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sabato 17 settembre 2016

RENZI E LA "BATTAGLIA" DI MARZABOTTO! ORRORE SEMANTICO O IGNORANZA DELLA STORIA?

Renzi contestato dai partigiani nel dibattito alla Festa dell'Unità di Bologna è una NON notizia.  Ormai il "non eletto" ci ha abituato agli attacchi verso chi dissente dalle sue idee, opinioni, strategie, e la contestazione verso un personaggio simile che impedisce qualunque tipo di confronto di idee sia nelle aule parlamentari (abusando dell'istituto della "Fiducia") sia al di fuori (scappando come un coniglio da conferenze stampa con giornalisti non addomesticati), rimane l'unica forma di espressione del dissenso, spesso represso brutalmente dalla polizia (vedi recenti episodi di Catania e Napoli, nonché la stessa Bologna).
A Bologna Renzi è riuscito a coprirsi di ridicolo perfino con 
Carlo Smuraglia, ex partigiano, Presidente novantaquattrenne dell'ANPI, e raffinato giurista con più pubblicazioni all'attivo di quelle che Renzi abbia mai potuto leggere.
Carlo Smuraglia, Presidente ANPI
Ma la vera
notizia qui è un'altra e non viene da articoli come quelli linkati in appendice ma mi arriva via email da Luca Baiada, Magistrato della Corte di appello militare di Roma che ha indagato sull' "Armadio della vergogna» in cui erano stati insabbiati i fascicoli sulle stragi naziste in Italia rimaste impunite, che ho avuto il privilegio di conoscere all'ANPI di San
Lorenzo (dove sono regolarmente iscritto con tessera numero 120414) quando ha presentato il suo libro "Raccontami la storia del Padule. La strage di Fucecchio del 23 agosto 1944: i fatti, la giustizia, le memorie
Ci dice Luca Baiada 
"Avete sentito il confronto Renzi-Smuraglia? Avete notato le ultime parole di Renzi sulla memoria? Ha detto testualmente:
"Nel mio cuore c'è il settantesimo, vissuto a Marzabotto, con Ferruccio e gli altri eredi di quella battaglia, perché...".  
Marzabotto, la più grave strage di civili in Europa Occidentale durante la guerra, è diventata una BATTAGLIA! Nel 1944 il Resto del Carlino scrisse che erano dicerie. I tedeschi dissero (e ancora qualcuno lo sostiene) che erano stati aerei americani (fu detto da un tedesco anche a Fucecchio, 174 morti. Ma questo è il Presidente del Consiglio Italiano!" MALEDIZIONE (aggiungo io!) 
A Roma sarebbe come dire: "la battaglia delle fosse ardeatine".

Ecco abbiamo un Premier che è così estraneo alla cultura partigiana che riesce perfino a usare la terminologia minimizzatrice mistificante e fuorviante della propaganda nazista secondo cui le loro stragi erano "battaglie" mentre le azioni di legittima difesa dei partigiani" erano "attacchi di banditi".   Renzi è un paradosso vivente: è corpo estraneo alla sinistra, alla cultura democratica pur essendo a capo di un partito che si definisce "di sinistra" e "democratico". Si richiama ai valori della Resistenza e della Costituzione Repubblicana che ne è scaturita, ma l'ha manomessa gravemente minandola proprio in quei principi che dalla Resistenza sono nati, con forzature procedurali impensabili in un processo costituente (fiducia, tappe forzate etc). Come fare a liberarsi da questo impostore, buffone, tarlo della democrazia e parassita degli ideali della sinistra?  
BASTA UN NO!!!



Ulteriori riferimenti:

http://www.huffingtonpost.it/2016/09/15/renzi-partigiani-costituzione_n_12030404.html

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/09/16/referendum-confronto-renzi-smuraglia-chi-ascolta-non-cambia-opinione-fischi-a-renzi-per-il-jobs-act/3036874/

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/09/15/referendum-confronto-renzi-anpi-smuraglia-stravolge-la-carta-il-premier-democrazia-a-rischio-presa-in-giro/3036335/

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Referendum-Renzi-a-Festa-Unita-Bologna-confronto-con-Smuraglia-ANpi-51f152cb-4a88-4f30-8027-de4986941a90.html

http://www.repubblica.it/politica/2016/09/15/news/referendum_matteo_renzi_presidente_del_consiglio_bologna_match_renzi_smuraglia-147855341/

http://www.lastampa.it/2016/09/16/italia/politica/il-contropiede-di-renzi-finch-ho-la-fiducia-resto-6VCtqr4LEJIgWOaN0jxJIJ/pagina.html


giovedì 8 settembre 2016

Rifiuti quando la Germania fa la virtuosa: dallo SPREAD allo PFAND

Il dibattito politico recente è stato polarizzato sulla questione dei rifiuti a Roma e dell'assessore Paola Muraro che dopo 12 anni di consulenze in AMA (la municipalizzata romana per la gestione dei rifiuti e la protezione dell'ambiente) è stata assunta non senza polemiche e controversie al ruolo delicato di assessore all'Ambiente (pardon! Alla Sostenibilità). Voglio prendere questa palla al balzo per cogliere l'occasione di riportare l'attenzione sulla causa del problema e non sui suoi effetti.

Roma è una città che produce all'incirca 3000 tonnellate di rifiuti indifferenziati al giorno (al giorno!!!). 2300 tonnellate finiscono nei 4 impianti di TMB (Trattamento Meccanico Biologico) romani (due di proprietà AMA, contestatissimi perché ammorbano e infestano zone abitate a Rocca Cencia e sulla Salaria) due di proprietà dell'immarcescibile Cerroni, a Malagrotta. E le altre 700 tonnellate? Vengono esportate. In provincia (Aprilia) in Regione (Frosinone), e perfino fuori regione (in Abruzzo). Arriva la Muraro e decide che basta esportazioni. Dall'alto della sua pluridecennale esperienza comincia con le buone o con le cattive a imporre che le tonnellate residue vadano al
tritovagliatore di Rocca Cencia, impianto sotto sequestro per mancata osservanza delle norme di sicurezza che produce rifiuti sminuzzati ma non li separa secondo la tipologia. Il più agghiacciante modo di chiudere il ciclo dei rifiuti. Ancora più agghiacciante è che tale proposta ridà fiato e protagonismo all'autocrate autoreferenziale Cerroni che ha costruito un impero sulla “monnezza” reclamando anche la gratitudine dei romani (“Senza di me sarete sommersi dalla spazzatura”).
Comincia così una stucchevole querelle sulla destinazione delle tonnellate “orfane”. 
Esportazione o Cerroni? 
Ancora il 6 maggio scorso. In piena campagna elettorale, la Muraro affermava in un comunicato stampa emesso in qualità di Presidente dell'ATIA ISWA, che il sistema impiantistico di Roma era sottodimensionato e insufficiente rispetto alle esigenze di una “moderna” gestione dei rifiuti, (sic!). Ecco. Io vorrei sottrarmi a questo dilemma del diavolo che tradisce immediatamente i limiti culturali (oserei definirli mentali) di persone come la Muraro, abituate ad affrontare il tema dei rifiuti in chiave di smaltimento e di impiantistica, di mercato e di “fabbisogno”. Il cibo, i vestiti, le auto, possono essere interpretati in chiave di fabbisogno. I rifiuti no! I rifiuti non sono neanche un mercato (benchè abbiamo fatto la fortuna dei vari Cerroni). Perchè a parte che i rifiuti non dovrebbero neanche esistere, la loro esistenza pone problemi che vanno affrontati in chiave di servizi alla comunità. Se le zanzare ci infestano, o i topi ci invadono, la disinfestazione o la derattizzazione non sono “un mercato”, ma un servizio. Stressa cosa per i rifiuti.

