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giovedì 27 ottobre 2016

Gli indigeni indigenti


Per la prima volta questo blog ospita un articolo co firmato anche dall'amico e fratello Yvan Sagnet. 
Buona lettura.

In un commento dal titolo “La solitudine dell'indigeno italiano” comparso ieri su Repubblica, Ezio Mauro commenta l'increscioso episodio di Gorino concludendo che “ sul delta del Po, ieri è nata l'ultima nostra raffigurazione contemporanea, spogliata del cosmopolitismo, dell'identità europea, del multiculturalismo, del sentimento di cittadinanza del mondo. È l'indigeno italiano, ciò che certamente noi siamo ma che non ci eravamo mai accontentati di essere.
L'articolo comincia con la riflessione che “non ci voleva molto a prevedere quel che sta succedendo. La superficie sottile della civiltà italiana - la solidarietà cristiana, la fraternità socialista, il buon senso compassionevole liberale - si sta sciogliendo nei punti più deboli della nostra geografia sociale, i piccoli centri della lunga periferia italiana, i paesi di montagna e di campagna, le isole ghettizzate all'interno delle grandi città”.
Ezio Mauro ” definisce meglio questo “indigeno italiano come espressione di un ceto medio che viveva del proprio lavoro, e che con la crisi si sente precipitare nella mancanza di impiego e di futuro”, improvvisamente catapultato in una “guerra fra poveri” che oppone i penultimi agli ultimi, in pratica una vera e propria lotta di classe in formato inedito, che mette di fronte la modernità esausta e logorata della democrazia occidentale con la primordialità dei mondi disperati che prendono il mare per cercare sopravvivenza, e nient'altro. Gli ultimi si trovano davanti i penultimi, che non vogliono concedere agli stranieri un millimetro di spazio sulla terra che considerano loro. Se non fossero scesi fino appunto al penultimo gradino della scala sociale (quello di un ex) non si sentirebbero sfidati direttamente dai richiedenti asilo che bussano alla nostra porta: non si sentirebbero "concorrenti", invidiosi di quell'elemosina sociale che l'Europa elargisce con un'accoglienza riluttante...” 
conclude Ezio Mauro in quella che potrebbe anche essere interpretata come una evocazione probabilmente inconsapevole, delle teorie espresse da Luciano Gallino con ilsuo lavoro “La lotta di classe dopo la lotta di classe”,

Ecco che finalmente anche il giornalismo mainstream comincia a mostrare segni di una lucidità quasi premonitoria, che identifica chiaramente il problema fuori dagli schemi del razzismo usato dalle classi dominanti come “arma di distrazione di massa”, inquadrandolo più correttamente nel contesto di una crisi che degrada socialmente ed economicamente i lavoratori occidentali. Manca quel passo supplementare per giungere alla conclusione che questa crisi non sia altro che la conclusione inevitabile del modello economico del capitalismo finanziario. Bene quel passo lo facciamo noi.
Bisogna che Ezio Mauro e tutti i commentatori ufficiali si arrendano all'evidenza che stanno continuando a cercare di rianimare un modello economico che è ormai definitivamente in coma.
Un modello che, nato sotto la promessa di redistribuire la ricchezza ancorchè in modo diseguale (la famosa “mano invisibile” dell'economia classica) assicurando ricchezze smisurate ai padroni (sotto forma di profitti, dividendi, ristorni azionari) e una ricaduta di briciole alle classi sottoposte (sotto forma di salari o di welfare), ormai produce solo concentrazione di ricchezza e diseguaglianza, in una logica esasperata del profitto estremo che si esprime in modi differenti nell'occidente “ricco” o nel terzo mondo derelitto.


