, mi sembra di ricordare...
Berlino-1945. Fine del sogno della sovranità della grande Germania!








domenica 8 gennaio 2017

Finisce l'era Farage! Meglio ALDE che mai!

Ho votato per l'ingresso degli eurodeputati 5S nel gruppo ALDE. Mi riservo di verificare quali siano le ragioni che hanno realmente impedito l'accordo con i Verdi Europei (probabilmente l'opposizione dei verdi tedeschi timorosi di vedere gli italiani diventare la delegazione nazionale più numerosa). Alla precedente votazione (quella che decise l'ingresso nell'EFD di Nigel Farage nel giugno 2014 non partecipai perchè francamente si trattava di una farsa che restringeva Farage e i Conservatori nuclearisti britannici. In pratica un derby tutto britannico fra ultraliberisti speculatori finanziari razzisti, clima scettici nuclearisti e fossili. In questo caso invece il gruppo ALDE ospita personalità di tutto rispetto che si battono da sempre per la libertà di informazione, le rinnovabili, l'ambiente, la lotta alla speculazione finanziaria e ai paradisi fiscali, le politiche sociali e di assistenza al reddito. Gli Eurodeputati pentastellati potranno realizzare con loro ottime sinergie. Ricordo solo che quando lavoravo per l'emittente Europa 7 e il mio amico Francesco Di Stefano (quello al quale D'Alema negò le frequenze nonostante avesse ottenuto le frequenze sulla base di una gara ufficiale regolarmente superata) gli unici due eurodeputati che accettarono di incontrare Di Stefano furono Graham Watson grandissima personalità britannica che parla 5 lingue -compreso l'italiano- e che era all'epoca Presidente del Partito Liberale Europeo, e Sophia In't Velde, battagliera eurodeputata liberale olandese sempre in prima linea contro gli attentati alla libertà di informazione. Più recentemente, ci tengo a segnalare che personalità come Jan Gerben Gerbrandy si è distinto nella battaglia per l'accordo di Parigi e è stato particolarmente attivo contro la truffa del diesel "pulito" della Wolkswagen, mentre i liberali belgi come il Presidente Guy Verhofstadt e l'ex ministro degli esteri Louis Michel sono stati dei baluardi contro l'imperialismo americano e la guerra del Golfo che tanti danni avrebbe poi prodotto a livello geopolitico su scala mondiale.
In conclusione, pur ritenendo incomprensibile che si sia scelto di tenere tutti e diciassette gli europarlamentari all'oscuro di tutto fino ad oggi, (una scelta che sta giustamente sollevando malumori fra gli eletti), plaudo dunque a questa decisione e preferisco non polemizzare con la ridicola e improbabile ricostruzione di tutta la vicenda che si inventa il post di Grillo per giustificare l'ingiustificabile accordo con Farage a cui mi sono opposto fin dall'inizio perchè era chiaro che sarebbe andata a finire come adesso Grillo sembra aver realizzato che era inevitabile che andasse a finire...

Era già tutto scritto. Da me fra gli altri. Consiglio gli amnesici di rileggere:

http://angeloconsoli.blogspot.it/2014/05/nigel-farage-se-lo-conosci-lo-eviti.html

http://angeloconsoli.blogspot.it/2014/06/i-miei-sette-punti-per-leuropa.html

http://angeloconsoli.blogspot.it/2014/03/elezioni-europee-perche-votare-5-stelle.html

http://angeloconsoli.blogspot.it/2014/06/non-abbiate-paura.html

http://angeloconsoli.blogspot.it/2014/06/non-ce-piu-niente-da-farage-buona.html

http://angeloconsoli.blogspot.it/2014/07/sovranita-nazionale-no-grazie.html

giovedì 5 gennaio 2017

Schizofrenia europea.