Bisogna cambiare totalmente paradigma e cominciare a parlare di CHIUSURA VIRTUOSA DEL CICLO DEI CONSUMI- Per chiudere il ciclo dei consumi senza rifiuti è necessario adottare le pratiche dell'economia circolare. Non mi dilungherò nella definizione dell'Economia Circolare che in questo momento è stata adottata dall'UE come nuova frontiera della strategia rifiuti zero, e si sta lavorando a un pacchetto di proposte per ridurre progressivamente il quantitativo di rifiuti prodotti sia indifferenziati, che differenziati, con dei precisi obiettivi
scadenzati. Per maggiori approfondimenti sull'economia circolare vedere i link in fine articolo. Torniamo a rileggere il dilemma rifiuti di Roma alla luce di questo nuovo paradigma. Allora le tremila tonnellate non vanno esportate. Non vanno nemmeno “tritovagliate”. Vanno ridotte. Semplicemente ridotte. Siccome qui non siamo ingenui, precisiamo subito che non è realistico pensare che la riduzione possa avvenire in pochi giorni e far fronte a una emergenza rifiuti. Ma un piano scadenzato di riduzione (come fra poco ci chiederà l'Europa con il pacchetto Economia Circolare) si può sempre fare Santiddio! E' possibile ipotizzare attività per ridurre i rifiuti a Roma secondo un calendario realistico e mettendo in campo le necessarie azioni (che hanno a che fare con i comportamenti individuali e della Comunità e non con gli “impianti”)? Si è possibile. Senza se e senza ma. Lo stanno facendo in molti comuni anche in Italia (Parma, Ragusa, Formia, Tivoli, Rieti fra gli altri). Ci sono tecniche e azioni ispirate al decalogo rifiuti zero di Paul Connett (banche del riuso, centri di riparazione, riciclo di filiera corta, centri di compostaggio di comunità etc). Ma soprattutto ci sono esempi virtuosi in paesi del Nord Europa, che hanno ridotto così tanto i rifiuti da incenerimento che per poter ammortizzare gli inceneritori incautamente impiantati negli anni 90, sono costretti a importare spazzatura dall'Italia. In Germania non si trova più una bottiglia, una lattina, un imballaggio per strada. Come mai? I tedeschi sono più civili di noi italiani? Siamo seri. E' che in Germania c'è una strategia di premialità spinta verso i comportamenti virtuposi per cui gettare costa, mentre conferire rende. Vediamo meglio.
Si chiama Pfand ( o normativa Dpg Deutsche Pfandsystem GmbH), ed è uno straordinario metodo di rimessa in circolo adottato in Germania già da qualche anno. Pfand in italiano potrebbe essere tradotto come “vuoto a rendere” o come “deposito”. Si tratta di un metodo di raccolta di rifiuti efficacissimo e all’avanguardia in Europa.
Come funziona lo Pfand?
E' presto detto: lo Stato, per l’acquisto di bottiglie e recipienti in vetro, PET, allumino e polistirolo, impone una cauzione con un sovrapprezzo aggiuntivo all'atto della vendita (chiamato appunto Pfand), che il compratore si vedrà restituire al momento della restituzione del vuoto non appena avrà consumato il prodotto. In pratica quindi se io acquisto una bottiglia di acqua minerale, dal costo di 0,90 cent, dovrò pagare alla cassa una cauzione (generalmente 0,25 cent), Quindi 1 Euro e 15 cent, di cui mi vedrò restituire i 25 cent di cauzione.

