Loading...

giovedì 25 agosto 2016

L'OCCUPAZIONE MEDIATICA DI VENTOTENE.


OVVERO COME RENZI È RIUSCITO A IMPOSSESSARSI DI UN SIMBOLO CHE NON GLI APPARTIENE PER LEGITTIMARE UNA OPERAZIONE DI SEGNO CONTRARIO A QUEL SIMBOLO.




Devo assolutamente congratularmi con la comunicazione renziana per l'operazione "Ventotene" che vince sicuramente il premio per la più ipocrita ed eterogenetica azione di comunicazione della storia dell'umanità. Il simpatico caratterista fiorentino in realtà ci ha già abituato a vederlo fare il contrario di quello che dice e dire il contrario di quello che fa in una mistificazione permanente delle sue azioni politiche.
Del resto Renzi è recidivo. Già a gennaio scorso era cominciata questa che ormai è scopertamente una vera e propria operazione di OCCUPAZIONE MEDIATICA  di Ventotene, quando era andato a farsi fotografare sull'isoletta tirrenica, consapevole del suo forte impatto mediatico, per proporre un'Europa Federale che, detta da lui, suona a metà fra un insulto e una minaccia. 
Ma con questa operazione è riuscito a internazionalizzare lo svuotamento di qualunque contenuto e il capovolgimento dei valori di cui Ventotene è riferimento.
Invitando Hollande e Merkel nell'isoletta tirrenica dove Spinelli era stato confinato da Mussolini, Renzi usurpa un luogo simbolo della lotta ideale per una Europa libera dai nazionalismi, dalla logica finanziaria capitalista, dallo sfruttamento dell'essere umano e dalla soppressione dei diritti, una lotta che non solo non gli appartiene ma che lo vede sul fronte opposto! 

L'operazione è stata condotta innanzitutto grazie alla spregiudicata rimozione chirurgica delle parole "Manifesto di", dalla parola "Ventotene". Amputata della sua parte più impegnativa e spinelliana, Ventotene è diventata improvvisamente vuota forma senza contenuto, "l'isola dove è nata l'Europa" un contenitore buono per qualunque idea di Europa da quella puramente mercantilista di Nigel Farage, a quella di Europa Fortezza degli Orban e delle Le Pen, a quella di Europa delle banche e della finanza e della speculazione di Draghi, Schäuble Monti. L'unica Europa rimasta fuori dalla Ventotene occupata mediaticamente da Renzi/Merkel/Hollande è giustappunto quella del Manifesto. L'Europa dei Popoli. 
Quei popoli oppressi ieri dalla guerra e dal nazionalismo, oggi dalle politiche ultraliberistiche del trio Italo franco tedesco che creano sofferenza sociale e alti margini di profitto per i padroni della finanza nascosti dietro alla scusa ipocrita del "recupero di competitività", quei popoli derubati dalla svendita dei patrimoni pubblici nascosta dietro al paravento ipocrita e sempre meno credibile del rigore finanziario e della necessità di pagare un debito che come spiega Varoufakis non può più essere pagato perché i debitori non versano in situazioni di momentanea scarsità di liquidità ma in situazione di insolvenza permanente e irreversibile. Non era certo questa l'idea di Europa che ispirò Spinelli, Colorni e Rossi a scrivere il Manifesto di Ventotene. Nella loro visione l'Europa doveva mettere insieme le risorse energetiche ed economiche per prevenire ulteriori conflitti bellici e assicurare benessere e prosperità ai cittadini mettendoli al riparo dalla rapacità della speculazione finanziaria (ebbene sì il Manifesto di Ventotene mette in guardia da questo pericolo! Leggete queste poche righe 

e capirete: 
Di fatto, poi, i regimi totalitari hanno consolidato in complesso la posizione delle varie categorie sociali nei punti volta a volta raggiunti, ed hanno precluso col controllo poliziesco di tutta la vita dei cittadini e con la violenta eliminazione di tutti i dissenzienti, ogni possibilità legale di ulteriore correzione dello stato di cose vigenti. Si è così assicurata l’esistenza del ceto assolutamente parassitario dei proprietari terrieri assenteisti e dei redditieri che contribuiscono alla produzione sociale solo nel tagliare le cedole dei loro titoli; dei ceti monopolistici e delle società a catena che sfruttano i consumatori, e fanno volatilizzare i denari dei piccoli risparmiatori; dei plutocrati che, nascosti dietro le quinte, tirano i fili degli uomini politici per dirigere tutta la macchina dello stato a proprio esclusivo vantaggio, sotto l’apparenza del perseguimento dei superiori interessi nazionali. Sono conservate le colossali fortune di pochi e la miseria delle grandi masse, escluse da ogni possibilità di godere i frutti della moderna cultura. È salvato, nelle sue linee sostanziali, un regime economico in cui le riserve materiali e le forze di lavoro, che dovrebbero essere rivolte a soddisfare i bisogni fondamentali per lo sviluppo delle energie vitali umane, vengono invece indirizzate alla soddisfazione dei desideri più futili di coloro che sono in grado di pagare i prezzi più alti; un regime economico in cui, col diritto di successione, la potenza del denaro si perpetua nello stesso ceto, trasformandosi in un privilegio senza alcuna corrispondenza al valore sociale dei servizi effettivamente prestati, e il campo delle possibilità proletarie resta così ridotto, che per vivere i lavoratori sono spesso costretti a lasciarsi sfruttare da chi offra loro una qualsiasi possibilità di impiego.).


Chi scrisse il Manifesto di Ventotene aveva visto un futuro diverso da quella Equitalia Europea a cui l'Europa è stata ridotta dalla risma di politicanti da strapazzo che oggi guidano le nazioni europee e che sono ben simboleggiati dai tre occupanti abusivi di Ventotene. Un futuro in cui l'Europa avrebbe garantito ai propri cittadini innanzitutto e al resto del mondo successivamente, prosperità, lavoro, reddito e felicità.
Il Manifesto di Ventotene si conclude auspicando una vera e propria Rivoluzione Europea, e va anche molto nel dettaglio. Per capire quanto siano lontani da questa “Rivoluzione europea i tre personaggi da disegni animati che hanno incautamente occupato Ventotene oggi, basta leggere come Spinelli e i suoi amici intendevano realizzare questa rivoluzione Europea sul piano economico e su quello sociale:

La rivoluzione europea, per rispondere alle nostre esigenze, dovrà essere socialista, cioè dovrà proporsi l’emancipazione delle classi lavoratrici e la realizzazione per esse di condizioni più umane di vita. La bussola di orientamento per i provvedimenti da prendere in tale direzione non può essere però il principio puramente dottrinario secondo il quale la proprietà privata dei mezzi materiali di produzione deve essere in linea di principio abolita e tollerata solo in linea provvisoria, quando non se ne possa proprio fare a meno. La statizzazione generale dell’economia è stata la prima forma utopistica in cui le classi operaie si sono rappresentate la loro liberazione dal giogo capitalista; ma, una volta realizzata in pieno, non porta allo scopo sognato, bensì alla costituzione di un regime in cui tutta la popolazione è asservita alla ristretta classe dei burocrati gestori dell’economia.
Il principio veramente fondamentale del socialismo, e di cui quello della collettivizzazione generale non è stato che una affrettata ed erronea deduzione, è quello secondo il quale le forze economiche non debbono dominare gli uomini, ma — come avviene per le forze naturali — essere da loro sottomesse, guidate, controllate nel modo più razionale, affinché le grandi masse non ne sieno vittime. Le gigantesche forze di progresso che scaturiscono dall’interesse individuale, non vanno spente nella morta gora della pratica routinière per trovarsi poi di fronte all’insolubile problema di resuscitare lo spirito d’iniziativa con le differenziazioni nei salari, e con gli altri provvedimenti del genere; quelle forze vanno invece esaltate ed estese offrendo loro una maggiore opportunità di sviluppo e di impiego, e contemporaneamente vanno consolidati e perfezionati gli argini che le convogliano verso gli obbiettivi di maggiore vantaggio per tutta la collettività.
La proprietà privata deve essere abolita, limitata, corretta, estesa caso per caso, non dogmaticamente in linea di principio. Questa direttiva si inserisce naturalmente nel processo di formazione di una vita economica europea liberata dagli incubi del militarismo o del burocratismo nazionale. La soluzione razionale deve prendere il posto di quella irrazionale, anche nella coscienza dei lavoratori. Volendo indicare in modo più particolareggiato il contenuto di questa direttiva, ed avvertendo che la convenienza e le modalità di ogni punto programmatico dovranno essere sempre giudicate in rapporto al presupposto ormai indispensabile dell’unità europea, mettiamo in rilievo i seguenti punti:
a) Non si possono più lasciare ai privati le imprese che, svolgendo un’attività necessariamente monopolistica, sono in condizioni di sfruttare la massa dei consumatori; ad esempio le industrie elettriche, le imprese che si vogliono mantenere in vita per ragioni di interesse collettivo ma che, per reggersi, hanno bisogno di dazi protettivi, sussidi, ordinazioni di favore ecc. (l’esempio più notevole di questo tipo d’industria sono finora in Italia le siderurgiche); e le imprese che per la grandezza dei capitali investiti e il numero degli operai occupati, o per l’importanza del settore che dominano, possono ricattare gli organi dello stato, imponendo la politica per loro più vantaggiosa (es.: industrie minerarie, grandi istituti bancari, grandi armamenti). È questo il campo in cui si dovrà procedere senz’altro a nazionalizzazioni su scala vastissima, senza alcun riguardo per i diritti acquisiti.
b) Le caratteristiche che hanno avuto in passato il diritto di proprietà e il diritto di successione, hanno permesso di accumulare nelle mani di pochi privilegiati ricchezze che converrà distribuire durante una crisi rivoluzionaria in senso egualitario, per eliminare i ceti parassitari e per dare ai lavoratori gli strumenti di produzione di cui abbisognano, onde migliorare le condizioni economiche e far loro raggiungere una maggiore indipendenza di vita. Pensiamo cioè ad una riforma agraria che, passando la terra a chi la coltiva, aumenti enormemente il numero dei proprietari, e ad una riforma industriale che estenda la proprietà dei lavoratori nei settori non statizzati, con le gestioni cooperative, l’azionariato operaio ecc.
c) I giovani vanno assistiti con le provvidenze necessarie per ridurre al minimo le distanze fra le posizioni di partenza nella lotta per la vita. In particolare la scuola pubblica dovrà dare le possibilità effettive di proseguire gli studi fino ai gradi superiori ai più idonei, invece che ai più ricchi; e dovrà preparare in ogni branca di studi, per l’avviamento ai diversi mestieri e alle diverse attività liberali e scientifiche, un numero di individui corrispondente alla domanda del mercato, in modo che le rimunerazioni medie risultino poi press’a poco eguali per tutte le categorie professionali, qualunque possano essere le divergenze fra le rimunerazioni nell’interno di ciascuna categoria, a seconda delle diverse capacità individuali.
d) La potenzialità quasi senza limiti della produzione in massa dei generi di prima necessità, con la tecnica moderna, permette ormai di assicurare a tutti, con un costo sociale relativamente piccolo, il vitto, l’alloggio e il vestiario, col minimo di conforto necessario per conservare il senso della dignità umana. La solidarietà umana verso coloro che riescono soccombenti nella lotta economica, non dovrà, per ciò, manifestarsi con le forme caritative sempre avvilenti e produttrici degli stessi mali alle cui conseguenze cercano di riparare, ma con una serie di provvidenze che garantiscano incondizionatamente a tutti, possano o non possano lavorare, un tenore di vita decente, senza ridurre lo stimolo al lavoro e al risparmio. Così nessuno sarà più costretto dalla miseria ad accettare contratti di lavoro iugulatori.
e) La liberazione delle classi lavoratrici può aver luogo solo realizzando le condizioni accennate nei punti precedenti: non lasciandole ricadere in balìa della politica economica dei sindacati monopolistici, che trasportano semplicemente nel campo operaio i metodi sopraffattori caratteristici anzitutto del grande capitale. I lavoratori debbono tornare ad essere liberi di scegliere i fiduciari per trattare collettivamente le condizioni cui intendono prestare la loro opera, e lo stato dovrà dare i mezzi giuridici per garantire l’osservanza dei patti conclusivi; ma tutte le tendenze monopolistiche potranno essere efficacemente combattute, una volta che siano realizzate quelle trasformazioni sociali.”
Questa è l'idea di Europa che gemma dal Manifesto di Ventotene! Una rivoluzione dei cittadini che mette fuori gioco grandi gruppi economici e assicura benessere distribuito e prosperità per tutti. Una visione che è già da anni diventata oggetto di una operazione di "sterilizzazione" che fa diventare il mito di Spinelli vuota retorica priva dei suoi contenuti più rivoluzionari. Oggi Renzi riesce nell'operazione di svuotarlo di qualunque contenuto ed anzi riempirlo di contenuti opposti. Perchè l'idea di Europa che esprimono lui, Hollande e la Merkel, occupanti abusivi di Ventotene, è sempre più lontana dal progetto spinelliano, una Europa in cui i cittadini tedeschi per avere un reddito indecoroso devono entrare nell'umiliante tunnel dell'Hartz 4, e quelli francesi e italiani vengono sempre più precarizzati e destabilizzati da Jobs act e Loi travail varie. Per non parlare di quello che è stato fatto al popolo greco.
Questa operazione di occupazione mediatica di Ventotene puzza. Puzza di renzismo (vuote forme comunicate a palla ma prive di qualunque contenuto). Ma puzza anche di tentativo di di usare il suo immaginario più popolare, per rilegittimare  un'Europa che ha perduto l'anima, e che per ritrovarla deve ricominciare dal Manifesto di Ventotene, non da "Ventotene sui Manifesti" (questa battuta finale giuro che non l'ho rubata a Crozza!) 




-----------------------------------------

Per una lettura completa del Manifesto di Ventotene suggerisco questo link:
http://www.presidioeuropa.net/blog/un%E2%80%99europa-libera-unita-il-manifesto-di-ventotene/

Inoltre a questa pagina è possibile leggere una "interpretazione autentica" del Manifesto di Ventotene di Pier Virgilio Dastoli che fu collabotaore di Altiero Spinelli al Parlamento Europe fino ai suoi ultimi giorni.
https://www.facebook.com/piervirgilio.dastoli/posts/10201997380360428

Su Renzi a Ventotene a gennaio 2016:
http://www.europainmovimento.eu/europa/l-europa-smemorata-alla-ricerca-dello-spirito-di-altiero-spinelli.html

Manifesto di Ventotene: 5 proposte per far ripartire l'Europa al di là della propaganda