 In occidente si distruggono diritti e si livellano salari, nel terzo mondo si accaparrano terre fertili espellendo e gettando sul lastrico il tessuto di piccola proprietà contadina (Carlo Petrini e lo Slow Food hanno fatto di questa battaglia l'elemento centrale della loro iniziativa Terra Madre con il progetto dei diecimila orti in Africa http://www.slowfood.it/il-land-grabbing-si-mangia-lafrica-ma-anche-leuropa-e-litalia-e-a-rischio/ ) e si saccheggiano le ingenti risorse naturali dei paesi “poveri” acquisendole a prezzi di saldo grazie a rapporti di favore con le locali oligarchie corrotte e elette a interlocutori privilegiati dopo un accurato “processo di selezione” che ha ucciso tutte le forze sane che nel passato hanno tentato di affermare il principio dell'Africa agli Africani (vedi Patrice Lumumba in Congo, Thomas Sankara in Burkin Faso, Ken Saro Wiva in Nigeria, tutti trucidati per eliminare scomode e autorevoli voci che miravano a estromettere le multinazionali occidentali dalla gestione delle loro risorse naturali).
Thomas Sankara
Così questa overclass mostruosa che detta le regole del gioco in tutto il mondo tramite i colossi petroliferi nordamericani, arabi, russi o cinesi, e le relative oligarchie finanziarie determina l'espulsione dai processi produttivi dei lavoratori del mondo industrializzato, perché il fattore lavoro viene degradato a semplice costo da azzerare sia tramite la tecnologia che l'ideologia, in modo da massimizzare il profitto, facendo scendere di svariati gradini quelle classi medie che negli anni sessanta e settanta hanno costituito il tessuto connettivo della borghesia emergente e sui cui risparmi ancora vivono intere generazioni di giovani.
Ma nel terzo mondo fa ancora di peggio: determina l'espulsione degli esseri umani dalla loro terra, degradandoli a quelli che Papa Francesco chiama “scarti umani”, ossia, il portare alle estreme conseguenze quella “cultura dello scarto” definita nell' enciclica Laudato Si' par. 22 “un sistema di produzione alla fine del quale, le cose e le persone si trasformano
rapidamente in spazzatura”.
Ecco dunque che l'economia mondiale mette di fronte gli “ultimi” (gli “scarti umani” espulsi dalle loro terre e costretti a una emigrazione di disperazione), ai “penultimi”, ossia quel ceto medio che viveva del proprio lavoro, e che con la crisi si sente precipitare nella mancanza di impiego e di futuro.
Un ceto medio impoverito che non è necessariamente fatto solo di operai schiacciati dal ricatto occupazionale, la compressione dei diritti e la precarizzazione dei vari Jobs Act, ma anche di piccoli imprenditori messi spietatamente fuori mercato dalle grandi concentrazioni industriali e commerciali, piccoli contadini ricattati dalla grande distribuzione e costretti a cedere i loro raccolti a prezzi inferiori ai loro costi e equivalenti al loro valore nominale di 30 anni fa.
Un ceto produttivo di “indigeni” resi “indigenti” da politiche economiche che schiacciano l'economia reale produttiva di capitale sociale sotto il peso di una parassitaria economia finanziaria produttiva solo di capitale finanziario, che se dovesse rendersi conto di quale inganno è stato perpetrato in loro danno dalle oligarchie finanziarie globali le abbatterebbe in 24 ore. Invece viene orientato verso il falso nemico dello straniero che viene a “rubare il lavoro”.
E così questi Indigeni indigenti, impoveriti e impauriti, invece di rivolgere la loro rabbia contro i reali responsabili della loro indigenza, la orientano contro quegli stranieri e spesso rifugiati, a cui la over class finanziaria ha tolto tutto costringendoli ai viaggi della disperazione da cui molti di loro non faranno ritorno.
Questo è senza dubbio il capolavoro della overclass dominante: orientare la rabbia delle proprie vittime sugli effetti delle loro azioni anziché sulle cause del problema. E in un certo senso anche la legge sul caporalato recentemente approvata, si concentra più sugli effetti che sulle cause del caporalato originato in quella economia finanziaria speculativa che schiaccia i produttori locali comprimendone il reddito a vantaggio dei propri astronomici profitti intercettati dallo strumento della Grande Distribuzione Organizzata.
A fronte dei fatti di Goro e Gorino o altri episodi simili avvenuti in passato, il dibattito si polarizza sempre fra i due estremi dell'intolleranza razzista fascio-leghista da una parte e dello pseudo buonismo di facciata ipocrita dei renziani e piddini vari in cerca di un riscatto a fronte della loro infima povertà morale e etica dall'altra parte. Entrambi gli atteggiamenti non riescono a intervenire sulle cause effettive del problema ma si limitano a agire sui suoi sintomi, lasciando nell'oscurità i responsabili reali, quei poteri oscuri fossili e finanziari che tirano i fili dei vari burattini politici, e che ormai hanno rosicchiato la ricchezza mondiale imponendo regole inaccettabili sul piano etico e inefficaci sul piano finanziario e monetario che però vengono accettate passivamente dalle loro vittime, troppo impegnate a impedire a qualche profugo africano di godere del privilegio di accedere a un ostello estivo in pieno inverno.
Angelo Consoli