L'Unione Europea deve decidere cosa vuol fare da grande, perchè se continua così, anche quelle poche apprezzabili politiche intese a sostenere ambiente sostenibilità energetica e chiusura virtuosa del ciclo dei consumi senza rifiuti, verranno inghiottite dalle molte politiche censurabili e non condivisibili, frutto di evidenti manovre lobbyistiche (i lobbisti di Bruxelles non si riposano mai...). 
In questo post voglio segnalare la schizofrenia fra le politiche energetiche (il pacchetto su clima e energia che va sotto il nome di Energy Union, che prevede l'accelerazione verso un modello di terza rivoluzione industriale distribuito e democratico con il riconoscimento dello status del produttore consumatore di energia (quello che nell'ultimo lavoro di Rifkin si chiama "prosumer"),
il pacchetto di direttive sull'economia circolare che sostituiscono la ormai obsoleta "Direttiva Rifiuti", con obiettivi ambiziosi (si spera) e tangibili di riduzione dei rifiuti prodotti anno per anno e Stato per Stato.

A fronte di ciò abbiamo politiche finanziarie che favoriscono i settori fossili e speculativi e le grandi multinazionali che non portano alcuna ricchezza sul territorio ma anzi la rapinano.

E' quella che il mio amico Erasmo Venosi chiama “la logica economica perversa” della UE: più soldi a Stati ricchissimi e multinazionali e meno soldi alla piccola e media impresa locale e ai servizi sul territorio. Infatti con la scusa del credit crunch e della mancanza di liquidità e di domanda nei consumi interni, si sono inventati il Q.E: (Quantitative Easing). Si tratta della immissione di moneta da parte della BCE per far ripartire l’economia.

Ma dove viene immessa questa moneta? Nell'economia locale? Nelle esangui casse dei municipi? Nei servizi pubblici essenziali e nella tutela dei beni comuni e dell'ambiente? Nemmeno per sogno! La liquidità del Q.E. viene immessa nelle casse di grandi corporation e degli Stati. Infatti il Q.E. avviene attraverso l’acquisto di titoli del debito pubblico e obbligazioni emesse da imprese private. Il prezzo di una obbligazione diminuisce alla aumentare della domanda e viceversa.
Vediamo un po' di strabilianti cifre rivelatrici: la BCE a fine novembre ha investito in obbligazioni di multinazionali 46 miliardi di Euro, e ne investirà entro il prossimo settembre altri 125. Quali multinazionali ? Ce lo rivela uno studio dell'associazione anti lobby “Corporate Europe” (vedasi link alla fine). I beneficiari sono Shell, Repsol, Volkswagen BMW, Renault insomma, mentre con il piano Smart Europe, la Banca Europea degli Investimenti (BEI) si accinge a finan ziare i settori virtuosi delle rinnivabili, l'economia digitale e circolare, la BCE invece finanzia settori che sono la NEGAZIONE della lotta ai cambiamenti climatici.
Non è un caso di totale schizofrenia questo?
Altre multinazionali oggetto di QE della BCE sono Nestlé, Coca Cola, Unilever, Novartis, Vivendi, Veolia, Danone. Le multinazionali italiane oggetto di acquisto titoli sono Eni, Terna , Enel, Hera (ebbene si, proprio loro, gli inceneritoristi!), Snam, Acea, Assicurazioni Generali, la società degli Agnelli che controlla, Fiat e Ferrari cioè la Exor e ancora A2A, Telecom Italia , Autostrade per l’Italia .
Il Q.E. dunque non favorisce affatto, contrariamente ai retorici proclami di Bruxelles e dei governi, le imprese che hanno difficoltà di accesso al credito. Ancora una volta (come ricorda sempre Erasmo Venosi) l'Unione Europea delle lobby e del pensiero unico monetarista produce “abiti su misura “ per grandi gruppi industriali e finanziari.
Alle piccole e medie imprese italiane oggetto di feroci strette nella erogazione del credito non arriva un bel nulla e nemmeno sono oggetto di iniziative mirate diparte del Governo . Questo il circolo infernale : crisi/politiche di austerità/colpisce imprese che sono dipendenti dal credito bancario al 95%/crisi imprese che falliscono /crisi banche che non riottenono i prestiti erogati/fallimento imprese 385 mila dal 2008 / intervento dello Stato su banche o soldi a pioggia per esempio con Industria 4.0/aumento debito pubblico/ vendita imprese pubbliche e partecipazioni di società / depauperamento progressivo paese / distruzione classe media (disoccupazione/distruzione democrazia rappresentativa sostituita sempre più da Autorità amministrative indipendenti come ANAC , Consob e consimili che intervengono dove vogliono e quando vogliono.
A questo aggiungiamo che le casse statali dei poteri pubblici sono private di ingenti risorse riservate alla promozione delle energie fossili, i cui sussidi nel mondo ammontano o a oltre 700 miliardi di dollari (300 miliardi nella sola UE) e dunque più del doppio di quelli per le rinnovabili, come ricordava con un suo magistrale intervento in aula a Strasburgo l'Eurodeputato Dario Tamburrano (si veda il link in fondo pagina).