Dopo la conferenza stampa sulla Garibaldi, grande colpo comunicativo privo di qualunque contenuto (è proprio il caso di parafrasare il famoso film: ... sotto il vestito niente) in cui senti parlare di solidarietà, agenda digitale, energie rinnovabili crescita e occupazione, ma è evidente che sono vuote parole da parte di chi ha imposto a colpi di maggioranza il jobs act, lo sblocca Italia, la "buona scuola", il "salvabanche" per obbedire ai diktat della finanza speculativa globale. 
Più in particolare sul piano europeo, se quello che era il sogno Europeo nato col Manifesto di Ventotene
è oggi diventato l'incubo europeo dell'austerità e del debito con migliaia di imprenditori che si
suicidano, e milioni di cittadini scesi sotto la soglia di povertà, è perchè chi ha potere decisionale in Europa ha perso di vista gli obiettivi del Manifesto di Ventotene per un'Europa libera e unita (che sono  molto impegnativi perchè Spinelli e i suoi compagni avevano in mente e proposero una vera e propria "Rivoluzione Europea, come ho ricordato dettagliatamente nell'articolo che ho pubblicato sabato scorso, consultabile qui: http://angeloconsoli.blogspot.it/2016/08/loccupazione-mediatica-di-ventotene_25.html ). Una rivoluzione che metteva al centro il cittadino e la comunità e ammoniva di tenere a bada le banche e gli speculatori, parlava di protezione dei beni comuni pubblici e la nazionalizzazione di banche e aziende energetiche. Invece dal 2004 (anno in cui il referendum francese sciaguratamente imposto da Chirac affossò definitivamente le speranze di integrazione Europea della Costituzione elaborata dalla Convenzione Europea,  i leader europei si sono messi a difendere pancia a terra i principi del rigore finanziario e della logica del debito sempre nell'interesse della grande finanza speculativa globale come fedeli marionette. 
Se il vertice di Ventotene non è solo una buffonata propagandistica intesa a sterilizzare l'insegnamento di Spinelli in pura forma vuota di qualunque contenuto, è necessario mettere subito in essere politiche per recuperare lo spirito reale del Manifesto di  Ventotene
Quali sono queste politiche? Certo non quelle che alcuni commentatori di regime hanno avuto il coraggio di proporre con una lettura di comodo del Manifesto spacciato come l'antesignano delle politiche di austerità e di stabilità finanziaria (è successo anche questo:  il direttore de La Gazzetta del Mezzogiorno, nel commentare il vertice tirrenico viene a  spiegarci che il rigore finanziario c'è lo prescrive Spinelli con il Manifesto di Ventotene! Incredibile ma vero. Leggere per credere!)
Il Manifesto di Ventotene è tutt'altro. Si certo si parla anche di disciplina finanziaria degli stati ma non nei termini principali in cui questi commentatori finto europeisti cercano di spacciarcelo.  E' una operazione scorrettissima quella di leggere un paragrafo isolato dal contesto e costruire su di esso l'intera narrazione spinelliana. Per capire lo spirito vero del Manifesto di Ventotene  bisogna leggerlo olisticamente nella sua integrità.  Vediamo così  che il Manifesto di Ventotene propone una Europa in cui 
Non si possono più lasciare ai privati le imprese che, svolgendo un’attività necessariamente monopolistica, sono in condizioni di sfruttare la massa dei consumatori; ad esempio le industrie elettriche, le imprese che si vogliono mantenere in vita per ragioni di interesse collettivo ma che, per reggersi, hanno bisogno di dazi protettivi, sussidi, ordinazioni di favore ecc.
Parallelamente, per uno sviluppo economico sostenibile e stabile il Manifesto  osserva che "Le caratteristiche che hanno avuto in passato il diritto di proprietà e il diritto di successione, hanno
permesso di accumulare nelle mani di pochi privilegiati ricchezze che converrà distribuire durante una crisi rivoluzionaria in senso egualitario, per eliminare i ceti parassitari e per dare ai lavoratori gli strumenti di produzione di cui abbisognano, onde migliorare le condizioni economiche e far loro raggiungere una maggiore indipendenza di vita". 
Sul piano della rimozione delle diseguaglianze, oltre a proporre un differenziale salariale il più livellato possibile si prescrive anche che "I giovani vanno assistiti con le provvidenze necessarie per ridurre al minimo le distanze fra le posizioni di partenza nella lotta per la vita. In particolare la scuola pubblica dovrà dare le possibilità effettive di proseguire gli studi fino ai gradi superiori ai più idonei, invece che ai più ricchi;"
E sempre per quello che riguarda i giovani, si raccomanda qualcosa di molto simile a provvidenze che oggi andrebbero sotto il nome di "reddito di cittadinanza": "La solidarietà umana verso coloro che riescono soccombenti nella lotta economica, non dovrà, per ciò, manifestarsi con le forme caritative sempre avvilenti e produttrici degli stessi mali alle cui conseguenze cercano di riparare, ma con una serie di provvidenze che garantiscano incondizionatamente a tutti, possano o non possano lavorare, un tenore di vita decente, senza ridurre lo stimolo al lavoro e al risparmio. Così nessuno sarà più costretto dalla miseria ad accettare contratti di lavoro iugulatori."
C'è perfino l'intuizione rifkiniana dell'economia a costo marginale zero introdotto dal progresso tecnologico che permetterà di provvedere ai bisogni di tutti gli esseri umani secondo le regole dell'abbondanza anziché quelle della scarsità (in questo le energie rinnovabili sono epitomiche: il petrolio è scarso, il sole è abbondante!) "La potenzialità quasi senza limiti della produzione in massa dei generi di prima necessità, con la tecnica moderna, permette ormai di assicurare a tutti, con un costo sociale relativamente piccolo, il vitto, l’alloggio e il vestiario, col minimo di conforto necessario per conservare il senso della dignità umana."
Infine si prevede che la rivoluzione Europea metta al loro posto per sempre i ceti economici finanziari speculativi che producono solo accumulazione per se stessi e inequità sociale, con una lucidità quasi premonitoria rispetto a quello che sarebbe poi successo.   "Si è così assicurata l’esistenza del ceto assolutamente parassitario dei proprietari terrieri assenteisti e dei redditieri che contribuiscono alla produzione sociale solo nel tagliare le cedole dei loro titoli; dei ceti monopolistici e delle società a catena che sfruttano i consumatori, e fanno volatilizzare i denari dei piccoli risparmiatori; dei plutocrati che, nascosti dietro le quinte, tirano i fili degli uomini politici per dirigere tutta la macchina dello stato a proprio esclusivo vantaggio, sotto l’apparenza del perseguimento dei superiori interessi nazionali. Sono conservate le colossali fortune di pochi e la miseria delle grandi masse, escluse da ogni possibilità di godere i frutti della moderna cultura."
Non credo che ci siano diverse interpretazioni di queste parole chiarissime del Manifesto di Ventotene. Si può essere d'accordo o non esserlo. Ma non si può cancellarle completamente attribuendo a Spinelli & co. intenzioni e proposte che loro non si sono mai sognate di fare  e che anzi rappresentano il totale capovolgimento della loro narrazione, solo per compiacere i signori della finanza speculativa e i loro complici politici riuniti ipocritamente a Ventotene per celebrare se stessi e non certo Spinelli.  
Se davvero vogliamo che l'Europa ricominci da Ventotene, allora le cose da farsi sono chiare e la strada da percorrere limpida e stellata: senza avere la pretesa di avere la soluzione definitiva ma al solo scopo di rimettere in carreggiata la discussione sul Manifesto di Ventotene,  mi permetto di elencare 5 piccoli provvedimenti iniziali ispirati ai principi del Manifesto di Ventotene e realizzabili immediatamente e a costo zero per invertire la china mortale su cui questa leadership priva di visione ha messo la nostra povera  Europa:
1) conferimento alla BCE dei poteri di 'prestratrice di ultima istanza' perché sia lei a comprare i titoli dei paesi euro in difficoltà impedendo alle banche d'affari di fare una cresta monumentale sulla pelle e sul sangue dei greci e di tutti gli altri popoli:
2) abolizione immediatamente i parametri di Maastricht (rapporto debito PIL etc) e loro sostituzione con indicatori socio economici ricavati dagli obiettivi del Manifesto di Ventotene (prosperità e benessere dei cittadini, qualità della vita e dell'ambiente, senso di Comunità grado di alfabetizzazione etc)
3) abolizione immediata del collegamento fra banche d'affari e banche di risparmio (modello Glass Steagall act americano) per preservare i risparmi dei cittadini dai rischi della speculazione rapinatoria e incoraggiare gli investimenti sul territorio e nelle attività di comunità;
4) cancellazione del principio del cofinanziamento per l'erogazione di fondi europei sia a livello centrale che periferico per le imprese piccole e medie e le start up innovative;
5) reale "empowerment" del Parlamento europeo con conferimento di poteri legislativi pieni e del potere di iniziativa legislativa in quanto unico organo elettivo delle istituzioni europee. Passaggio definitivo dal metodo intergovernativo al metodo comunitario.
Il Manifesto di Ventotene propone una Europa dei popoli e non delle banche. Smettiamola con le manifestazioni propagandistiche e la fuffa delle dichiarazioni di principio buone per tutte le stagioni e per tutte la audience.  Chi non è d'accordo, scenda dalla portaerei Garibaldi e torni a casa in gommone. 