Yvan Sagnet



Ecco l'articolo originario di Ezio Mauro nella sua versione integrale: 
http://www.repubblica.it/politica/2016/10/26/news/la_solitudine_dell_indigeno_italiano-150593360/

sabato 17 settembre 2016

RENZI E LA "BATTAGLIA" DI MARZABOTTO! ORRORE SEMANTICO O IGNORANZA DELLA STORIA?

Renzi contestato dai partigiani nel dibattito alla Festa dell'Unità di Bologna è una NON notizia.  Ormai il "non eletto" ci ha abituato agli attacchi verso chi dissente dalle sue idee, opinioni, strategie, e la contestazione verso un personaggio simile che impedisce qualunque tipo di confronto di idee sia nelle aule parlamentari (abusando dell'istituto della "Fiducia") sia al di fuori (scappando come un coniglio da conferenze stampa con giornalisti non addomesticati), rimane l'unica forma di espressione del dissenso, spesso represso brutalmente dalla polizia (vedi recenti episodi di Catania e Napoli, nonché la stessa Bologna).
A Bologna Renzi è riuscito a coprirsi di ridicolo perfino con 
Carlo Smuraglia, ex partigiano, Presidente novantaquattrenne dell'ANPI, e raffinato giurista con più pubblicazioni all'attivo di quelle che Renzi abbia mai potuto leggere.
Carlo Smuraglia, Presidente ANPI
Ma la vera
notizia qui è un'altra e non viene da articoli come quelli linkati in appendice ma mi arriva via email da Luca Baiada, Magistrato della Corte di appello militare di Roma che ha indagato sull' "Armadio della vergogna» in cui erano stati insabbiati i fascicoli sulle stragi naziste in Italia rimaste impunite, che ho avuto il privilegio di conoscere all'ANPI di San
Lorenzo (dove sono regolarmente iscritto con tessera numero 120414) quando ha presentato il suo libro "Raccontami la storia del Padule. La strage di Fucecchio del 23 agosto 1944: i fatti, la giustizia, le memorie
Ci dice Luca Baiada 
"Avete sentito il confronto Renzi-Smuraglia? Avete notato le ultime parole di Renzi sulla memoria? Ha detto testualmente:
"Nel mio cuore c'è il settantesimo, vissuto a Marzabotto, con Ferruccio e gli altri eredi di quella battaglia, perché...".  
Marzabotto, la più grave strage di civili in Europa Occidentale durante la guerra, è diventata una BATTAGLIA! Nel 1944 il Resto del Carlino scrisse che erano dicerie. I tedeschi dissero (e ancora qualcuno lo sostiene) che erano stati aerei americani (fu detto da un tedesco anche a Fucecchio, 174 morti. Ma questo è il Presidente del Consiglio Italiano!" MALEDIZIONE (aggiungo io!) 
A Roma sarebbe come dire: "la battaglia delle fosse ardeatine".