L'aspetto originale del sistema tedesco è che bottiglie e contenitori vuoti possono essere restituiti da chiunque a chiunque!
Dunque non necessariamente dal compratore al negoziante che gli ha venduto il prodotto.
Qualunque negoziante è tenuto a provvedere al rimborso del vuoto, o alternativamente a dotarsi di un distributore automatico per effettuare l'operazione (il cosiddetto “reverse vending”) veri e propri “cassonetti elettronici” che rilasciano uno scontrino recante il numero dei recipienti introdotti e il corrispettivo che verrà corrisposto in denaro o in buoni sconto sulla spesa in quell'esercizio bottiglie gettate e il prezzo del rimborso dovuto, con il quale recandosi in qualsiasi supermercato si può ottenere il corrispettivo dovuto. In altre parole, i rifiuti da riuso o riciclo vengono pagati per unità e non a peso. Le macchine predisposte alla raccolta (reverse Vending machines) leggono il logo “Pfand” che lo Stato tedesco impone a tutte le industrie produttrici di acqua minerale e di qualsiasi altro prodotto commercializzato in recipienti di plastica o vetro. In sostanza tutti i produttori sono obbligati ad attuare lo Pfand: ossia le bottiglie prodotte dall’industria dovranno essere raccolte, sterilizzate da apposite ditte di
smaltimento tedesche e riconsegnate alle relative industrie, le quali quindi provvederanno a riciclarle o a riutilizzarle rimettendole sul mercato. Il sistema del riciclo quindi è stato reso non solo obbligatorio per tutte le industrie produttrici, ma introduce quella premialità motivante che incentiva i consumatori. I cittadini infatti sono motivati oltre che dalla loro sensibilità ambientale, e dal combattere l'iperconsumismo folle delle nostre società anche dalla remunerazione economica (100 bottiglie sono 25 euro!)
Questo modo di raccolta dei contenitori usati garantisce innanzitutto il riuso (importantissimo per il vetro) e rallenta notevolmente la produzione e la immissione nell'ambiente di nuovi contenitori e il conseguente enorme spreco dell'intero ciclo produttivo usa e getta-un ciclo produttivo costoso e notevolmente inquinante. Una conseguenza importante della legislazione Pfand è che le imprese hanno smesso di produrre contenitori a base di petrolio ed altre sostanze di
scarto industriale che contribuiscono all’inquinamento ambientale e delle falde acquifere. Grazie allo Pfand in Germania si è ridotta la produzione di bottiglie in plastica mentre aumentano le ditte produttrici che scelgono di fornire i propri prodotti in bottiglie di vetro, meno deteriorabili delle bottiglie in plastica, riutilizzabile e più facile da riciclare e pulire rispetto alle di bottiglie in plastica.
Così nei supermercati tedeschi contenitori di vetro diventano sempre più comuni, mentre quelli di plastica, sono quasi scomparsi.
Lo Pfand ha costretto anche i produttori stranieri che vogliono vendere i propri prodotti in Germania, ad adeguarsi per non doversi ritirare dal ricco mercato tedesco. Le marche straniere produttrici di acqua e altre bevande che non portano sull’etichetta il logo Pfand non vengono accettate nella distribuzione tedesca, perché se le accettano poi devono tenersele sullo stomaco in giacenza in quanto non possono farle entrare nel circuito Pfand.
Le ditte italiane, per essere in regola con la normativa dello Pfand, devono aprire un conto corrente al Gewerbe (licenza d’esercizio) tedesco. Inoltre, per poter stampare il codice Pfand sull’etichetta (che permette il riconoscimento delle bottiglie nelle macchine di "reverse vending"), le ditte devono avere un’autorizzazione internazionale che viene rilasciata previo pagamento di una tassa 
Gli esportatori stranieri che non vogliono adeguarsi, devono rassegnarsi a scomparire dal mercato tedesco per … “incompatibilità ambientale”! E non ci fanno una bella figura.
La Germania è stata così in grado di costituire un sistema di riciclo ecosostenibile e soprattutto utile, che ha fatto scuola ed è stato rapidamente adottato in molti Paesi d'Europa.
Purtroppo non così in Italia dove manca una legislazione nazionale che ne permetta l'espansione per cui il sistema dello Pfand è stato adottato in Italia solamente in alcuni comuni del Piemonte ( Alessandria e Valenza) e questo, pur costituendo un primo piccolissimo passo verso l’applicazione obbligatoria in Italia di tale sistema, fa riflettere comunque sull'arretratezza dello Stato italiano in termini di smaltimento di rifiuti rispetto al resto d’Europa.
In italia la situazione è regolata da normative antiquate e pensate su misura per le lobby del riciclo industriale che escludono i cittadini e la comunità, mentre invece lo Pfand è basato sulla collaborazione fra cittadini, negozianti, aziende e comunità. Sarebbe dunque auspicabile che il parlamento italiano discutesse al più presto la proposta di Legge di Iniziativa Popolare che prevede un sistema molto simile, sempre ammesso che la nostra politica riesca a superare la dipendenza psicologica (e non solo) dalle lobby che fanno soldi con lo smaltimento e i grandi impianti. 
Ma anche in assenza di una normativa nazionale, a Roma, se l'assessorato fosse retto da una personalità capace di uscire dal dilemma del diavolo fra esportazione e incenerimento locale, non è impossibile inventarsi sistemi premiali incoraggianti ispirati allo Pfand per diffondere localmente quella cultura del vuoto a rendere che porta vantaggi economici a tutti i cittadini e non li restringe mafiosamente solo a poche cooperative “elette” stile Buzzi e Carminati (ebbene si, sempre loro, anche nei rifiuti... )

Per approfondire il modello Pfand Tedesco:
3) http://www.bmub.bund.de/fileadmin/Daten_BMU/Download_PDF/Abfallwirtschaft/pfandpflicht_faq_de_bf.pdf
4)
5)
https://www.youtube.com/watch?v=eUoBajxNuOs
6)
https://www.youtube.com/watch?v=JIEaNooqkvw
7)
https://www.youtube.com/watch?v=lg1h7X4QgRY


In relazioni alle posizioni espresse da Paola Muraro sui rifiuti 

:http://www.atiaiswa.it/2016/05/07/la-gestione-dei-rifiuti-a-roma/

http://www.atiaiswa.it/2014/07/29/trashed-la-disinformazione-ambientale/

Per approfondire l'Economia circolare:

http://cetri-tires.org/press/2015/leconomia-circolare-per-far-circolare-leconomia/

http://europa.eu/rapid/press-release_MEMO-15-6204_it.htm

http://cetri-tires.org/press/2015/nasce-lalleanza-per-leconomia-circolare/


giovedì 25 agosto 2016

L'OCCUPAZIONE MEDIATICA DI VENTOTENE.


OVVERO COME RENZI È RIUSCITO A IMPOSSESSARSI DI UN SIMBOLO CHE NON GLI APPARTIENE PER LEGITTIMARE UNA OPERAZIONE DI SEGNO CONTRARIO A QUEL SIMBOLO.




Devo assolutamente congratularmi con la comunicazione renziana per l'operazione "Ventotene" che vince sicuramente il premio per la più ipocrita ed eterogenetica azione di comunicazione della storia dell'umanità. Il simpatico caratterista fiorentino in realtà ci ha già abituato a vederlo fare il contrario di quello che dice e dire il contrario di quello che fa in una mistificazione permanente delle sue azioni politiche.
Del resto Renzi è recidivo. Già a gennaio scorso era cominciata questa che ormai è scopertamente una vera e propria operazione di OCCUPAZIONE MEDIATICA  di Ventotene, quando era andato a farsi fotografare sull'isoletta tirrenica, consapevole del suo forte impatto mediatico, per proporre un'Europa Federale che, detta da lui, suona a metà fra un insulto e una minaccia. 
Ma con questa operazione è riuscito a internazionalizzare lo svuotamento di qualunque contenuto e il capovolgimento dei valori di cui Ventotene è riferimento.
Invitando Hollande e Merkel nell'isoletta tirrenica dove Spinelli era stato confinato da Mussolini, Renzi usurpa un luogo simbolo della lotta ideale per una Europa libera dai nazionalismi, dalla logica finanziaria capitalista, dallo sfruttamento dell'essere umano e dalla soppressione dei diritti, una lotta che non solo non gli appartiene ma che lo vede sul fronte opposto! 