Infine è necessario e sempre opportuno ricordare lo scandalo degli scandali. La BCE non può essere prestatrice di ultima istanza. In altre parole, fuor dal gergo tecnico,, significa che la BCE non è libera di finanziare direttamente il debito pubblico degli Stati Membri come fanno invece le banche centrali delle altre grandi monete tipo Dollaro e Yen), ma deve passare attraverso l'intermediazione di società finanziarie private che fanno creste monumentali sulla pelle e sul sangue di milioni di cittadini greci, italiani, spagnoli, portoghesi, ma anche francesi, tedeschi, olandesi etc). Questa vergogna mondiale che dovrebbe cessare all'istante e contro di essa forze politiche pseudo antagoniste dovrebbero inscenare radicali manifestazioni di protesta non violenta di stampo gandhiano se il loro antagonismo non fosse solo fuffa e propaganda. Altro elemento di schizofrenia europea che nessuno rileva ma che dovrebbe essere la prima preoccupazione di coloro che sono contro questa “Europa delle banche”, dovrebbe essere quella per la modifica dei parametri per l'ammissione e la permanenza nell'euro, parametri puramente aritmetici, e totalmente arbitrari, che risentono dell'impostazione ideologica ultraliberista dell'Europa post Delors. Che la stabilità di un paese sia solo finanziaria e debba essere decisa con riferimento al rapporto che quel paese ha fra il proprio PIL e il debito consolidato, o il deficit annuale, è una rispettabile opinione che è stata eletta a legge immutabile della fisica e come tale accettata universalmente da tutti gli schieramenti politici che siano di destra o di sinistra, con la lodevole eccezione di Linke in Germania, Podemos in Spagna e, fino al tradimento del luglio 2015, anche Syriza in Grecia. Su questo tema ci sarebbe da occupare tutti gli spazi mediatici, erigere barricate e esigere rapidamente una loro totale riforma facendo ad esempio riferimento a altri fattori attinenti non alla stabilità finanziaria, ma a quella umana e sociale, quali scolarizzazione, alfabetizzazione, mortalità, morbilità,
protezione del lavoro, qualità dell'ambiente e della vita. Basterebbe un manipolo di eurodeputati ben organizzati e assortiti che volessero portare all'attenzione dell'opinione pubblica questo tema anziché temi di facile presa per gli impresari della paura (come l'immigrazione, il terrorismo etc) che vedremmo il risveglio di una coscienza di massa su questo tema, rispetto a cui al momento tutti sono amnesici e
afoni. Ma alla fine si lavora per vivere e n on si vive per lavorare, e si stampa moneta per il benessere dei cittadini e non per i profitti delle multinazionali. C'è qualcuno che è in grado di farlo capire alla Commissione Europea e alla BCE? 

referenze:
L'articolo di Corporate Europe è visibile a questo link:
https://corporateeurope.org/economy-finance/2016/12/ecb-quantitative-easing-funds-multinationals-and-climate-change

La nuova strategia energeticapiù favorevole ai consumatoriè visionabile a questo link:
 europea in favore dei consumatori
https://ec.europa.eu/energy/en/news/commission-proposes-new-rules-consumer-centred-clean-energy-transition

Il discorso di Dario Tamburrano contro i sussidi alle fossile è visibile a questo link:
http://www.ilblogdellestelle.it/ogni_cittadino.html?utm_medium=push_notification&utm_source=rss&utm_campaign=rss_pushcrew

venerdì 30 dicembre 2016

ELOGIO DEL RAZZISMO.