mercoledì 3 agosto 2016

Il complesso di Cassandra e l'insopportabile ipocrisia del PD

Paola Muraro
"Muraro chi?"
Nei giorni immediatamente successivi all'esito del ballottaggio romano, la domanda mi veniva ripetuta  ogni volta che chiedevo a qualche amico di firmare  la petizione su Change.org che avevo lanciato per evitare che la Raggi nominasse come Assessore alla Sostenibilità una consulente AMA assurta agli onori delle cronache per aver accusato di disinformazione ambientale il film "Trashed" di Jeremy Irons, opera simbolo del Movimento Rifiuti Zero.
Oggi non c'è telegiornale che non ripeta quel nome almeno 4 o 5 volte e l' "Assessora" della "Sindaca" di Roma è sulle prime pagine di tutti i giornali.
Dovrei essere contento ed avere quella Cassandrica soddisfazione di chi potrebbe dire "L'avevo detto io!"
Invece non sono per niente contento e, al contrario, sento crescere una insofferenza inspiegabile il che mi spinge a questo post di auto analisi per liberarmene.
Andiamo per ordine.
Il primo fatto che mi provoca reazioni allergiche è l'improvviso assurgere alla ribalta di espressioni come "rifiuti zero", o "economia circolare" o perfino "sostenibilità" come parole svuotate di qualunque contenuto reale che sembrano coprire una gamma molto ampia di concetti a volte perfino in contraddizione fra di loro.
Per chi (come me), ha contribuito a definire  le strategie europee nel settore dell'economia circolare, rifiuti zero e economia circolare sono concetti precisi.
Precisi e impegnativi!
Precisi, impegnativi e inconciliabili con altri concetti come ad esempio quello di  "gestione integrata dei rifiuti"  che lascia la porta aperta a schifezze inenarrabili e non è assolutamente compatibile con una strategia che miri ad una "chiusura virtuosa del ciclo dei consumi" realizzando i fatidici 10 passi verso rifiuti zero elaborati e teatralmente illustrati da Paul Connett nelle sue conferenze.

Il secondo fatto è che improvvisamente sono spuntati come funghi, centinaia di soloni che si ergono a moralizzatori per i presunti (o reali) conflitti di interesse dell'Assessora Muraro.
Così, improvvisamente da "Vox clamante in deserto" mi ritrovo in una nutritissima compagnia di ipocriti piddini che parlano di etica ma dimenticano che sono essi stessi esponenti politici di quella partitocrazia che viene alimentata da trent'anni dalle lobby dei rifiuti e da quelle fossili, oltre che dalle squallide corporazioni romane che hanno infangato la città eterna con "Mafia Capitale".
Il mio disagio è quello di un combattente per l'ambiente da decenni che improvvisamente si trova affiancato in una battaglia che ha cominciato da solo, da personaggi che hanno votato lo sblocca Italia di Renzi, che con le loro municipalizzate costruiscono inceneritori da trent'anni ridenominandoli fantasiosamente  termovalorizzatori,  e da esponenti di un centro destra decotto che hanno azionato una delle più spettacolari macchine del fango in collaborazione con la camorra contro il Ministro Alfonso Pecoraro Scanio, reo ai loro occhi di non volersi rassegnare a vedere la sua Campania diventare la discarica d'Italia e la terra dei fuochi e degli inceneritori, e che, fosse stato per loro, ci avrebbero riempito l'Italia di centrali nucleari condannandoci all'inferno finanziario della AREVA in Francia e all'incubo permanente di una Fukushima in attesa di accadere.
Allora mi ribello! E mi viene spontanea una fortissima pulsione ad uscire da questo coro.
No cari signori!
Io posso criticare la Raggi per la scelta della Muraro. Voi no!
Perchè la mia è una critica che mira a costruire. Le vostre critiche ipocrite invece mirano solo a distruggere e a distogliere l'attenzione dai problemi che le dissennate politiche dei vostri governi stanno provocando al paese!
Voi avete preso i soldi da Riva per fare fuori dal parlamento la spina nel fianco degli Eco-Dem che volevano far rispettare anche all'ILVA  i limiti di emissioni di sostanze tossiche!
Voi avete costretto all'abiura e alla marginalità tutte le vostre migliori risorse ambientaliste (da ultimo l'assessore all'ambiente di Forlì Alberto Bellini, contrario allo "Sblocca Italia" e al previsto
Alberto Bellini, ex assessore all'Ambiente di Forlì
raddoppio dell'inceneritore e costretto alle dimissioni proprio pochi giorni dopo che io e Livio de Santoli eravamo stati suoi ospiti alla festa de L'Unità per presentare il nostro libro Territorio Zero)!
Voi ipocriti arroganti affaristi imbroglioni, membri di comitati di affari e delle peggiori cricche, che hanno fatto i soldi sulla salute e sull'infelicità dei tarantini come dei gelesi, dei brindisini come dei savonesi, voi, come dice Virginia Raggi, dovreste avere il pudore di stare fermi un giro. O almeno stare zitti.
No! Non mi posso trovare in vostra compagnia nemmeno per un attimo.
Nemmeno per criticare l'infelice nomina della Muraro.
Una nomina che voi non criticate per le sue tentazioni inceneritoriste o la sua inadeguatezza culturale alla programmazione di uno scenario rifiuti zero, ma sulla base di presunti conflitti di interesse, proprio voi che dei conflitti di interesse siete Maestri Universali!!!

In altre parole, improvvisamente, cari esponenti della partitocrazia, dopo aver salvato dall'arresto gente del livello infimo di Azzollini (quello che "pis@@va in bocca" alle monache e fotteva i soldi della sanità pubblica), dopo aver regalato miliardi alle banche e aver garantito l'immunità a banchieri imbroglioni e industriali avvelenatori, adesso improvvisamente riscoprite i valori etici  e volete castigare la Muraro. Ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere.

No!!! Io non ci sto, in vostra compagnia.
Mi chiamo fuori dal coro dei facili conformisti che se la prendono con la Muraro oggi.
Esco dal plotone dei coraggiosi sparatori sulla Croce Rossa!
Però sia ben chiaro che questa non è una marcia indietro, ma la presa d'atto che la situazione è cambiata e che se il Movimento 5 Stelle può commettere errori di inesperienza, di arroganza o di incompetenza, voi del PD e della partitocrazia tradizionale, non commettete errori. No!
Voi avete distrutto il paese intenzionalmente.
Ve lo siete mangiato.
Avete creato centinaia di migliaia di disoccupati distruggendo il settore delle rinnovabili.
Lo avete trascinato nell'inferno della disoccupazione ed emigrazione giovanile, nella sofferenza ambientale e sanitaria con 50 anni di politiche energetiche e economiche scellerate che non avete mai rinnegato, e che continuate a confermare anche nel 2016 mentre il mondo va in un'altra direzione, (finalmente!).
Arrivati a questo punto recupero senso delle proporzioni, rimetto le cose in prospettiva, e mi dico che se la Muraro è ambigua sugli inceneritori, voi invece sugli inceneritori non avete nessuna ambiguità. Li costruite e avvelenate ambiente e cittadini da sempre.
Così come è chiarissimo che state sempre, sottolineo SEMPRE dalla parte sbagliata! Nel recente referendum siete stati a favore delle trivelle per svendere il nostro invidiatissimo patrimonio naturale per quattro soldi a petrolieri senza scrupoli e a avventurieri della finanza speculativa.

Siete dalla parte dell'inutilissimo e dannosissimo gasdotto TAP e dei suoi insopportabili dirigenti tronfi e arroganti !