L'operazione è stata condotta innanzitutto grazie alla spregiudicata rimozione chirurgica delle parole "Manifesto di", dalla parola "Ventotene". Amputata della sua parte più impegnativa e spinelliana, Ventotene è diventata improvvisamente vuota forma senza contenuto, "l'isola dove è nata l'Europa" un contenitore buono per qualunque idea di Europa da quella puramente mercantilista di Nigel Farage, a quella di Europa Fortezza degli Orban e delle Le Pen, a quella di Europa delle banche e della finanza e della speculazione di Draghi, Schäuble Monti. L'unica Europa rimasta fuori dalla Ventotene occupata mediaticamente da Renzi/Merkel/Hollande è giustappunto quella del Manifesto. L'Europa dei Popoli. 
Quei popoli oppressi ieri dalla guerra e dal nazionalismo, oggi dalle politiche ultraliberistiche del trio Italo franco tedesco che creano sofferenza sociale e alti margini di profitto per i padroni della finanza nascosti dietro alla scusa ipocrita del "recupero di competitività", quei popoli derubati dalla svendita dei patrimoni pubblici nascosta dietro al paravento ipocrita e sempre meno credibile del rigore finanziario e della necessità di pagare un debito che come spiega Varoufakis non può più essere pagato perché i debitori non versano in situazioni di momentanea scarsità di liquidità ma in situazione di insolvenza permanente e irreversibile. Non era certo questa l'idea di Europa che ispirò Spinelli, Colorni e Rossi a scrivere il Manifesto di Ventotene. Nella loro visione l'Europa doveva mettere insieme le risorse energetiche ed economiche per prevenire ulteriori conflitti bellici e assicurare benessere e prosperità ai cittadini mettendoli al riparo dalla rapacità della speculazione finanziaria (ebbene sì il Manifesto di Ventotene mette in guardia da questo pericolo! Leggete queste poche righe 

e capirete: 
Di fatto, poi, i regimi totalitari hanno consolidato in complesso la posizione delle varie categorie sociali nei punti volta a volta raggiunti, ed hanno precluso col controllo poliziesco di tutta la vita dei cittadini e con la violenta eliminazione di tutti i dissenzienti, ogni possibilità legale di ulteriore correzione dello stato di cose vigenti. Si è così assicurata l’esistenza del ceto assolutamente parassitario dei proprietari terrieri assenteisti e dei redditieri che contribuiscono alla produzione sociale solo nel tagliare le cedole dei loro titoli; dei ceti monopolistici e delle società a catena che sfruttano i consumatori, e fanno volatilizzare i denari dei piccoli risparmiatori; dei plutocrati che, nascosti dietro le quinte, tirano i fili degli uomini politici per dirigere tutta la macchina dello stato a proprio esclusivo vantaggio, sotto l’apparenza del perseguimento dei superiori interessi nazionali. Sono conservate le colossali fortune di pochi e la miseria delle grandi masse, escluse da ogni possibilità di godere i frutti della moderna cultura. È salvato, nelle sue linee sostanziali, un regime economico in cui le riserve materiali e le forze di lavoro, che dovrebbero essere rivolte a soddisfare i bisogni fondamentali per lo sviluppo delle energie vitali umane, vengono invece indirizzate alla soddisfazione dei desideri più futili di coloro che sono in grado di pagare i prezzi più alti; un regime economico in cui, col diritto di successione, la potenza del denaro si perpetua nello stesso ceto, trasformandosi in un privilegio senza alcuna corrispondenza al valore sociale dei servizi effettivamente prestati, e il campo delle possibilità proletarie resta così ridotto, che per vivere i lavoratori sono spesso costretti a lasciarsi sfruttare da chi offra loro una qualsiasi possibilità di impiego.).


Chi scrisse il Manifesto di Ventotene aveva visto un futuro diverso da quella Equitalia Europea a cui l'Europa è stata ridotta dalla risma di politicanti da strapazzo che oggi guidano le nazioni europee e che sono ben simboleggiati dai tre occupanti abusivi di Ventotene. Un futuro in cui l'Europa avrebbe garantito ai propri cittadini innanzitutto e al resto del mondo successivamente, prosperità, lavoro, reddito e felicità.
Il Manifesto di Ventotene si conclude auspicando una vera e propria Rivoluzione Europea, e va anche molto nel dettaglio. Per capire quanto siano lontani da questa “Rivoluzione europea i tre personaggi da disegni animati che hanno incautamente occupato Ventotene oggi, basta leggere come Spinelli e i suoi amici intendevano realizzare questa rivoluzione Europea sul piano economico e su quello sociale:

La rivoluzione europea, per rispondere alle nostre esigenze, dovrà essere socialista, cioè dovrà proporsi l’emancipazione delle classi lavoratrici e la realizzazione per esse di condizioni più umane di vita. La bussola di orientamento per i provvedimenti da prendere in tale direzione non può essere però il principio puramente dottrinario secondo il quale la proprietà privata dei mezzi materiali di produzione deve essere in linea di principio abolita e tollerata solo in linea provvisoria, quando non se ne possa proprio fare a meno. La statizzazione generale dell’economia è stata la prima forma utopistica in cui le classi operaie si sono rappresentate la loro liberazione dal giogo capitalista; ma, una volta realizzata in pieno, non porta allo scopo sognato, bensì alla costituzione di un regime in cui tutta la popolazione è asservita alla ristretta classe dei burocrati gestori dell’economia.
Il principio veramente fondamentale del socialismo, e di cui quello della collettivizzazione generale non è stato che una affrettata ed erronea deduzione, è quello secondo il quale le forze economiche non debbono dominare gli uomini, ma — come avviene per le forze naturali — essere da loro sottomesse, guidate, controllate nel modo più razionale, affinché le grandi masse non ne sieno vittime. Le gigantesche forze di progresso che scaturiscono dall’interesse individuale, non vanno spente nella morta gora della pratica routinière per trovarsi poi di fronte all’insolubile problema di resuscitare lo spirito d’iniziativa con le differenziazioni nei salari, e con gli altri provvedimenti del genere; quelle forze vanno invece esaltate ed estese offrendo loro una maggiore opportunità di sviluppo e di impiego, e contemporaneamente vanno consolidati e perfezionati gli argini che le convogliano verso gli obbiettivi di maggiore vantaggio per tutta la collettività.
La proprietà privata deve essere abolita, limitata, corretta, estesa caso per caso, non dogmaticamente in linea di principio. Questa direttiva si inserisce naturalmente nel processo di formazione di una vita economica europea liberata dagli incubi del militarismo o del burocratismo nazionale. La soluzione razionale deve prendere il posto di quella irrazionale, anche nella coscienza dei lavoratori. Volendo indicare in modo più particolareggiato il contenuto di questa direttiva, ed avvertendo che la convenienza e le modalità di ogni punto programmatico dovranno essere sempre giudicate in rapporto al presupposto ormai indispensabile dell’unità europea, mettiamo in rilievo i seguenti punti:
a) Non si possono più lasciare ai privati le imprese che, svolgendo un’attività necessariamente monopolistica, sono in condizioni di sfruttare la massa dei consumatori; ad esempio le industrie elettriche, le imprese che si vogliono mantenere in vita per ragioni di interesse collettivo ma che, per reggersi, hanno bisogno di dazi protettivi, sussidi, ordinazioni di favore ecc. (l’esempio più notevole di questo tipo d’industria sono finora in Italia le siderurgiche); e le imprese che per la grandezza dei capitali investiti e il numero degli operai occupati, o per l’importanza del settore che dominano, possono ricattare gli organi dello stato, imponendo la politica per loro più vantaggiosa (es.: industrie minerarie, grandi istituti bancari, grandi armamenti). È questo il campo in cui si dovrà procedere senz’altro a nazionalizzazioni su scala vastissima, senza alcun riguardo per i diritti acquisiti.
b) Le caratteristiche che hanno avuto in passato il diritto di proprietà e il diritto di successione, hanno permesso di accumulare nelle mani di pochi privilegiati ricchezze che converrà distribuire durante una crisi rivoluzionaria in senso egualitario, per eliminare i ceti parassitari e per dare ai lavoratori gli strumenti di produzione di cui abbisognano, onde migliorare le condizioni economiche e far loro raggiungere una maggiore indipendenza di vita. Pensiamo cioè ad una riforma agraria che, passando la terra a chi la coltiva, aumenti enormemente il numero dei proprietari, e ad una riforma industriale che estenda la proprietà dei lavoratori nei settori non statizzati, con le gestioni cooperative, l’azionariato operaio ecc.
c) I giovani vanno assistiti con le provvidenze necessarie per ridurre al minimo le distanze fra le posizioni di partenza nella lotta per la vita. In particolare la scuola pubblica dovrà dare le possibilità effettive di proseguire gli studi fino ai gradi superiori ai più idonei, invece che ai più ricchi; e dovrà preparare in ogni branca di studi, per l’avviamento ai diversi mestieri e alle diverse attività liberali e scientifiche, un numero di individui corrispondente alla domanda del mercato, in modo che le rimunerazioni medie risultino poi press’a poco eguali per tutte le categorie professionali, qualunque possano essere le divergenze fra le rimunerazioni nell’interno di ciascuna categoria, a seconda delle diverse capacità individuali.
d) La potenzialità quasi senza limiti della produzione in massa dei generi di prima necessità, con la tecnica moderna, permette ormai di assicurare a tutti, con un costo sociale relativamente piccolo, il vitto, l’alloggio e il vestiario, col minimo di conforto necessario per conservare il senso della dignità umana. La solidarietà umana verso coloro che riescono soccombenti nella lotta economica, non dovrà, per ciò, manifestarsi con le forme caritative sempre avvilenti e produttrici degli stessi mali alle cui conseguenze cercano di riparare, ma con una serie di provvidenze che garantiscano incondizionatamente a tutti, possano o non possano lavorare, un tenore di vita decente, senza ridurre lo stimolo al lavoro e al risparmio. Così nessuno sarà più costretto dalla miseria ad accettare contratti di lavoro iugulatori.
e) La liberazione delle classi lavoratrici può aver luogo solo realizzando le condizioni accennate nei punti precedenti: non lasciandole ricadere in balìa della politica economica dei sindacati monopolistici, che trasportano semplicemente nel campo operaio i metodi sopraffattori caratteristici anzitutto del grande capitale. I lavoratori debbono tornare ad essere liberi di scegliere i fiduciari per trattare collettivamente le condizioni cui intendono prestare la loro opera, e lo stato dovrà dare i mezzi giuridici per garantire l’osservanza dei patti conclusivi; ma tutte le tendenze monopolistiche potranno essere efficacemente combattute, una volta che siano realizzate quelle trasformazioni sociali.”
Questa è l'idea di Europa che gemma dal Manifesto di Ventotene! Una rivoluzione dei cittadini che mette fuori gioco grandi gruppi economici e assicura benessere distribuito e prosperità per tutti. Una visione che è già da anni diventata oggetto di una operazione di "sterilizzazione" che fa diventare il mito di Spinelli vuota retorica priva dei suoi contenuti più rivoluzionari. Oggi Renzi riesce nell'operazione di svuotarlo di qualunque contenuto ed anzi riempirlo di contenuti opposti. Perchè l'idea di Europa che esprimono lui, Hollande e la Merkel, occupanti abusivi di Ventotene, è sempre più lontana dal progetto spinelliano, una Europa in cui i cittadini tedeschi per avere un reddito indecoroso devono entrare nell'umiliante tunnel dell'Hartz 4, e quelli francesi e italiani vengono sempre più precarizzati e destabilizzati da Jobs act e Loi travail varie. Per non parlare di quello che è stato fatto al popolo greco.
Questa operazione di occupazione mediatica di Ventotene puzza. Puzza di renzismo (vuote forme comunicate a palla ma prive di qualunque contenuto). Ma puzza anche di tentativo di di usare il suo immaginario più popolare, per rilegittimare  un'Europa che ha perduto l'anima, e che per ritrovarla deve ricominciare dal Manifesto di Ventotene, non da "Ventotene sui Manifesti" (questa battuta finale giuro che non l'ho rubata a Crozza!) 




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Per una lettura completa del Manifesto di Ventotene suggerisco questo link:
http://www.presidioeuropa.net/blog/un%E2%80%99europa-libera-unita-il-manifesto-di-ventotene/

Inoltre a questa pagina è possibile leggere una "interpretazione autentica" del Manifesto di Ventotene di Pier Virgilio Dastoli che fu collabotaore di Altiero Spinelli al Parlamento Europe fino ai suoi ultimi giorni.
https://www.facebook.com/piervirgilio.dastoli/posts/10201997380360428

Su Renzi a Ventotene a gennaio 2016:
http://www.europainmovimento.eu/europa/l-europa-smemorata-alla-ricerca-dello-spirito-di-altiero-spinelli.html

Manifesto di Ventotene: 5 proposte per far ripartire l'Europa al di là della propaganda