Ecco abbiamo un Premier che è così estraneo alla cultura partigiana che riesce perfino a usare la terminologia minimizzatrice mistificante e fuorviante della propaganda nazista secondo cui le loro stragi erano "battaglie" mentre le azioni di legittima difesa dei partigiani" erano "attacchi di banditi".   Renzi è un paradosso vivente: è corpo estraneo alla sinistra, alla cultura democratica pur essendo a capo di un partito che si definisce "di sinistra" e "democratico". Si richiama ai valori della Resistenza e della Costituzione Repubblicana che ne è scaturita, ma l'ha manomessa gravemente minandola proprio in quei principi che dalla Resistenza sono nati, con forzature procedurali impensabili in un processo costituente (fiducia, tappe forzate etc). Come fare a liberarsi da questo impostore, buffone, tarlo della democrazia e parassita degli ideali della sinistra?  
BASTA UN NO!!!



Ulteriori riferimenti:

http://www.huffingtonpost.it/2016/09/15/renzi-partigiani-costituzione_n_12030404.html

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/09/16/referendum-confronto-renzi-smuraglia-chi-ascolta-non-cambia-opinione-fischi-a-renzi-per-il-jobs-act/3036874/

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/09/15/referendum-confronto-renzi-anpi-smuraglia-stravolge-la-carta-il-premier-democrazia-a-rischio-presa-in-giro/3036335/

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Referendum-Renzi-a-Festa-Unita-Bologna-confronto-con-Smuraglia-ANpi-51f152cb-4a88-4f30-8027-de4986941a90.html

http://www.repubblica.it/politica/2016/09/15/news/referendum_matteo_renzi_presidente_del_consiglio_bologna_match_renzi_smuraglia-147855341/

http://www.lastampa.it/2016/09/16/italia/politica/il-contropiede-di-renzi-finch-ho-la-fiducia-resto-6VCtqr4LEJIgWOaN0jxJIJ/pagina.html


giovedì 8 settembre 2016

Rifiuti quando la Germania fa la virtuosa: dallo SPREAD allo PFAND

Il dibattito politico recente è stato polarizzato sulla questione dei rifiuti a Roma e dell'assessore Paola Muraro che dopo 12 anni di consulenze in AMA (la municipalizzata romana per la gestione dei rifiuti e la protezione dell'ambiente) è stata assunta non senza polemiche e controversie al ruolo delicato di assessore all'Ambiente (pardon! Alla Sostenibilità). Voglio prendere questa palla al balzo per cogliere l'occasione di riportare l'attenzione sulla causa del problema e non sui suoi effetti.