Razzista. Lo ammetto. In questo fine anno funestato dalla violenza terrorista, sono diventato razzista. 
Era inevitabile. 
Sono diventato razzista contro questi deliranti politici servi di strategie globali che ci vogliono declassati a forza lavoro spendibile, a esercito di riserva di disoccupati disponibili a lavorare con pochissimi soldi, senza diritti e in condizioni umilianti. 
Sono diventato razzista contro le multinazionali occidentali sempre intente a massacrare l'ambiente, depredare le risorse naturali dei paesi dell'Africa, saccheggiare le ricchezze dell'Amazzonia. 
Le mani dei bambini che lavorano blue jeans in Turchia
Sono inorridito dagli Jihadisti del profitto che spremono come limoni lavoratori/bambini in Pakistan e in Turchia per le multinazionali degli articoli sportivi e della moda pret à porter occidentale, oppure giovani neolaureati nei call center di Taranto o di Bucarest per offrire servizi sempre più scadenti a costi sempre più stracciati, minatori in Cile e raccoglitori di pomodori e angurie a Nardò per perpetuare il modello fossile e eticamente insostenibile dell'energia e dell'alimentazione. 
Il disastro della Shell nel delta del Niger
Odio la razza dei petrolieri che uccidono gli attivisti come Ken Saro Wiva colpevoli solo di esporre al mondo la vergogna degli sversamenti petroliferi nel Delta del Niger o nell'Amazzonia ecuadoregna. 
Sono razzista contro gli scafisti cinesi e americani che con il loro "land grabbing" mettono virtualmente sui barconi nel Mediterraneo decine di migliaia di esseri umani espulsi dalle terre su cui lavorano
La "mano sporca" della Chevron
nell'amazzonia ecuadoregna.
da 
generazioni. 
Sono razzista contro i leader americani che si inventano Bin Laden e l'ISIS per garantire gli astronomici profitti delle multinazionali delle armi, del petrolio e della logistica.
Sento esplodere una improvvisa furia razzista contro i banchieri della finanza speculativa che distruggono i risparmi di una vita di migliaia di famiglie e contro quella classe politica complice e connivente che poi li premia con bonus milionari o con la presidenza di associazioni di categoria (tipo l'ABI).
Sono razzista contro le masse di idioti che cadono nel tranello fin troppo scoperto della guerra fra poveri, e che invece di insorgere contro gli aguzzini che li affamano e li riducono in miseria con il giochino della creazione di moneta dal nulla, rivolgono la loro rabbia contro il falso obiettivo di disperati che affrontano il mare su gusci di noce per sfuggire a guerra, morte, distruzione e miseria create sempre dagli stessi aguzzini. 

Sono razzista contro i produttori dei programmi pomeridiani di rincoglionimento televisivo sulle reti Mediaset come su quelle Rai, che traboccano di violenza, vippismo, cronaca nera descrizioni dettagliate di efferati omicidi compiuti da extracomunitari e che spacciano paura un tanto al chilo e insicurezza a spanne. 

E sono ancora più razzista contro quegli imprenditori della paura e dell'insicurezza che su di esse hanno costruito una fortuna personale e politica.


Distruzione e morte ad Aleppo - Siria
Sono convintamente razzista contro i fondamentalisti della finanza internazionale, artefici della peggiore operazione di distrazione di massa della storia e contro i poteri fossili criminali internazionali dispensatori di liquami petroliferi mentali che inquinano le facoltà intellettuali di masse di rincoglioniti sprovveduti che cadono come tordi nella trappola della guerra dei penultimi contro gli ultimi, neutralizzando il loro potenziale rivoluzionario rendendosi incapaci di distinguere un aguzzino dalla sua vittima e un fuggitivo terrorista da un fuggiasco terrorizzato che fugge via dalla Siria con la morte negli occhi.
Buon 2017 a tutti.

domenica 18 dicembre 2016

Renzi e quella maledizione del Napolitano mannaro che dura da 40 anni.