Dopo la conferenza stampa sulla Garibaldi, grande colpo comunicativo privo di qualunque contenuto (è proprio il caso di parafrasare il famoso film: ... sotto il vestito niente) in cui senti parlare di solidarietà, agenda digitale, energie rinnovabili crescita e occupazione, ma è evidente che sono vuote parole da parte di chi ha imposto a colpi di maggioranza il jobs act, lo sblocca Italia, la "buona scuola", il "salvabanche" per obbedire ai diktat della finanza speculativa globale. 
Più in particolare sul piano europeo, se quello che era il sogno Europeo nato col Manifesto di Ventotene
è oggi diventato l'incubo europeo dell'austerità e del debito con migliaia di imprenditori che si
suicidano, e milioni di cittadini scesi sotto la soglia di povertà, è perchè chi ha potere decisionale in Europa ha perso di vista gli obiettivi del Manifesto di Ventotene per un'Europa libera e unita (che sono  molto impegnativi perchè Spinelli e i suoi compagni avevano in mente e proposero una vera e propria "Rivoluzione Europea, come ho ricordato dettagliatamente nell'articolo che ho pubblicato sabato scorso, consultabile qui: http://angeloconsoli.blogspot.it/2016/08/loccupazione-mediatica-di-ventotene_25.html ). Una rivoluzione che metteva al centro il cittadino e la comunità e ammoniva di tenere a bada le banche e gli speculatori, parlava di protezione dei beni comuni pubblici e la nazionalizzazione di banche e aziende energetiche. Invece dal 2004 (anno in cui il referendum francese sciaguratamente imposto da Chirac affossò definitivamente le speranze di integrazione Europea della Costituzione elaborata dalla Convenzione Europea,  i leader europei si sono messi a difendere pancia a terra i principi del rigore finanziario e della logica del debito sempre nell'interesse della grande finanza speculativa globale come fedeli marionette. 
Se il vertice di Ventotene non è solo una buffonata propagandistica intesa a sterilizzare l'insegnamento di Spinelli in pura forma vuota di qualunque contenuto, è necessario mettere subito in essere politiche per recuperare lo spirito reale del Manifesto di  Ventotene
Quali sono queste politiche? Certo non quelle che alcuni commentatori di regime hanno avuto il coraggio di proporre con una lettura di comodo del Manifesto spacciato come l'antesignano delle politiche di austerità e di stabilità finanziaria (è successo anche questo:  il direttore de La Gazzetta del Mezzogiorno, nel commentare il vertice tirrenico viene a  spiegarci che il rigore finanziario c'è lo prescrive Spinelli con il Manifesto di Ventotene! Incredibile ma vero. Leggere per credere!)
Il Manifesto di Ventotene è tutt'altro. Si certo si parla anche di disciplina finanziaria degli stati ma non nei termini principali in cui questi commentatori finto europeisti cercano di spacciarcelo.  E' una operazione scorrettissima quella di leggere un paragrafo isolato dal contesto e costruire su di esso l'intera narrazione spinelliana. Per capire lo spirito vero del Manifesto di Ventotene  bisogna leggerlo olisticamente nella sua integrità.  Vediamo così  che il Manifesto di Ventotene propone una Europa in cui 
Non si possono più lasciare ai privati le imprese che, svolgendo un’attività necessariamente monopolistica, sono in condizioni di sfruttare la massa dei consumatori; ad esempio le industrie elettriche, le imprese che si vogliono mantenere in vita per ragioni di interesse collettivo ma che, per reggersi, hanno bisogno di dazi protettivi, sussidi, ordinazioni di favore ecc.
Parallelamente, per uno sviluppo economico sostenibile e stabile il Manifesto  osserva che "Le caratteristiche che hanno avuto in passato il diritto di proprietà e il diritto di successione, hanno
permesso di accumulare nelle mani di pochi privilegiati ricchezze che converrà distribuire durante una crisi rivoluzionaria in senso egualitario, per eliminare i ceti parassitari e per dare ai lavoratori gli strumenti di produzione di cui abbisognano, onde migliorare le condizioni economiche e far loro raggiungere una maggiore indipendenza di vita". 
Sul piano della rimozione delle diseguaglianze, oltre a proporre un differenziale salariale il più livellato possibile si prescrive anche che "I giovani vanno assistiti con le provvidenze necessarie per ridurre al minimo le distanze fra le posizioni di partenza nella lotta per la vita. In particolare la scuola pubblica dovrà dare le possibilità effettive di proseguire gli studi fino ai gradi superiori ai più idonei, invece che ai più ricchi;"
E sempre per quello che riguarda i giovani, si raccomanda qualcosa di molto simile a provvidenze che oggi andrebbero sotto il nome di "reddito di cittadinanza": "La solidarietà umana verso coloro che riescono soccombenti nella lotta economica, non dovrà, per ciò, manifestarsi con le forme caritative sempre avvilenti e produttrici degli stessi mali alle cui conseguenze cercano di riparare, ma con una serie di provvidenze che garantiscano incondizionatamente a tutti, possano o non possano lavorare, un tenore di vita decente, senza ridurre lo stimolo al lavoro e al risparmio. Così nessuno sarà più costretto dalla miseria ad accettare contratti di lavoro iugulatori."
C'è perfino l'intuizione rifkiniana dell'economia a costo marginale zero introdotto dal progresso tecnologico che permetterà di provvedere ai bisogni di tutti gli esseri umani secondo le regole dell'abbondanza anziché quelle della scarsità (in questo le energie rinnovabili sono epitomiche: il petrolio è scarso, il sole è abbondante!) "La potenzialità quasi senza limiti della produzione in massa dei generi di prima necessità, con la tecnica moderna, permette ormai di assicurare a tutti, con un costo sociale relativamente piccolo, il vitto, l’alloggio e il vestiario, col minimo di conforto necessario per conservare il senso della dignità umana."
Infine si prevede che la rivoluzione Europea metta al loro posto per sempre i ceti economici finanziari speculativi che producono solo accumulazione per se stessi e inequità sociale, con una lucidità quasi premonitoria rispetto a quello che sarebbe poi successo.   "Si è così assicurata l’esistenza del ceto assolutamente parassitario dei proprietari terrieri assenteisti e dei redditieri che contribuiscono alla produzione sociale solo nel tagliare le cedole dei loro titoli; dei ceti monopolistici e delle società a catena che sfruttano i consumatori, e fanno volatilizzare i denari dei piccoli risparmiatori; dei plutocrati che, nascosti dietro le quinte, tirano i fili degli uomini politici per dirigere tutta la macchina dello stato a proprio esclusivo vantaggio, sotto l’apparenza del perseguimento dei superiori interessi nazionali. Sono conservate le colossali fortune di pochi e la miseria delle grandi masse, escluse da ogni possibilità di godere i frutti della moderna cultura."
Non credo che ci siano diverse interpretazioni di queste parole chiarissime del Manifesto di Ventotene. Si può essere d'accordo o non esserlo. Ma non si può cancellarle completamente attribuendo a Spinelli & co. intenzioni e proposte che loro non si sono mai sognate di fare  e che anzi rappresentano il totale capovolgimento della loro narrazione, solo per compiacere i signori della finanza speculativa e i loro complici politici riuniti ipocritamente a Ventotene per celebrare se stessi e non certo Spinelli.  
Se davvero vogliamo che l'Europa ricominci da Ventotene, allora le cose da farsi sono chiare e la strada da percorrere limpida e stellata: senza avere la pretesa di avere la soluzione definitiva ma al solo scopo di rimettere in carreggiata la discussione sul Manifesto di Ventotene,  mi permetto di elencare 5 piccoli provvedimenti iniziali ispirati ai principi del Manifesto di Ventotene e realizzabili immediatamente e a costo zero per invertire la china mortale su cui questa leadership priva di visione ha messo la nostra povera  Europa:
1) conferimento alla BCE dei poteri di 'prestratrice di ultima istanza' perché sia lei a comprare i titoli dei paesi euro in difficoltà impedendo alle banche d'affari di fare una cresta monumentale sulla pelle e sul sangue dei greci e di tutti gli altri popoli:
2) abolizione immediatamente i parametri di Maastricht (rapporto debito PIL etc) e loro sostituzione con indicatori socio economici ricavati dagli obiettivi del Manifesto di Ventotene (prosperità e benessere dei cittadini, qualità della vita e dell'ambiente, senso di Comunità grado di alfabetizzazione etc)
3) abolizione immediata del collegamento fra banche d'affari e banche di risparmio (modello Glass Steagall act americano) per preservare i risparmi dei cittadini dai rischi della speculazione rapinatoria e incoraggiare gli investimenti sul territorio e nelle attività di comunità;
4) cancellazione del principio del cofinanziamento per l'erogazione di fondi europei sia a livello centrale che periferico per le imprese piccole e medie e le start up innovative;
5) reale "empowerment" del Parlamento europeo con conferimento di poteri legislativi pieni e del potere di iniziativa legislativa in quanto unico organo elettivo delle istituzioni europee. Passaggio definitivo dal metodo intergovernativo al metodo comunitario.
Il Manifesto di Ventotene propone una Europa dei popoli e non delle banche. Smettiamola con le manifestazioni propagandistiche e la fuffa delle dichiarazioni di principio buone per tutte le stagioni e per tutte la audience.  Chi non è d'accordo, scenda dalla portaerei Garibaldi e torni a casa in gommone. 