Roma è una città che produce all'incirca 3000 tonnellate di rifiuti indifferenziati al giorno (al giorno!!!). 2300 tonnellate finiscono nei 4 impianti di TMB (Trattamento Meccanico Biologico) romani (due di proprietà AMA, contestatissimi perché ammorbano e infestano zone abitate a Rocca Cencia e sulla Salaria) due di proprietà dell'immarcescibile Cerroni, a Malagrotta. E le altre 700 tonnellate? Vengono esportate. In provincia (Aprilia) in Regione (Frosinone), e perfino fuori regione (in Abruzzo). Arriva la Muraro e decide che basta esportazioni. Dall'alto della sua pluridecennale esperienza comincia con le buone o con le cattive a imporre che le tonnellate residue vadano al
tritovagliatore di Rocca Cencia, impianto sotto sequestro per mancata osservanza delle norme di sicurezza che produce rifiuti sminuzzati ma non li separa secondo la tipologia. Il più agghiacciante modo di chiudere il ciclo dei rifiuti. Ancora più agghiacciante è che tale proposta ridà fiato e protagonismo all'autocrate autoreferenziale Cerroni che ha costruito un impero sulla “monnezza” reclamando anche la gratitudine dei romani (“Senza di me sarete sommersi dalla spazzatura”).
Comincia così una stucchevole querelle sulla destinazione delle tonnellate “orfane”. 
Esportazione o Cerroni? 
Ancora il 6 maggio scorso. In piena campagna elettorale, la Muraro affermava in un comunicato stampa emesso in qualità di Presidente dell'ATIA ISWA, che il sistema impiantistico di Roma era sottodimensionato e insufficiente rispetto alle esigenze di una “moderna” gestione dei rifiuti, (sic!). Ecco. Io vorrei sottrarmi a questo dilemma del diavolo che tradisce immediatamente i limiti culturali (oserei definirli mentali) di persone come la Muraro, abituate ad affrontare il tema dei rifiuti in chiave di smaltimento e di impiantistica, di mercato e di “fabbisogno”. Il cibo, i vestiti, le auto, possono essere interpretati in chiave di fabbisogno. I rifiuti no! I rifiuti non sono neanche un mercato (benchè abbiamo fatto la fortuna dei vari Cerroni). Perchè a parte che i rifiuti non dovrebbero neanche esistere, la loro esistenza pone problemi che vanno affrontati in chiave di servizi alla comunità. Se le zanzare ci infestano, o i topi ci invadono, la disinfestazione o la derattizzazione non sono “un mercato”, ma un servizio. Stressa cosa per i rifiuti.

Bisogna cambiare totalmente paradigma e cominciare a parlare di CHIUSURA VIRTUOSA DEL CICLO DEI CONSUMI- Per chiudere il ciclo dei consumi senza rifiuti è necessario adottare le pratiche dell'economia circolare. Non mi dilungherò nella definizione dell'Economia Circolare che in questo momento è stata adottata dall'UE come nuova frontiera della strategia rifiuti zero, e si sta lavorando a un pacchetto di proposte per ridurre progressivamente il quantitativo di rifiuti prodotti sia indifferenziati, che differenziati, con dei precisi obiettivi
scadenzati. Per maggiori approfondimenti sull'economia circolare vedere i link in fine articolo. Torniamo a rileggere il dilemma rifiuti di Roma alla luce di questo nuovo paradigma. Allora le tremila tonnellate non vanno esportate. Non vanno nemmeno “tritovagliate”. Vanno ridotte. Semplicemente ridotte. Siccome qui non siamo ingenui, precisiamo subito che non è realistico pensare che la riduzione possa avvenire in pochi giorni e far fronte a una emergenza rifiuti. Ma un piano scadenzato di riduzione (come fra poco ci chiederà l'Europa con il pacchetto Economia Circolare) si può sempre fare Santiddio! E' possibile ipotizzare attività per ridurre i rifiuti a Roma secondo un calendario realistico e mettendo in campo le necessarie azioni (che hanno a che fare con i comportamenti individuali e della Comunità e non con gli “impianti”)? Si è possibile. Senza se e senza ma. Lo stanno facendo in molti comuni anche in Italia (Parma, Ragusa, Formia, Tivoli, Rieti fra gli altri). Ci sono tecniche e azioni ispirate al decalogo rifiuti zero di Paul Connett (banche del riuso, centri di riparazione, riciclo di filiera corta, centri di compostaggio di comunità etc). Ma soprattutto ci sono esempi virtuosi in paesi del Nord Europa, che hanno ridotto così tanto i rifiuti da incenerimento che per poter ammortizzare gli inceneritori incautamente impiantati negli anni 90, sono costretti a importare spazzatura dall'Italia. In Germania non si trova più una bottiglia, una lattina, un imballaggio per strada. Come mai? I tedeschi sono più civili di noi italiani? Siamo seri. E' che in Germania c'è una strategia di premialità spinta verso i comportamenti virtuposi per cui gettare costa, mentre conferire rende. Vediamo meglio.
Si chiama Pfand ( o normativa Dpg Deutsche Pfandsystem GmbH), ed è uno straordinario metodo di rimessa in circolo adottato in Germania già da qualche anno. Pfand in italiano potrebbe essere tradotto come “vuoto a rendere” o come “deposito”. Si tratta di un metodo di raccolta di rifiuti efficacissimo e all’avanguardia in Europa.
Come funziona lo Pfand?
E' presto detto: lo Stato, per l’acquisto di bottiglie e recipienti in vetro, PET, allumino e polistirolo, impone una cauzione con un sovrapprezzo aggiuntivo all'atto della vendita (chiamato appunto Pfand), che il compratore si vedrà restituire al momento della restituzione del vuoto non appena avrà consumato il prodotto. In pratica quindi se io acquisto una bottiglia di acqua minerale, dal costo di 0,90 cent, dovrò pagare alla cassa una cauzione (generalmente 0,25 cent), Quindi 1 Euro e 15 cent, di cui mi vedrò restituire i 25 cent di cauzione.