Siete dalla parte delle centrali a carbone e degli inquinatori che le gestiscono  ma che non si possono chiamare tali fino a che non c'è una sentenza passata in giudicato perchè altrimenti si alzerà sempre uno di voi, un Renzi, un Romano, un De Luca, un Pelillo, un Tomasselli, una Morani, una Serracchiani, una Moretti, un Faraone, un Crocetta, un Pittella, uno Zanonato, un Clini,  un Bersani, un Fassino, un D'Alema, che pur con la lingua affaticata dall'eccesso di lavoro sul petroliere di turno, riuscirà sempre a salire in cattedra e a ricordare saccentemente che "non c'è nessuna prova della correlazione fra l'aumento delle malattie e le emissioni di Cerano", (o dell'ILVA, o dell'Enichem o dell'ENI e via dicendo).
Quando non si tratta di un Prodi che ci rimprovera di non sfruttare "il mare di petrolio su cui
Guidi e fidanzato. Ministra e sguattera del Guatemala...
siamo seduti",  di un Renzi che se la prende con i comitatini locali, o di una Guidi che fra una marchetta notturna alla Total e un cinguettìo telefonico al fidanzato, trova pure il tempo di pontificare sulla necessità di superare "gli egoismi locali" e estrarre tutto il petrolio che c'è da estrarre.
Mentre invece, quando c'è da raccogliere firme contro le trivelle o contro gli inceneritori (del cui quesito referendario io sono depositario in Cassazione) chi ci ritroviamo affianco?
Dal Trentino alla Sicilia, da Milano a Potenza sempre e principalmente loro,  i ragazzi del Movimento 5 Stelle.
E allora, per rispetto verso questi attivisti (e sono tanti),  pur continuando a non condividere affatto la scelta di affidare l'assessorato alla Sostenibilità a Paola Muraro, e di  rimettere in gioco Cerroni e i suoi impianti a Roma, da ora in poi, qualunque cosa succeda, non mi esprimerò più in proposito, soffrirò in silenzio nella speranza che la Muraro mi sorprenda, mi smentisca e si impegni  nella pianificazione e nella realizzazione di in una efficace strategia Rifiuti Zero per Roma magari seguendo le indicazioni della delibera 129/2014 come ricordato recentemente da Zero Waste Lazio, (e pianificato dal coordinamento Metropolitano verso Rifiuti zero) costringendomi a chiedere scusa per essere stato diffidente.
Esco dunque dalla scomoda  e maleodorante compagnia  degli sgherri del pagliaccio che firma il protocollo di Parigi all'ONU e poi ammazza le rinnovabili in Italia e fa strategie economiche fallimentari  basate sull'erronea falsa convinzione che per sbloccare l'economia italiana sia necessario riempire il paese di trivelle, inceneritori, gasdotti e centrali a carbone.

Vi prego, Virginia, Paola, non mi costringete nelle anguste vesti di una improbabile Cassandra! Sorprendetemi con gli effetti speciali!!!


Sul Coordinamento Metropolitano verso Rifiuti Zero:
http://cetri-tires.org/press/2016/il-cetri-aderisce-al-coordinamento-metropolitano-roma-verso-rifiuti-zero/










lunedì 18 luglio 2016

"Ripristinare la democrazia in Turchia o ripristinare il coraggio della verità in Europa?

Il Presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz intima al Presidente Turco Erdogan 
"di non esagerare e non prendere il tentativo di golpe come pretesto per infrangere le regole della democrazia, restringere la libertà di espressione e i diritti fondamentali perchè le decisioni arbitrarie di un uomo solo al comando non sono accettabili in un paese che è candidato a diventare membro dell'Unione Europea, e di ritornare IMMEDIATAMENTE allo stato di diritto, alla separazione totale dei poteri e al rispetto dei diritti fondamentali".  
Seguace di Erdogan mentre ripristina la democrazia in Turchia
Scusate ma sembra di sognare! Qui stiamo parlando della Turchia! La Turchia!!! 
Cioè un Paese in cui le "regole della democrazia" non sono mai esistite, la "libertà di espressione" è pura teoria e i "diritti fondamentali" vengono violati sistematicamente, scopertamente e massicciamente da secoli. 
Fare finta che in Turchia tutto andasse bene e solo adesso come reazione al tentato golpe la democrazia sia in pericolo travalica i confini della diplomazia e sconfina direttamente nel campo dell'ipocrisia istituzionale. 

Io capisco che bisogna salvare l'immagine dell'Europa dall'accusa di aver ammesso uno Stato-Canaglia come la Turchia allo status di "Candidato membro" ma qui siamo ormai al surreale. Questi hanno arrestato 10.000 persone, destituito 20.000 insegnanti e qui l'Europa ancora balbetta " Non vi facciamo entrare più nell'UE!", senza rendersi conto di essere ormai scaduta nel ridicolo.

Intimare di "ritornare IMMEDIATAMENTE allo stato di diritto, alla separazione totale dei poteri e al rispetto dei diritti fondamentali" equivale ad ammettere che tali condizioni sono in messe in pericolo solo ora, mentre (repetita juvant) esse in Turchia non sono mai esistite!
Quindi l'appello di Schulz a Erdogan è un capolavoro di mistificazione e doppiezza che serve solo a ripulire la coscienza degli europei che fingono di fare la voce grossa con Erdoga ,solo ora ma avrebbero dovuto farla molto prima evitando di fornirgli la patente di Paese democratico candidato all'accesso all'Unione Europea.  
Erdogan non è un sincero democratico che sta reagendo male a un perfido tentativo di golpe ma è, ed è sempre stato un satrapo corrotto, violento e colluso con l'ISIS eletto con metodi intimidatori che se gli osservatori elettorali dell'ONU servissero a qualcosa sarebbero stati già denunciati.
Bambini siriani schiavizzati nelle fabbriche turche di jeans
L'Europa finora si è vigliaccamente girata dall'altra parte di fronte alle plateali violazioni dei diritti umani e sociali (non dimentichiamo il lavoro minorile come regola e condizioni di lavoro schiavistiche sia in campagna che in fabbrica ignorate da sindacati di comodo utili solo a riempire la casella "libertà sindacale" nel formulario di adesione all'UE). L'Europa e gli Stati Uniti, sempre piegati a zerbino di fronte alle esigenze delle grandi multinazionali finanziarie e fossili, non hanno battuto ciglio davanti alle denunce de
lle deplorevoli condizioni dei diritti umani, della libertà di informazione e delle condizioni sociali e di lavoro che per anni sono state coraggiosamente lanciate da ONG e gruppi umanitari e da media coraggiosi (da ultimo il programma Piazza Pulita che ha aperto gli occhi del mondo sui bambini siriani, gli ormai tristemente famosi "bambini dalle mani blu" che lavorano nelle fabbriche di jeans colorando indumenti per le griffe occidentali), ma
 nell’arco di poche ore  sono accorsi in soccorso di Erdogan parlando di “rispetto dell’ordine democratico” e di "ripristino di condizioni democratiche" che in Turchia in realtà non ci sono mai state. 

Mentre invece ci sono sempre stati tortura, repressione degli oppositori politici, omicidi, linciaggi, decapitazioni. Questi sono secoli che  decapitano la gente. E' impossibile non vedere una continuità storica e culturale fra le decapitazioni degli 800  martiri di Otranto (che
Otranto: Cappella dei martiri uccisi dal Turco Ahmet Pascià
sono del 1480) e  quelle odierne con le quali si stanno in queste ore  i fedeli al regime di Erdogan stanno "ripristinando la democrazia".

Mentre i media mostravano immagini dei sostenitori di Erdogan che fermavano i soldati a mani nude, la realtà è che i fedeli islamici di Erdogan si stavano abbandonando alle peggiori violenze contro ragazzi di leva, rei solo di avere dei comandanti cialtroni che li hanno mandati allo sbaraglio e poi abbandonati vigliaccamente sotto gli occhi compiacenti della polizia.  