mercoledì 3 agosto 2016

Il complesso di Cassandra e l'insopportabile ipocrisia del PD

Paola Muraro
"Muraro chi?"
Nei giorni immediatamente successivi all'esito del ballottaggio romano, la domanda mi veniva ripetuta  ogni volta che chiedevo a qualche amico di firmare  la petizione su Change.org che avevo lanciato per evitare che la Raggi nominasse come Assessore alla Sostenibilità una consulente AMA assurta agli onori delle cronache per aver accusato di disinformazione ambientale il film "Trashed" di Jeremy Irons, opera simbolo del Movimento Rifiuti Zero.
Oggi non c'è telegiornale che non ripeta quel nome almeno 4 o 5 volte e l' "Assessora" della "Sindaca" di Roma è sulle prime pagine di tutti i giornali.
Dovrei essere contento ed avere quella Cassandrica soddisfazione di chi potrebbe dire "L'avevo detto io!"
Invece non sono per niente contento e, al contrario, sento crescere una insofferenza inspiegabile il che mi spinge a questo post di auto analisi per liberarmene.
Andiamo per ordine.
Il primo fatto che mi provoca reazioni allergiche è l'improvviso assurgere alla ribalta di espressioni come "rifiuti zero", o "economia circolare" o perfino "sostenibilità" come parole svuotate di qualunque contenuto reale che sembrano coprire una gamma molto ampia di concetti a volte perfino in contraddizione fra di loro.
Per chi (come me), ha contribuito a definire  le strategie europee nel settore dell'economia circolare, rifiuti zero e economia circolare sono concetti precisi.
Precisi e impegnativi!
Precisi, impegnativi e inconciliabili con altri concetti come ad esempio quello di  "gestione integrata dei rifiuti"  che lascia la porta aperta a schifezze inenarrabili e non è assolutamente compatibile con una strategia che miri ad una "chiusura virtuosa del ciclo dei consumi" realizzando i fatidici 10 passi verso rifiuti zero elaborati e teatralmente illustrati da Paul Connett nelle sue conferenze.

Il secondo fatto è che improvvisamente sono spuntati come funghi, centinaia di soloni che si ergono a moralizzatori per i presunti (o reali) conflitti di interesse dell'Assessora Muraro.
Così, improvvisamente da "Vox clamante in deserto" mi ritrovo in una nutritissima compagnia di ipocriti piddini che parlano di etica ma dimenticano che sono essi stessi esponenti politici di quella partitocrazia che viene alimentata da trent'anni dalle lobby dei rifiuti e da quelle fossili, oltre che dalle squallide corporazioni romane che hanno infangato la città eterna con "Mafia Capitale".
Il mio disagio è quello di un combattente per l'ambiente da decenni che improvvisamente si trova affiancato in una battaglia che ha cominciato da solo, da personaggi che hanno votato lo sblocca Italia di Renzi, che con le loro municipalizzate costruiscono inceneritori da trent'anni ridenominandoli fantasiosamente  termovalorizzatori,  e da esponenti di un centro destra decotto che hanno azionato una delle più spettacolari macchine del fango in collaborazione con la camorra contro il Ministro Alfonso Pecoraro Scanio, reo ai loro occhi di non volersi rassegnare a vedere la sua Campania diventare la discarica d'Italia e la terra dei fuochi e degli inceneritori, e che, fosse stato per loro, ci avrebbero riempito l'Italia di centrali nucleari condannandoci all'inferno finanziario della AREVA in Francia e all'incubo permanente di una Fukushima in attesa di accadere.
Allora mi ribello! E mi viene spontanea una fortissima pulsione ad uscire da questo coro.
No cari signori!
Io posso criticare la Raggi per la scelta della Muraro. Voi no!
Perchè la mia è una critica che mira a costruire. Le vostre critiche ipocrite invece mirano solo a distruggere e a distogliere l'attenzione dai problemi che le dissennate politiche dei vostri governi stanno provocando al paese!
Voi avete preso i soldi da Riva per fare fuori dal parlamento la spina nel fianco degli Eco-Dem che volevano far rispettare anche all'ILVA  i limiti di emissioni di sostanze tossiche!
Voi avete costretto all'abiura e alla marginalità tutte le vostre migliori risorse ambientaliste (da ultimo l'assessore all'ambiente di Forlì Alberto Bellini, contrario allo "Sblocca Italia" e al previsto
Alberto Bellini, ex assessore all'Ambiente di Forlì
raddoppio dell'inceneritore e costretto alle dimissioni proprio pochi giorni dopo che io e Livio de Santoli eravamo stati suoi ospiti alla festa de L'Unità per presentare il nostro libro Territorio Zero)!
Voi ipocriti arroganti affaristi imbroglioni, membri di comitati di affari e delle peggiori cricche, che hanno fatto i soldi sulla salute e sull'infelicità dei tarantini come dei gelesi, dei brindisini come dei savonesi, voi, come dice Virginia Raggi, dovreste avere il pudore di stare fermi un giro. O almeno stare zitti.
No! Non mi posso trovare in vostra compagnia nemmeno per un attimo.
Nemmeno per criticare l'infelice nomina della Muraro.
Una nomina che voi non criticate per le sue tentazioni inceneritoriste o la sua inadeguatezza culturale alla programmazione di uno scenario rifiuti zero, ma sulla base di presunti conflitti di interesse, proprio voi che dei conflitti di interesse siete Maestri Universali!!!