L'aspetto originale del sistema tedesco è che bottiglie e contenitori vuoti possono essere restituiti da chiunque a chiunque!
Dunque non necessariamente dal compratore al negoziante che gli ha venduto il prodotto.
Qualunque negoziante è tenuto a provvedere al rimborso del vuoto, o alternativamente a dotarsi di un distributore automatico per effettuare l'operazione (il cosiddetto “reverse vending”) veri e propri “cassonetti elettronici” che rilasciano uno scontrino recante il numero dei recipienti introdotti e il corrispettivo che verrà corrisposto in denaro o in buoni sconto sulla spesa in quell'esercizio bottiglie gettate e il prezzo del rimborso dovuto, con il quale recandosi in qualsiasi supermercato si può ottenere il corrispettivo dovuto. In altre parole, i rifiuti da riuso o riciclo vengono pagati per unità e non a peso. Le macchine predisposte alla raccolta (reverse Vending machines) leggono il logo “Pfand” che lo Stato tedesco impone a tutte le industrie produttrici di acqua minerale e di qualsiasi altro prodotto commercializzato in recipienti di plastica o vetro. In sostanza tutti i produttori sono obbligati ad attuare lo Pfand: ossia le bottiglie prodotte dall’industria dovranno essere raccolte, sterilizzate da apposite ditte di
smaltimento tedesche e riconsegnate alle relative industrie, le quali quindi provvederanno a riciclarle o a riutilizzarle rimettendole sul mercato. Il sistema del riciclo quindi è stato reso non solo obbligatorio per tutte le industrie produttrici, ma introduce quella premialità motivante che incentiva i consumatori. I cittadini infatti sono motivati oltre che dalla loro sensibilità ambientale, e dal combattere l'iperconsumismo folle delle nostre società anche dalla remunerazione economica (100 bottiglie sono 25 euro!)
Questo modo di raccolta dei contenitori usati garantisce innanzitutto il riuso (importantissimo per il vetro) e rallenta notevolmente la produzione e la immissione nell'ambiente di nuovi contenitori e il conseguente enorme spreco dell'intero ciclo produttivo usa e getta-un ciclo produttivo costoso e notevolmente inquinante. Una conseguenza importante della legislazione Pfand è che le imprese hanno smesso di produrre contenitori a base di petrolio ed altre sostanze di
scarto industriale che contribuiscono all’inquinamento ambientale e delle falde acquifere. Grazie allo Pfand in Germania si è ridotta la produzione di bottiglie in plastica mentre aumentano le ditte produttrici che scelgono di fornire i propri prodotti in bottiglie di vetro, meno deteriorabili delle bottiglie in plastica, riutilizzabile e più facile da riciclare e pulire rispetto alle di bottiglie in plastica.
Così nei supermercati tedeschi contenitori di vetro diventano sempre più comuni, mentre quelli di plastica, sono quasi scomparsi.
Lo Pfand ha costretto anche i produttori stranieri che vogliono vendere i propri prodotti in Germania, ad adeguarsi per non doversi ritirare dal ricco mercato tedesco. Le marche straniere produttrici di acqua e altre bevande che non portano sull’etichetta il logo Pfand non vengono accettate nella distribuzione tedesca, perché se le accettano poi devono tenersele sullo stomaco in giacenza in quanto non possono farle entrare nel circuito Pfand.