Il fallito golpe, si è trasformato in un’occasione ghiotta per eliminare i personaggi scomodi al “sultano” e dare corso alle purghe degli oppositori di regime, fra cui migliaia di giudici che non si capisce davvero cosa c'entrino col golpe militare.
Ma la violenza non si ferma ai militari, emerge una forma di “giustizia sommaria” contro tutte quelle persone sospettate di essere nemiche di Erdogan, e viene così assaltato il quartiere curdo di Istanbul (evidentmente la scimitarra del boia batte dove il dente duole...)
Mentre oppositori politici e giornalisti indipendenti sono già in carcere da tempo, il “buon” popolo fedele ad Erdogan al grido di Allahuakbar sta portando a compimento un contro-colpo di stato che ha il chiaro intento di eliminare definitivamente dalle forze laiciste che aveva come scopo quello di ripristinare la democrazia, affermando che “La laicità dello stato non avrà spazio nella costituzione”. 

Ma shhhh! non ditelo a Schulz. Potrebbe soffrire di un risveglio traumatico e rendersi conto che la "democrazia che vuole "ripristinare", in Turchia non c'è mai stata. 

E anzi potrebbe perfino rendersi conto che i lavoratori sono schiavizzati fin da quando sono bambini non solo in Pakistan o in Africa (Paesi lontani) ma perfino nbella sua amata Turchia, Paese in lista di candidatura per diventare membro dell'UE. 

E per un "socialista" come lui lo schock sarebbe davvero traumatico...
Per ulteriori informazioni:
http://ancorafischia.altervista.org/linciaggi-torture-decapitazioni-questa-la-sorte-soldati-golpisti-democrazia-turca-ristabilita/

http://it.yahstar.com/piazzapulita-la7/photo/57438523cebd2e5e7b8b4aa1-piazzapulita-la7-bambini-con-mani-e-faccia-blu-per-il-lavoro-e-la-fatica-minori-siriani-nell-inferno-dello-sfruttamento-....html


http://www.salveweb.it/pirati_assedio_otranto.htm

venerdì 15 luglio 2016

POI VENGO A MANGIARE A CASA TUA!!!

"Poi vengo a mangiare a casa tua!". Non c'è discussione sull'ILVA in cui a un certo punto non ci sia un interlocutore contrario alla chiusura dell'ILVA che tira fuori questa frase. Non si rende conto, il tapino, che son già anni che sta mangiando "a casa nostra". 
Infatti se facciamo i conti di quanto sono costati ai contribuenti italiani 10 decreti salva ILVA vedremo con assoluta chiarezza che sono anni che il salario dei dipendenti ILVA glie lo paghiamo noi, per tenere in vita un baraccone ormai in perdita (sono anni che l'ILVA perde 2,5 milioni di euro al giorno, e sono 3 anni che la società non presenta il bilancio), ma non viene lasciata fallire perchè "la siderurgia è strategica per il Paese" e perchè "bisogna salvaguardare l'occupazione".
La domanda è: ma tutti questi soldi (oltre 300 milioni solo nel nono decreto Salva ILVA) non avrebbero potuto essere impiegati per sviluppare un piano economico alternativo e moderno che avrebbe prodotto molti più posti di lavoro stabili qualificati e puliti? E' evidente che non c'è nessuna volontà politica di ottenere questo obiettivo, mentre invece è fin troppo chiaro che si vuole andare avanti con decreti a pioggia (e nella pioggia gli "amici" riescono sempre a bagnarsi).

Infatti l'ILVA ha sempre funzionato come una gigantesca idrovora di trasferimento di soldi dalle casse pubbliche alle tasche private.
Quando Prodi la privatizzò, praticamente la regalò ai Riva, che sborsando 1649 miliardi di lire acquisirono una azienda che di miliardi ne guadagnava 9000 all'anno. La società Riva Fire passò in pochi mesi dall'utile consolidato di 157 miliardi del 1994 ai 2.240 miliardi del 1995, e l'utile netto salì da 112 a 1842 miliardi di lire in un solo anno. Questo fiume di soldi finì direttamente in conti cifrati della famiglia Riva nei paradisi fiscali attraverso un sistema di scatole cinesi e otto trust finanziari e nel 2009 Berlusconi permise il rientro (illegale in quanto i capitali erano intestati fittiziamente)  di decine di miliardi che erano stati ottenuti a prezzo del disastro ambientale e sanitario di Taranto, sulla pelle, sul sangue e le sofferenze dei tarantini.
l'ILVA va chiusa e bonificata non solo perché è uno stabilimento killer ma anche perché rappresenta un mondo industriale in agonia ormai totalmente superato dall'evoluzione tecnologica, una azienda che non ha più nessun senso economico a meno di poter fare economie a discapito della tutela ambientale e della salute pubblica dunque ha senso in paesi dove tutela ambientale e salute pubblica non sono riconosciuti come beni comuni e valori da proteggere. La sua stessa esistenza impedisce di pensare "nuovo" e diverso rispetto alla pianificazione economica della regione Jonica, mentre la sua chiusura costringerebbe finalmente le istituzioni a fare i conti con la realtà e permettere l'emergere di quella economia digitale che rappresenta il futuro anche in terra di Taranto.  

Quindi, cari amici dell 'ILVA, che vi prepariamo da mangiare oggi? Vanno bene orecchiette alla diossina con cacio ricotta agli idrocarburi policiclici aromatici?



Per maggiori approfondimenti sugli aspetti economici dell'ILVA:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/26/ilva-tesoro-dei-riva-affari-della-famiglia-sempre-difesi-dallo-stato/606772/

http://www.inchiostroverde.it/ilva-pedicini-e-damato-m5s-ferro-vecchio-da-buttare-giu-pianificare-alternative-per-taranto/

http://www.ilblogdellestelle.it/accendiamo_i_riflettori_sullilva_di_taranto.html?utm_medium=push_notification&utm_source=rss&utm_campaign=rss_pushcrew

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/01/13/ilva-per-salvarla-9-decreti-in-5-anni-senza-successo-fino-al-buco-nellacqua-svizzero-di-renzi/2366512/

http://www.altreconomia.it/site/fr_contenuto_detail.php?intId=5747

sabato 25 giugno 2016

BREXIT: ma che Ca@@o di alternativa è stata data ai cittadini britannici?

Luca Billi

Il blogger emiliano Luca Billi, animatore del gruppo FB "Verba Volant" e, come lui stesso si definisce, "strano, chiuso, anarchico, verdiano, di sinistra da sempre (e per sempre) convinto che comunista sia una bella parola e con una passione per la filosofia e la cultura della Grecia antica, e amante delle opere di Bulgakov, di Borges e di molti altri autori, e inguaribilmente pessimista..." ha scritto una riflessione sulla BREXIT che mi convince totalmente e che avrei scritto anche io se ne avessi avuto il tempo e la necessaria concentrazione. La faccio dunque mia nel principio condivisivo del copyleft e del Creative Commons, ma soprattutto nell'interesse della più ampia circolazione possibile delle belle idee, come quelle di Luca. Idee che di fronte  al risultato di un referendum male impostato come quello Britannico, non si fermano all'aspetto apparente ma scavano in profondità per cercare un senso reale, direi quasi esistenziale, che non può essere racchiuso nell'alternativa del diavolo fra l'Europa della speculazione finanziaria e della distruzione dei diritti e l'Europa degli egoismi nazionalisti e della paura, come quella che è stata offerta ai cittadini britannici. In questo articolo Luca Billi prova a capire da dove venga questa distorsione nella nostra storia recente e a quali condizioni può essere superata in un futuro prossimo. 