In altre parole, improvvisamente, cari esponenti della partitocrazia, dopo aver salvato dall'arresto gente del livello infimo di Azzollini (quello che "pis@@va in bocca" alle monache e fotteva i soldi della sanità pubblica), dopo aver regalato miliardi alle banche e aver garantito l'immunità a banchieri imbroglioni e industriali avvelenatori, adesso improvvisamente riscoprite i valori etici  e volete castigare la Muraro. Ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere.

No!!! Io non ci sto, in vostra compagnia.
Mi chiamo fuori dal coro dei facili conformisti che se la prendono con la Muraro oggi.
Esco dal plotone dei coraggiosi sparatori sulla Croce Rossa!
Però sia ben chiaro che questa non è una marcia indietro, ma la presa d'atto che la situazione è cambiata e che se il Movimento 5 Stelle può commettere errori di inesperienza, di arroganza o di incompetenza, voi del PD e della partitocrazia tradizionale, non commettete errori. No!
Voi avete distrutto il paese intenzionalmente.
Ve lo siete mangiato.
Avete creato centinaia di migliaia di disoccupati distruggendo il settore delle rinnovabili.
Lo avete trascinato nell'inferno della disoccupazione ed emigrazione giovanile, nella sofferenza ambientale e sanitaria con 50 anni di politiche energetiche e economiche scellerate che non avete mai rinnegato, e che continuate a confermare anche nel 2016 mentre il mondo va in un'altra direzione, (finalmente!).
Arrivati a questo punto recupero senso delle proporzioni, rimetto le cose in prospettiva, e mi dico che se la Muraro è ambigua sugli inceneritori, voi invece sugli inceneritori non avete nessuna ambiguità. Li costruite e avvelenate ambiente e cittadini da sempre.
Così come è chiarissimo che state sempre, sottolineo SEMPRE dalla parte sbagliata! Nel recente referendum siete stati a favore delle trivelle per svendere il nostro invidiatissimo patrimonio naturale per quattro soldi a petrolieri senza scrupoli e a avventurieri della finanza speculativa.

Siete dalla parte dell'inutilissimo e dannosissimo gasdotto TAP e dei suoi insopportabili dirigenti tronfi e arroganti !

Siete dalla parte delle centrali a carbone e degli inquinatori che le gestiscono  ma che non si possono chiamare tali fino a che non c'è una sentenza passata in giudicato perchè altrimenti si alzerà sempre uno di voi, un Renzi, un Romano, un De Luca, un Pelillo, un Tomasselli, una Morani, una Serracchiani, una Moretti, un Faraone, un Crocetta, un Pittella, uno Zanonato, un Clini,  un Bersani, un Fassino, un D'Alema, che pur con la lingua affaticata dall'eccesso di lavoro sul petroliere di turno, riuscirà sempre a salire in cattedra e a ricordare saccentemente che "non c'è nessuna prova della correlazione fra l'aumento delle malattie e le emissioni di Cerano", (o dell'ILVA, o dell'Enichem o dell'ENI e via dicendo).
Quando non si tratta di un Prodi che ci rimprovera di non sfruttare "il mare di petrolio su cui
Guidi e fidanzato. Ministra e sguattera del Guatemala...
siamo seduti",  di un Renzi che se la prende con i comitatini locali, o di una Guidi che fra una marchetta notturna alla Total e un cinguettìo telefonico al fidanzato, trova pure il tempo di pontificare sulla necessità di superare "gli egoismi locali" e estrarre tutto il petrolio che c'è da estrarre.
Mentre invece, quando c'è da raccogliere firme contro le trivelle o contro gli inceneritori (del cui quesito referendario io sono depositario in Cassazione) chi ci ritroviamo affianco?
Dal Trentino alla Sicilia, da Milano a Potenza sempre e principalmente loro,  i ragazzi del Movimento 5 Stelle.
E allora, per rispetto verso questi attivisti (e sono tanti),  pur continuando a non condividere affatto la scelta di affidare l'assessorato alla Sostenibilità a Paola Muraro, e di  rimettere in gioco Cerroni e i suoi impianti a Roma, da ora in poi, qualunque cosa succeda, non mi esprimerò più in proposito, soffrirò in silenzio nella speranza che la Muraro mi sorprenda, mi smentisca e si impegni  nella pianificazione e nella realizzazione di in una efficace strategia Rifiuti Zero per Roma magari seguendo le indicazioni della delibera 129/2014 come ricordato recentemente da Zero Waste Lazio, (e pianificato dal coordinamento Metropolitano verso Rifiuti zero) costringendomi a chiedere scusa per essere stato diffidente.
Esco dunque dalla scomoda  e maleodorante compagnia  degli sgherri del pagliaccio che firma il protocollo di Parigi all'ONU e poi ammazza le rinnovabili in Italia e fa strategie economiche fallimentari  basate sull'erronea falsa convinzione che per sbloccare l'economia italiana sia necessario riempire il paese di trivelle, inceneritori, gasdotti e centrali a carbone.

Vi prego, Virginia, Paola, non mi costringete nelle anguste vesti di una improbabile Cassandra! Sorprendetemi con gli effetti speciali!!!


Sul Coordinamento Metropolitano verso Rifiuti Zero:
http://cetri-tires.org/press/2016/il-cetri-aderisce-al-coordinamento-metropolitano-roma-verso-rifiuti-zero/