Le ditte italiane, per essere in regola con la normativa dello Pfand, devono aprire un conto corrente al Gewerbe (licenza d’esercizio) tedesco. Inoltre, per poter stampare il codice Pfand sull’etichetta (che permette il riconoscimento delle bottiglie nelle macchine di "reverse vending"), le ditte devono avere un’autorizzazione internazionale che viene rilasciata previo pagamento di una tassa 
Gli esportatori stranieri che non vogliono adeguarsi, devono rassegnarsi a scomparire dal mercato tedesco per … “incompatibilità ambientale”! E non ci fanno una bella figura.
La Germania è stata così in grado di costituire un sistema di riciclo ecosostenibile e soprattutto utile, che ha fatto scuola ed è stato rapidamente adottato in molti Paesi d'Europa.
Purtroppo non così in Italia dove manca una legislazione nazionale che ne permetta l'espansione per cui il sistema dello Pfand è stato adottato in Italia solamente in alcuni comuni del Piemonte ( Alessandria e Valenza) e questo, pur costituendo un primo piccolissimo passo verso l’applicazione obbligatoria in Italia di tale sistema, fa riflettere comunque sull'arretratezza dello Stato italiano in termini di smaltimento di rifiuti rispetto al resto d’Europa.
In italia la situazione è regolata da normative antiquate e pensate su misura per le lobby del riciclo industriale che escludono i cittadini e la comunità, mentre invece lo Pfand è basato sulla collaborazione fra cittadini, negozianti, aziende e comunità. Sarebbe dunque auspicabile che il parlamento italiano discutesse al più presto la proposta di Legge di Iniziativa Popolare che prevede un sistema molto simile, sempre ammesso che la nostra politica riesca a superare la dipendenza psicologica (e non solo) dalle lobby che fanno soldi con lo smaltimento e i grandi impianti. 
Ma anche in assenza di una normativa nazionale, a Roma, se l'assessorato fosse retto da una personalità capace di uscire dal dilemma del diavolo fra esportazione e incenerimento locale, non è impossibile inventarsi sistemi premiali incoraggianti ispirati allo Pfand per diffondere localmente quella cultura del vuoto a rendere che porta vantaggi economici a tutti i cittadini e non li restringe mafiosamente solo a poche cooperative “elette” stile Buzzi e Carminati (ebbene si, sempre loro, anche nei rifiuti... )

Per approfondire il modello Pfand Tedesco:
3) http://www.bmub.bund.de/fileadmin/Daten_BMU/Download_PDF/Abfallwirtschaft/pfandpflicht_faq_de_bf.pdf
4)
5)
https://www.youtube.com/watch?v=eUoBajxNuOs
6)
https://www.youtube.com/watch?v=JIEaNooqkvw
7)
https://www.youtube.com/watch?v=lg1h7X4QgRY


In relazioni alle posizioni espresse da Paola Muraro sui rifiuti 

:http://www.atiaiswa.it/2016/05/07/la-gestione-dei-rifiuti-a-roma/

http://www.atiaiswa.it/2014/07/29/trashed-la-disinformazione-ambientale/

Per approfondire l'Economia circolare:

http://cetri-tires.org/press/2015/leconomia-circolare-per-far-circolare-leconomia/

http://europa.eu/rapid/press-release_MEMO-15-6204_it.htm

http://cetri-tires.org/press/2015/nasce-lalleanza-per-leconomia-circolare/