BREXIT: IL RICATTO FRA DUE EUROPE INACCETTABILI
In italiano l'espressione prendere o lasciare non racconta una vera opzione, ma piuttosto un ricatto, una minaccia. E ieri i cittadini del Regno Unito non avevano di fronte una vera alternativa: anche a loro è stato intimato di prendere o lasciare; e, per rabbia, in molti - anzi la maggioranza - hanno deciso di lasciare. 
C'erano solo due opzioni in campo: o vinceva l'Europa del capitale, l'Europa dei mercati e dei mercanti, l'Europa che "vende" i profughi alla Turchia oppure vinceva l'Europa delle piccole patrie, dei nazionalismi, dei fascismi vecchi e nuovi. 
Francamente io - come immagino molti di voi e credo anche molti sudditi di Sua Maestà - non sono disposto a votare per una di queste due Europe possibili, e figurarsi se lotterei per una delle due. Francamente non so cosa avrei fatto ieri se fossi stato un cittadino del Regno Unito, non so se sarei riuscito ad andare a votare, se avrei accettato questi ricatto.
Il dramma dell'Europa non si è consumato questa notte, mentre venivano conteggiate le schede, l'Europa non è finita nelle brughiere inglesi o sulle verdi colline del Galles, l'Europa muore da tempo, è morta qualche giorno fa quando un pazzo - chissà quanto pazzo, a dire il vero - ha ucciso la giovane deputata laburista Jo Cox - nel paese in cui era stata eletta e in cui ha comunque vinto il leave - mentre le borse
Jo Cox 1985 -2016 
festeggiavano questo assassinio. L'Europa è morta la notte in cui i governi dell'Unione hanno sottoscritto l'accordo sui profughi con l'autocrate Erdogan, l'Europa è morta migliaia di volte a Idomeni e al largo di Lampedusa. 

L'Europa è morta la notte - i banditi evidentemente preferiscono sempre la notte - in cui tutti gli altri leader hanno ricattato Alexis Tsipras, sottoponendolo a una tortura psicologica, solo perché il leader greco aveva provato a dire che un'Europa diversa è possibile. E anche in questo caso le borse hanno festeggiato, senza ritegno. L'Europa è morta da almeno vent'anni, da quando il capitale ha messo le mani sulle istituzioni europee e sui governi dei singoli stati, con una violenza e una ferocia che ricordano quelle delle forze di occupazione naziste. L'Europa è morta quando i partiti socialisti europei hanno preferito i valori del finanzcapitalismo a quelli del socialismo, quando hanno bombardato l'Iraq, quando hanno privatizzato i servizi pubblici, quando hanno svenduto i beni comuni, quando hanno pensato che l'Europa crescesse grazie alla finanza e non grazie al lavoro. Tony Blair è molto più responsabile della fine dell'Europa di quanto lo sia il povero David Cameron, la cui stella è questa notte definitivamente tramontata.
Per una persona di sinistra, per un socialista come me, ieri non c'era un'opzione possibile: o votare con i fascisti o votare per mantenere in piedi l'Europa dei padroni. Temo che questo voto travolgerà anche Corbyn insieme a Cameron, perché alla fine il Labour non ha saputo offrire una proposta diversa. Mi rendo conto che è molto difficile quando la scelta è così netta, quando hai puntata una pistola contro la testa - e sai che chi la tiene è disposto a uccidere, pur di preservare i propri interessi - eppure la scelta del remain da parte del Labour di Corbyn è stata insufficiente. E forse mortale. Anche perché hanno
votato leave i poveri, i lavoratori più deboli, quelli che vivono ai margini della società, quelli che un partito socialista dovrebbe rappresentare e difendere, ma evidentemente queste persone - in Gran Bretagna come nel resto dell'Europa, e anche negli Stati Uniti - non riescono più ad ascoltare la voce della sinistra, ma vengono irretite da chi promette soluzioni più facili, da chi costruisce un nemico, da chi lavora per creare disordine, mentre il progresso nasce sempre dall'ordine. Nel disordine si arricchiscono solo i più disonesti e quelli che già sono ricchi, e quasi sempre le due categorie tendono a coincidere. Ieri un socialista non poteva votare perché il suo voto avrebbe comunque favorito i suoi nemici e soprattutto avrebbe reso più debole la sua causa, l'obiettivo di una piena giustizia sociale.
Eppure l'Europa per molti anni è stato anche questo, non solo l'opportunità di non avere più guerre all'interno del nostro continente - un obiettivo raggiunto, seppur a carissimo prezzo e spesso sulla pelle degli altri, anche di popoli così vicini come quelli della ex-Jugoslava - ma anche la frontiera di una nuova giustizia sociale. L'idea dell'Europa è nata, insieme alle Costituzioni, alla fine della seconda guerra mondiale, nel momento in cui il capitalismo era più debole - non era mai stato così debole - e in cui il socialismo era più forte - anzi non era mai stato così forte. L'idea dell'Europa unita è nata negli stessi in cui ha raggiunto il punto più alto l'elaborazione politica tesa a riconoscere il ruolo preminente dello stato sull'economia, la necessità di garantire diritti universali ai lavoratori, l'obiettivo di trovare strumenti per la redistribuzione della ricchezza. E anzi l'Europa, l'Europa unita - un'utopia allora per uomini che erano cresciuti in mezzo a un conflitto e che avevano studiato che la guerra era la condizione normale per l'Europa - proprio questa utopia doveva accompagnare l'altro sogno, quello socialista. Abbiamo sì costruito l'Europa, ma a partire dal carbone e dall'acciaio e non dai diritti dei lavoratori. E così, quando il capitalismo si è ripreso da quella crisi, ha cercato di distruggere il socialismo in ogni sua forma, anche quelle più moderate, e ha piegato ai propri interessi, ai propri scopi, l'Europa. E adesso, per completare l'opera, vuole toglierci le Costituzioni nate in quegli anni, affinché la sua vittoria sia completa.
Io sono uno di quelli che continua a pensare che il socialismo potrà nascere più facilmente in un'Europa unita e anzi che avrà bisogno dell'Europa unita, perché solo l'unione delle donne e degli uomini di tutta l'Europa ci darà la forza per sconfiggere il capitale. Ma sono anche molto pessimista, perché questa non è ormai più un'opzione in campo. La domanda di ieri avrebbe dovuto essere: volete "questa" Europa o la rivoluzione? Invece siamo stati, ancora una volta, ricattati: prendere o lasciare.

sabato 18 giugno 2016

BREXIT, l'inizio del collasso dell'Europa?