E così la prima assemblea del PD dopo la sonora batosta referendaria comincia come una riunione del Komintern e finisce come una seduta di avanspettacolo del Bagaglino, con ex candidati a sindaco di Roma famosi per aver stigmatizzato l'imbarbarimento della politica che si rivolgono ai loro oppositori interni dicendo che hanno la faccia come il cu(CENSURA).
E' appena il caso di ricordare che questa assemblea era stata preceduta da una Direzione Nazionale che, come ha ricordato la Senatrice della minoranza del PD Lorenza Ricchiuti, si era aperta e chiusa con la relazione di un signore dall'aspetto di Mr. Bean e dal comportamento di Kim Il Sung che per la prima volta dai tempi del PCUS ha parlato da solo per un'ora e ha chiuso il dibattito senza nemmeno aprirlo. Cosa ancora più sorprendente, nessuno dei membri del PD (a parte la suddetta senatrice Ricchiuti) lo ha stigmatizzato in modo formale. Qualche mugugno, qualche commento, qualche bocca storta e via, verso il sol dell'avvenir! 
Una Direzione si fa per confrontarsi fra compagni di pari livello, non per andare ad applaudire Breznev sulla piazza Rossa. 
Per fortuna poi c'è stata l'assemblea e uno spera che almeo la si sia tenuto un dibattito serio sulle ragioni della mega batosta... Speranza vana! Fra un innsulto e l'altro, (a Speranza, simbolicamente...),  l'assemblea, mal orientata da una relazione saccente e arrogante di quello che si voleva ritirare a vita privata se avesse perso il referendum costituzionale,  si è dunque avvitata nello sterile interrogarsi se si poteva avere un risultato migliore spiegando le ragioni del SI in modo più social, più "Fresh e Young",  più tagliato sui giovani anziché sui pensionati abbindolati dalla quattordicesima una tantum o dalla truffa dell'Anticipo Pensione (immaginificamente ribattezzato APE). E tutti a tormentarsi su perchè il Paese resista al cambiamento  renziano, su perchè il Paese abbia voluto aggrapparsi alla "conservazione" invece di scegliere il futuro e l'innovazione, su perchè gli italiani abbiano voluto perdere la grande occasione di modernizzazione che il magnifico e progressivo leader fiorentino gli stava offrendo per rintanarsi nella rassicurante certezza dello Statu quo della casta partitocratica, sul perchè gli italiani non abbiano voluto ridurre il numero dei senatori, diminuire i costi della politica, snellire il processo legislativo e mettere la museruola ai governatori recalcitranti (tipo Zaia o Emiliano) a farsi riempire di trivelle, scorie nucleari o inceneritori. Una cosa da non credere! 
E' evidente che questa gente ha ormai perso qualunque contatto con la realtà. 
Non li sfiora nemmeno l'idea che possono aver perduto il referendum perchè hanno bloccato per un anno un Paese assetato di lavoro, sicurezza, stabilità economica ed emotiva, giustizia sociale, qualità della vita sostenibile, su una riforma costituzionale vista come una priorità solo dal 4% degli italiani, una cazzata monumentale interessante solo per il PD renziano e per i loro mandanti della JP Morgan! 
Che Renzi sia il sicario del PD e di qualunque idea di "sinistra", e anche qualunque sensibilità ambientale e ecologista, mi pare talmente pacifico che mi sentirei scadere nella banalità se dovessi affermarlo ancora. Fra una amenità e una battuta di cattivo gusto, questo qui però, non sta uccidendo solo il PD,  sta proprio uccidendo la democrazia
Senza esser mai nemmeno passato dalle elezioni ma solo dagli inciuci di Palazzo (cit. ipse dixit dalla Bignardi, 2014), Renzi spazza via il programma di Italia Bene Comune (la coalizione PD/SEL che aveva beneficiato dell'abnorme e incostituzionale premio di maggioranza del porcellum, come ha ricordato il Senatore Corradino Mineo nel motivare il suo voto contro Renzi) e nonostante le raccomandazioni della Corte Costituzionale di limitarsi alla legge elettorale per tornare subito al voto, si impegna in un ambizioso programma di riforme imposte a colpi di fiducia, che oltre alla revisione di quasi metà della Costituzionale Repubblicana, includono
1) la messa in corsia preferenziale di trivellazioni, carbone, l'inutilissimo e dannosissimo gasdotto TAP, i regali alla Total a Tempa Rossa, (per cui “saltò” il Ministro Guidi) e il raddoppio degli inceneritori previsto dello sblocca Italia;
2) il sostegno incondizionato al TTIP, con conseguente distruzione dell'economia locale e dell'agricoltura di filiera corta, già duramente colpita con l'imposizione dell'IMU agricola; 
3) la vaucherizzazione, e la precarizzazione del mercato del lavoro (con l'ignobile espediente orwelliano di fingere che il Jobs Act sia una misura intesa a creare lavoro e non a distruggerlo);
4) la destabilizzazione della scuola pubblica e della ricerca con un'altro espediente di neo lingua orwelliana: la “BUONA SCUOLA”;
5) l'iper tassazione delle micro aziende innovative che invece in Germania, Austria, Svezia, Belgio, Olanda e tanti altri paesi civili vengono aiutate con meccanismi adeguati di sostegno alle start up, tramite sistemi di micro finanziamenti a fondo perduto senza garanzie (garanzie che le start up non possono fornire; "start" significa cominciare, e chi sta cominciando, per definizione non può avere alcuna solidità finanziaria atta a permettergli di fornire garanzie di alcun tipo);
6) la distruzione del risparmio di decine di migliaia di famiglie e piccoli risparmiatori tramite il Salva Banche e i regali a Banca Etruria e a Banca d'Italia.
Su tutto questo nemmeno la più vaga autocritica. Invece eccolo la a parlare di Economia digitale e Industria 4.0.
Ma non c'è bisogno di essere degli esperti dell'internet delle cose per capire istintivamente che si tratta di pelosi riferimenti ipocriti, fatti da uno che è l'emblema vivente di una politica economica da industria zeropunto zero altro che quattro.
Nel mio caso poi posso confermare per esperienza diretta che il comico fiorentino non è affatto così moderno come vorrebbe far credere agli allocchi e gonzi che ancora sono disposti a dargli credito.
Il discorso dello "Shish" davanti a una allibita Neelie Kroes
Infatti, io Renzi me lo ricordo molto bene arrivare con 45 minuti di ritardo (senza neanche scusarsi) all'appuntamento
con Rifkin 
 alla conferenza DIGITAL VENICE a Venezia, per l'inizio del semestre di Presidenza Italiana, in cui Rifkin fece un meraviglioso discorso sulla Sharing Economy e la Terza Rivoluzione Industriale come speranza di vita e di lavoro per milioni di giovani europei, e Renzi invece rispose con il famoso discorso dello "shish!". 
Rifkin avrebbe anche potuto farsi saltare la mosca al naso  e andar via senza tenere più quel discorso, ne aveva tutto il diritto visto come era stato trattato (e con Renzi non era nemmeno la prima volta, ma sui precedenti sorvolerò per carità di patria e per brevità). Ma per fortuna se Renzi è un cafone, Rifkin è un signore e portò comunque il suo visionario contributo di speranza alla manifestazione iniziale del semestre italiano.