Ma nemmeno per sogno!
Tutt'altro.
Avevo deciso di mantenere un dignitoso riserbo su una questione come la Brexit, che tutto sommato mi è sempre sembrata una questione interna al Regno Unito, di ben poco interesse al di qua della Manica, ma di fronte allo tsunami di idiozie, imprecisioni, ipotesi fantasiose e falsità che si sentono ripetere in dibattiti televisivi e sui media mainstream ho deciso che non posso più tacere.
Khol e Mitterand a Verdun nel 1984
Osserverò preliminarmente che improvvisamente l'Italia si scopre stracolma di improbabili esperti di questioni europee che si auto eleggono depositari di verità assolute sull'Europa solo per aver letto mezzo articolo o aver visto un video di qualche  altrettanto improvvisato blogger anti europeista.
A queste persone (che in media  erano all'asilo quando io  mi trasferivo a Bruxelles) viene incautamente data la parola in programmi televisivi che hanno lo stesso rigore metodologico e etico della imitazione che Crozza fa di Renzi e Poletti.
Chi scrive invece,  l'Europa la conosce per averla vissuta, nel bene e nel male fin dal 1985, dall'Europa Sociale di Jacques Delors che aveva il compito di esportare diritti e sostenibilità in Cina e nei paesi in via di sviluppo, all'Europa della Pace di Khol e Mitterand che si tengono per mano a Douaumont cimitero militare del luogo simbolo del carnaio bellico, Verdun. Fino all'Europa  del referendum anti Costituzione Europea di Chirac nel 2004 e l'Europa della dittatura degli speculatori finanziari di Wofgang Schauble (non dico della Merkel perchè solo un ignorante può mettere la Merkel
Merkel Schauble. Un rapporto conflittuale.
fra gli amici delle banche, quando tutti gli osservatori più accorti di questioni europee sanno benissimo che lei è fra i peggiori nemici della speculazione finanziaria, che in Germania trova la sua sublimazione mondiale - 75 mila miliardi di titoli tossici del gruppo Deutsche Bank, 10 volte il PIL tedesco  (vedere link a fondo pagina).
Ma non divaghiamo e torniamo alla Brexit.
Nei miei 29 anni di esperienza europea e di lavoro a Bruxelles, ho imparato che non ci sono paesi buoni e paesi cattivi. Che i tedeschi non sono tutti "crucchi nazisti", i francesi non sono tutti arroganti militaristi, gli italiani non sono tutti mafiosi. E i britannici non sono tutti ignoranti xenofobi pieni di pregiudizi, che certo ci sono e sono molto radicati, specialmente  a causa dell'isolamento culturale - il cosiddetto fattore "isola"- della Gran Bretagna. Ma in Gran Bretagna si elegge anche un sindaco   come Sadiq Khan a Londra e ci sono persone meravigliose che si battono per i diritti umani e del lavoro come Jo Cox, recentemente uccisa da un criminale squilibrato al grido di "Great Britain First!"
Sarah Wagenknecht
Ho imparato che lo schieramento di difensori dei diritti sociali e dell'ambiente è trasversale a tutti i Paesi, e che se la Germania è il Paese in cui le decisioni economiche le prendono i fantocci della speculazione finanziaria come il mefistofelico Jens Weideman, la Germania è anche il paese di Oskar Lafontaine, Sarah Wagenknet della Linke che esprimono con grande coraggio la loro repulsione verso le politiche economiche dominate dalla finanza speculativa a cui il governo tedesco è sottomesso e a cui cerca ripetutamente di sottomettere i partner europei con rivoltante moralismo (si veda il video di uno dei suoi interventi nel Bundestag alla fine dell'articolo).
Ma se le generalizzazioni e i pregiudizi basati sulle appartenenze nazionali sono fuorvianti, il giudizio politico su come votano i rappresentanti dei governi nel Consiglio europeo è doveroso. E qui la condanna della Gran Bretagna è totale. Quando c'è da prendere una posizione favorevole alla grande speculazione finanziaria, sfavorevole ai diritti dei lavoratori, razzista, anti sociale, nuclearista, ultra liberista, il governo britannico non delude mai! Sì perchè chiunque sieda a Downing Street 10, le decisioni non si prendono là ma nella City. Cito a memoria: quando si è trattato di decidere le politiche energetiche europee in favore delle rinnovabili e della sostenibilità, mentre Tony Blair continuava a blaterare di nucleare ecologico (e dopo di lui Milliband), la Merkel riusciva a imporre il 20 20 20.  Quando si è trattato di proteggere i consumatori e la salute degli europei con il Regolamento REACH per limitare le immissione di
Il mio commento su Liberazione a luglio 2006 in merito al discorso di insediamento di Tony Blair per la Presidenza UE-UK
sostanze tossiche nell'ambiente, il governo britannico è sempre stato fedelmente e totalmente dalla parte degli inquinatori nel nome della libertà di impresa e del mercato, contrastando fino al dileggio gli sforzi del relatore italiano Sacconi annacquando moltissimo il suo testo,  a sostegno invece  delle posizioni dei produttori di veleno e di morte. Quando si è discusso della direttiva Bolkstain che mirava a liberalizzare i servizi livellando al ribasso anzichè al rialzo i diritti dei lavoratori e dei consumatori, le lobby che volevano imporre condizioni normative e salariali polacche in Francia o rumene in Gran Bertagna, erano sempre loro, il governo britannico. Quando si è trattato di salvaguardare le produzioni culturali europee dallo strapotere dei grandi monopoli culturali di oltreoceano, chi starnazzava acutamente contro le imposizioni di quote nella programmazione dei media europei? Sempre loro, il governo britannico.
Quando si è trattato di costruire una europa dove le persone potessero circolare liberamente come già facevano (purtroppo) i capitali finanziari speculativi, chi si oppose strenuamente al trattato di Schengen mantenendo la vergogna delle frontiere alla propria isola? Indovinato! Sempre i britannici.
Per non parlare dell'Euro, che la Gran Bretagna rifiutò perchè le faceva paura l'integrazione politica mentre quella economica già ce l'aveva. Gordon Brown confermò l'opt out deciso da John Major nel 1992 dall'Unione Monetaria per il
Gordon Brown
suo Paese in una staffetta bipartisan in cui gli interessi della City venivano prima di qualunque differenza ideologica fra Laburisti e conservatori. Infatti l'entrata nell'Euro non conveniva ai grandi trader (= speculatori finanziari) della City di Londra che imposero 5 condizioni supplementari inaccettabili per i partner europei, perchè in realtà preferivano poter giocare sul differenziale fra Euro e Sterlina per poter effettuare le loro operazioni speculative su scala continentale, cosa che non avrebbero potuto fare se non ci fosse stato più il cambio Sterlina/Euro. Ciò nonostante, la Banca d'Inghilterra rimane proprietaria di una delle quote più rilevanti della BCE, il che le permette di condizionare pesantemente  le politiche monetarie europee pur non essendone membra.  Il classico piede in due scarpe, non c'è che dire.
Alla luce di questa necessariamente sintetica ricostruzione del rapporto fra UE e UK, possiamo ritornare dunque alla domanda iniziale. Se il Regno Unito uscisse dall'UE, questa sarebbe l'inizio della fine per l'integrazione Europea? Assolutamente no! Sarebbe un nuovo inizio. Libera dal suo membro più ultraliberista l'Europa sarebbe libera di riscoprire la sua anima sociale. La sua anima vera. In Consiglio non ci sarebbe più bisogno di fare i conti in continuazione con le posizioni egoiste, nazionaliste e anti europeiste del Regno Unito e nel Parlamento Europeo e nella Commissione, le lobby avrebbero una sponda in meno. Una sponda determinante. In caso di Brexit, la Gran Bretagna sarebbe libera di cacciare gli stranieri, ma in realtà non lo farebbe perchè le servirebbero come massa di riserva per mettere pressione sui lavoratori britannici perchè accettino condizioni salariali cinesi (come predicava Tony Blair e il New Labour durante la Presidenza Britannica del 2006, in nome della "competitività delle imprese europee con quelle cinesi" vedere il mio articolo sopra del 2006 su Liberazione).
Non dovendo più rispettare normative sociali e ambientali europee sempre vissute dallo UK come un fastidioso impedimento alla massimizzazione dei profitti dei loro gruppi finanziari, in breve tempo le imprese britanniche schiaccerebbero i propri lavoratori in condizioni disumane con il prendere o lasciare. E molti lascerebbero. E ce li ritroveremmo in Europa, dove la sanità continuerebbe ad essere pubblica, il salario minimo garantito, le ferie pagate e la dignità del lavoro rispettata. La Sterlina comincerebbe a deprezzarsi rispetto alle altre valute mondiali costringendo la City a reclamare a gran voce un ritorno in Europa e probabilmente addirittura nell'Euro
A quel punto il governo Britannico sarebbe costretto a una indecorosa e precipitosa marcia indietro, ammettendo che i vantaggi dell'integrazione Europea per UK sono di gran lunga superiori agli svantaggi. Ma tutto questo gli inglesi lo sanno benissimo.
E per questa ragione penso proprio che voteranno per rimanere in Europa. Mica sono scemi gli inglesi. Del resto gli Stati Uniti d'Europa sono una loro idea...

We must build a kind of United States of Europe.
In this way only will hundreds of millions of toilers 
be able to regain the simple joys and hopes 
which make life worth living.
Winston Churchill















Approfondimenti.

Sarah Wagenknecht
https://www.youtube.com/watch?v=lIi4a7ri-dc

I cinque criteri economici di Gordon Brown per l'entrata del Regno Unito nell'Euro
https://it.wikipedia.org/wiki/Cinque_criteri_economici

A proposito dei 75.000 miliardi di euro di derivati delle banche tedesche:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/02/08/deutsche-bank-i-rischi-nascosti-nel-bilancio-ecco-perche-il-mercato-scommette-contro-la-prima-banca-tedesca/2439466/