Renzi e i renziani, pur senza avere nessuna conoscenza specifica, si sono convinti che va di moda, fa figo e rende importanti, parlare di economia digitale, innovazione, modernizzazione, futuro. E allora eccoli sempre a riempirsi la bocca di questi concetti che nemmeno capiscono e anzi contraddicono con la loro azione di governo. Eh si, perchè sentire quelli dei Vaucher, degli inceneritori, delle trivelle e del Gasdotto TAP parlare di economia digitale è l'ennesima truffa ai danni degli italiani, da parte di una classe dirigente fossile che per definizione non può avere nulla a che fare con l'economia digitale, circolare, condivisa e sostenibile del futuro. E' solo l'ennesimo maldestro espediente per mettersi una auto medaglia di presunto nuovismo pseudo innovatore a parole, mentre nei fatti si continuano tutte le politiche fossili, di distruzione di diritti e cultura e di favore verso banche e speculazione finanziaria, come e meglio di un partito di destra. In effetti (e non solo in Italia) nessuno fa le politiche di destra meglio di un partito di sinistra. Così è stato nella Germania di Schroeder (quello del piano Hartz che sta umiliando e distruggendo le vite di milioni di tedeschi non abbienti), nella Francia di Hollande, (quello degli scontri di piazza sulla Loi Travail)  nella Gran Bretagna di Tony Blair (quello della democrazia esportata in Irak a suon di bombe con un milione di morti sulla coscienza in solido con il suo amico George W. Bush), e infine nella Grecia di Tsipras (quello del referendum per dire NO alla Troika tradito 72 ore dopo con il vergognoso siluramento di Yannis Varoufakis).

Ma mentre fa il suo compitino svogliato e sciatto alla Assemblea nazionale,  il simpatico comico di Rignano sull'Arno  mi sembra poco credibile come unico artefice di questo ennesimo fiasco della sinistra. E allora una folgorazione mi fa capire tutto. Lui è solo uno strumento, l'utile idiota di un disegno divino molto più grande di lui. 
Lui è solo lo strumento della maledizione del Napolitano Mannaro. 
Ecco, adesso si che le cose coincidono. E' Napolitano che ce lo ha messo a far danni! 
Perchè Napolitano sono 50 anni che si adopera con instancabile ardore per distruggere la sinistra. E questa volta, c'era quasi riuscito. Io Napolitano me lo ricordo bene. Sono stato attivista del PCI dal 1974 all'81, tutto il liceo e tutta l'Università. In quel periodo sono stato aggredito dagli opposti estremi dei fascisti che uccisero Benedetto Petrone a Bari nel 1977 e dagli esponenti dell'autonomia operaia che consideravano noi “figicciotti” il vero nemico di classe. Sempre in quel periodi, noi militanti del PCI avevamo un impegno preciso la domenica: la diffusione casa per casa de L'Unità. Anche io, come tanti in quegli anni, ho diffuso migliaia di copie de L'Unità quando i corsivi li scrivevano Fortebraccio, Antonello Trombadori, Giancarlo Pajetta, Enrico Berlinguer, Alberto Asor-Rosa e Bruno Trentin (mica Rondolino e Sergio Staino). Mi svegliavo alle sette della domenica mattina e alle nove ero già in sezione ( dedicata a Moranino, un partigiano che si era rifiutato di gettare le armi dopo la resa dei nazi fascisti) per preparare la diffusione de "L'Unità".
Leggevamo la prima la seconda e la terza pagina (cultura) perché la diffusione dell'Unità aveva uno scopo economico ma anche e soprattutto politico e culturale; le 50 lire erano meno importanti del potersi assicurare che stavamo seminando in chi la comprava, le idee de L'Unità di quella domenica. Si, lo so che oggi con Rondolino la parola "idee" con la parola Unità stona alquanto, ma allora era diverso e alle dieci eravamo già nei palazzi de
i quartieri brindisini del "Paradiso", della Commenda, di Sant'Angelo, di Sant'Elia.
Ogni santa domenica. 
Salvo che in un caso: e cioè se l'Unità ospitava un corsivo di Giorgio Napolitano.

In questo caso molti di noi tornavano a casa (per lo più in bici o in motorino) e si rimettevano a letto fino all'orario i in cui l'odore del ragù che si compenetrava nel pentolone di orecchiette al grano arso fatte in casa non si insinuava prepotentemente nelle nostre narici facendoci levitare fuori dal letto verso la sala da pranzo previa tappa brevissima in bagno per riacquistare una parvenza di aspetto umano. 
Una volta a tavola aprivamo copia de "Il Manifesto" o di "Lotta Continua" previdentemente comprati in edicola da noi o dal fratello gruppettaro che nelle case comuniste che si rispettavano non mancava mai! 
Altro che Napolitano!!! 
Ecco. 
Non venitemi a parlare di Napolitano perché noi vecchi (ormai ex) comunisti delusi  lo avevamo "sgamato" (lui e i cosiddetti miglioristi") già da allora è lo schifavamo più di chiunque altro che oggi si indigna contro Napolitano su facebook ma all'epoca aveva i calzoncini corti, o addirittura il pannolino, quando non proprio biglietto con il numerino in mano nella fila per nascere. Come un certo Matteuccio da Rignano sull'Arno, che poi Napolitano scelse per fargli fare quanti più danni possibile a quel partito e soprattutto a quella idea di uguaglianza e giustizia sociale che lui aveva sempre odiato e contro di cui ha lavorato una vita, come una maledizione che ancora aleggia sulla sinistra e sul Paese!